lunedì 11 settembre 2017
domenica 10 settembre 2017
Luce
Ecco,
guarda ti regalo questa
luce, dopo la pioggia,
luce lavata smarrita
in un mondo annegato
luce, dopo la pioggia,
luce lavata smarrita
in un mondo annegato
Chandra
Livia Candiani
sabato 9 settembre 2017
venerdì 8 settembre 2017
Uomini e donne
Gli
uomini che inseguono una moltitudine di donne possono facilmente
essere distinti in due categorie. Gli uni cercano in tutte le donne
la donna dei loro sogni, un’idea soggettiva e sempre uguale. Gli
altri sono mossi dal desiderio di impadronirsi dell’infinita
varietà del mondo femminile oggettivo. L’ossessione dei primi è
lirica: nelle donne essi cercano se stessi, il proprio ideale, e sono
sempre e continuamente delusi perchè l’ideale, com’è noto, è
ciò che non è mai possibile trovare. Poichè la delusione che li
spinge da una donna all’altra dà alla loro incostanza una sorta di
scusa romantica, molte donne sentimentali sono commosse dalla loro
ostinata poligamia. L’altra ossessione è un’ossessione epica e
in essa le donne non trovano nulla di commovente: l’uomo non
proietta sulle donne alcun ideale soggettivo, perciò ogni cosa lo
interessa e nulla può deluderlo. E proprio questa incapacità di
rimanere delusi ha in sé qualcosa di scandaloso. Agli occhi della
gente, l’ossessione del donnaiolo epico appare senza riscatto
(senza il riscatto della delusione). Poichè il donnaiolo lirico
insegue sempre lo stesso tipo di donna, nessuno si accorge che egli
cambia amante; gli amici gli causano continui malintesi, perchè non
sono capaci di distinguere le sue amiche e le chiamano tutte con lo
stesso nome. Nella loro caccia alla conoscenza, i donnaioli epici
(...) si allontanano sempre di più dalla bellezza femminile
convenzionale, della quale si stancano presto, e finiscono
irrimediabilmente per diventare dei collezionisti di curiosità.
Kundera,
L’insostenibile leggerezza dell’essere
martedì 5 settembre 2017
Allevamenti intensivi
A
Scortichino, nei pressi di Finale Emilia, è in progetto la
costruzione di un mega allevamento.
Un
allevamento di 85mila polli da ingrasso e 60mila galline, oltre a
3mila maiali da produzione e 900 scrofe.
Un numero di condannati enorme, costretti a una vita misera e a una morte ingiusta, senza in realtà avere mai vissuto.
Un impatto ambientale incalcolabile, in una zona già provata dalla presenza di altri allevamenti intensivi.
Un numero di condannati enorme, costretti a una vita misera e a una morte ingiusta, senza in realtà avere mai vissuto.
Un impatto ambientale incalcolabile, in una zona già provata dalla presenza di altri allevamenti intensivi.
Questi
posti devono chiudere, non certo spuntare come funghi.
A
questo link, la petizione: https://goo.gl/WJ3a29
Nei
riguardi degli animali ciascuno di noi è un nazista.
Elias Canetti, Il libro contro la morte
Elias Canetti, Il libro contro la morte
lunedì 4 settembre 2017
The downwinders
Rileggiamo,
nel contesto di tensione sulla penisola coreana, un vecchio articolo
di Vittorio Zucconi, uscito su ‘La Repubblica’ nel 1993. Un
ritratto drammatico della marea di vittime dei test
atomici.
LAS
VEGAS – Era il 1951 e tutti nel mondo dormivamo il sonno della
ragione, rimboccati sotto la coperta nucleare della Guerra Fredda.
Dormiva anche Martha Laird, in una notte di quel 1951. Una giovane
mamma di 26 anni addormentata accanto al marito, ai due figli
piccoli, alle sue pecore e ai suoi cavalli nelle colline del Nevada a
ovest di Las Vegas, in un villaggio minuscolo chiamato Twin Springs,
sorgenti gemelle.
“Ci
svegliò un lampo di luce che ci scaldò il viso come se il sole
fosse esploso davanti alla finestra” racconta adesso. “Dopo
qualche secondo sentimmo arrivare da lontano il ruggito, come di un
terremoto. La casa cominciò a tremare, le finestre si sbriciolarono,
la porta volò via come un vecchio giornale. I bambini piangevano.
Mio marito e io ci stringemmo uno all’altra, fino a quando il rombo
si calmò e il sole di notte si spense. Non capimmo niente”.
Cominceranno
a capire più tardi, quando il bambino più grande si ammalò di
leucemia, il più piccolo di cancro alle ossa, il marito al pancreas
e il neonato che Martha portava in sè nacque prematuro, di sei mesi,
“con due strane appendici nere e contorte che gli penzolavano sotto
la pancia, al posto delle gambe”. Visse cinque ore prima di morire
anche lui, come i fratelli, come il padre, come i puledri deformi
usciti dal ventre delle giumente che galoppavano via con gli occhi da
matte, come se avessero paura di quel che avevano partorito. “Allora
non sapevamo di essere i ‘downwinders’, il popolo-cavia che
viveva ‘sottovento’ rispetto agli esperimenti nucleari nel
poligono atomico del Nevada” dice Martha.
Ora,
40 anni dopo, lo sanno. Lo sa anche il governo americano che ha
versato pochi giorni or sono a questa donna, e a migliaia di
‘sottovento’ come lei, 50 mila dollari a testa, per “risarcimento
danni da radiazioni” secondo una legge finanziata con un fondo
speciale voluto da Clinton di oltre 200 miliardi di lire
annui.
Soltanto oggi, dopo anni di querele, cause, processi, inchieste e soprattutto morti orribili su morti orribili, la verità sulla guerra segreta condotta contro il popolo dei “Sottovento” comincia a venire a galla, sciolta dall’omertà della Guerra Fredda. Le 104 bombe all’idrogeno fatte esplodere all’aria aperta nel deserto del Nevada fra il 1951 e il 1963, quando Kennedy firmò la messa al bando degli esperimenti atmosferici, e poi le oltre 800 detonate nelle caverne sotterranee fino a ieri hanno fatto più vittime di Chernobyl, qui nell’enorme regione fra l’ Arizona, lo Utah e il Nevada coperta dalla nuvola del ‘fallout’ nucleare.
Soltanto oggi, dopo anni di querele, cause, processi, inchieste e soprattutto morti orribili su morti orribili, la verità sulla guerra segreta condotta contro il popolo dei “Sottovento” comincia a venire a galla, sciolta dall’omertà della Guerra Fredda. Le 104 bombe all’idrogeno fatte esplodere all’aria aperta nel deserto del Nevada fra il 1951 e il 1963, quando Kennedy firmò la messa al bando degli esperimenti atmosferici, e poi le oltre 800 detonate nelle caverne sotterranee fino a ieri hanno fatto più vittime di Chernobyl, qui nell’enorme regione fra l’ Arizona, lo Utah e il Nevada coperta dalla nuvola del ‘fallout’ nucleare.
Il
loro numero esatto è ancora un segreto di Stato. Forse 50 mila, come
in Vietnam.
L’impronta di quella guerra interna sta nei 100mila indiani della nazione Navajo impiegati come minatori d’ uranio per scavare il minerale necessario alle bombe, sterminati dai tumori al polmone e morti senza neppure poter dare un nome a ciò che li uccideva: in lingua Navajo non c’è una parola che esprima il concetto di ‘radioattività’. La chiamavano la “morte che consuma”.
Per
anni, il silenzio ufficiale fu assoluto, feroce.
Nel paese di St.
George, un villaggio fra i mormoni dello Utah, un medico del posto
scoprì a metà degli anni ’60 quantità mostruose, inspiegabili di
tumori, 25 volte più della media nazionale… perchè? chiese alle
autorità, perchè tanta mortalità fra questa gente sana, in uno
degli angoli più belli e vergini d’ America? Come risposta gli
arrivò a casa un agente dello FBI: lei non è per caso un comunista?
Una spia russa? Il medico lasciò perdere.
Non ci sono monumenti, medaglie, eroi di quella guerra segreta di Americani contro altri Americani. Solo cimiteri. Solo il nulla sinistro e gigantesco di roccia e deserto che fu il ‘Nevada Test Site’, il poligono atomico. Di quell’inferno oggi resta soltanto un cartello – “Warning! Attenzione! State entrando nel poligono nucleare del Nevada!” – a poco più di un’ ora d’auto da Las Vegas. Non è proibito entrarci, ma molti dicono che sia stupido. La polvere che ricopre la strada è forse ancora ‘calda’, radioattiva e lo sarà per 400 anni.
Non ci sono monumenti, medaglie, eroi di quella guerra segreta di Americani contro altri Americani. Solo cimiteri. Solo il nulla sinistro e gigantesco di roccia e deserto che fu il ‘Nevada Test Site’, il poligono atomico. Di quell’inferno oggi resta soltanto un cartello – “Warning! Attenzione! State entrando nel poligono nucleare del Nevada!” – a poco più di un’ ora d’auto da Las Vegas. Non è proibito entrarci, ma molti dicono che sia stupido. La polvere che ricopre la strada è forse ancora ‘calda’, radioattiva e lo sarà per 400 anni.
Vittorio
Zucconi
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