martedì 30 novembre 2021

lunedì 29 novembre 2021

Inverno

 

Verrà l’inverno, la più metafisica delle stagioni. La più propizia all’immaginazione e alle amicizie. La terra si fa bruna, i rami si fanno neri, le erbe e le stoppie, tutto un mondo piegherà le vertebre al sonno. Soltanto il vento taglierà le nuvole. Nevicherà, se farà abbastanza freddo: allora la terra e il cielo si confonderanno, la neve cancellerà siepi e muretti, i confini delle villette qua attorno. Dentro gli appartamenti c’è già chi si affiderà alle paraboliche per essere ancora più solo, io mi affiderò alle parole per raffigurare il suono della neve. Fra tutte, sceglierò le lettere più morbide – la lettera a, la lettera e, la lettera o, la elle la emme la enne – e le parole che ne siano più ricche; cercherò di disporle con cura, in giaciture che ricordino le sinuosità distese di una donna in penombra, poi, scostando le tende della finestra più ampia, confronterò il bianco del foglio col bianco dell’inverno e forse, nel farlo, mi commuoverò, perché commuoversi non significa piangere, ma muoversi insieme alle cose, averne il medesimo ritmo, il medesimo passo, il medesimo polso; forse lascerò lo sguardo andare nella neve, lo lascerò libero nel bianco, con la disposizione dell’amante che si lascia annientare dalle carezze di chi è amato; un piede, un nuovo piede nella neve e l’orma si farà ombra e tutto, per un istante, sarà dimenticato, alle mie spalle il primo – l’imo – lampo di carbonio che ci precipitò alla terra, nudi.

P. Cappello, Il dio del mare. Prose e interventi 1998-2006






sabato 27 novembre 2021

Komorebi

 

La parola Komorebi significa luce che filtra tra le foglie degli alberi.

Komorebi è composta da tre parole:

ki, albero,

漏れ more, da 漏れる moreru, perdere, gocciolare,

hi, sole, giorno

Il termine Komorebi esprime anche uno stato d’animo ben preciso: il raggio di luce che filtra dalle foglie indica un momento in cui l’anima è permeata dalla pace e dalla rinascita.

 



 

 




Illusion

 

 



 

 

 

venerdì 26 novembre 2021

Grave-diggers song

 

Crawling back to the sea of Dostoevsky...

Put a shell to your ear and you might hear

the sound of me

It´s a grave-digger´s song

in Assassin´s bay

 


 

 

 

 

Macelli

 

 Lettera di un attivista cinese.

Nella provincia di Tongzhou in Cina, ieri mi sono avventurato in un macello gestito da una piccola comunità.
C'erano cani, gatti, conigli, e la paura che traspirava anche dalle pareti con una tale intensità, che ho pensato che sarei morto anch’io insieme agli animali in quel posto.
Quando la mia anima si è infilata in questo buco buio, mi sembrava che il mio cuore sanguinasse e che il terreno potesse sgretolarsi sotto i miei piedi.

Non riesco ad esprimere a parole quello che ho visto.

Probabilmente non ci riesco nemmeno con l'inchiostro della mia penna a dipingendo la scena con un pennello.
Ho visto creature viventi incatenate a dei tavoli con i loro organi esposti. Urlare. Alcuni senza zampe. Alcuni senza occhi.
Ancora vivi… Urlare.
Ho chiesto, perché non ucciderli prima. Hanno detto che è nella loro cultura, e che lo hanno sempre fatto per anni.

La schiavitù… cultura. Linciaggi, impiccagioni sono cultura. Cosa abbiamo imparato dalla storia? La storia dovrebbe essere un ponte che non ci insegna cosa fare ma come poter fare di meglio.
Ho detto a quest'uomo che la cosa più bella al mondo non si trova nella morte. Si trova respirando la vita di altri esseri viventi.
C'è solo sangue nella morte.
Solo distruzione.
Non c’è amore.
Nessuna speranza.
Solo il nulla.
Il suo viso aveva uno sguardo fisso.
Non poteva capire o forse non gli interessava.

Ho salvato tutti i cani che ho potuto soprattutto quelli che sarebbero stati abbastanza forti da sopravvivere al trasporto. Ho salvato tre gatti, e ho liberato un paio dei conigli.
Uno di loro è morto, ho posato il viso sul suo corpo e ho pianto con la speranza che nell'oscurità non si sentisse solo.
Il regalo più grande nella vita, non è la morte è respirare la vita e sai una cosa?… Il regalo più grande nella vita è dare.

Il mio cuore è aperto a chi è intorno a me. E se ho imparato qualcosa dal mio viaggio di ritorno in quella notte buia è che tutti dovremmo respirare chi è intorno a noi, perché è tutto quello che serve per cambiare le cose.

Respirare la vita e donare la vita.

(Freedom Art)

 


 

 

 

 

giovedì 25 novembre 2021

Il tuo posto

 

Non devi essere buono.
Non devi camminare sulle ginocchia
per centinaia di miglia nel deserto, pentendoti.
Devi solo lasciare che il delicato animale del tuo corpo
ami ciò che ama.
Parlami della disperazione, la tua, e io ti parlerò della mia.
Intanto il mondo va avanti.
Intanto il sole e i ciottoli chiari di pioggia
si stanno spostando attraverso il paesaggio,
sopra le praterie e gli alberi profondi,
le montagne e i fiumi.
Intanto le oche selvatiche, alte nella pulita aria blu,
si stanno ancora dirigendo verso casa.
Chiunque tu sia, non importa quanto tu sia solo,
il mondo si offre alla tua immaginazione,
come le oche selvatiche ti chiama, aspro ed eccitante
annunciando ripetutamente il tuo posto
nella famiglia delle cose.

Mary Oliver, Le oche selvatiche

 


 

 

 

Hallucinations

 

Di allucinazioni si è sempre parlato poco, perché paiono allarmanti: diverse dal sogno, indipendenti dalla volontà, sono esperienze sbalorditive, in cui si percepisce ciò che nessun altro avverte. E questo spaventa: lo si associa alla follia. 

(...) 

Nelle allucinazioni più complesse delle mie percepire e immaginare sono la stessa cosa per il cervello. Quando si hanno allucinazioni di volti di persone, ad esempio, le zone del cervello destro utilizzate normalmente per riconoscere i volti sono in superattività. Sia dal punto di vista fisiologico che fenomenologico, le allucinazioni complesse assomigliano quindi enormemente alle percezioni, e possono essere considerate come tali, a torto, dal soggetto.


Oliver Sacks, Hallucinations

 









martedì 23 novembre 2021

Albero di natale

 

Questo albero è/era alto 30 metri, più o meno come un palazzo di 10 piani, e aveva 113 anni. Come avrete letto tutti è stato portato dal Trentino a Roma in piazza San Pietro per deliziare i turisti, gli acquisti natalizi e i preti. Lo riempiranno di palline colorate di plastica e dopo natale, quando ormai sarà uno scheletro di aghi marroni, verrà buttato nel cesso. Questo succede ogni anno in ogni città, quindi è inutile dare addosso ai preti, il 90 per cento dei sindaci italiani ha nella piazza della propria città un albero tagliato.

Si riempiono tutti la bocca di "Transizione ecologica" (il termine ecologia, i politici, lo hanno imparato 3 mesi fa al telegiornale, prima pensavano fosse una bestemmia) di sostenibilità, ecocompatibilità, natura, crisi climatica, eventi estremi, pianeta alla deriva, eppure stanno tutto il giorno a moltiplicare il disastro.

Questo albero è nato nei primi del novecento, prima della grande guerra, ha attraversato il gelo terrificante dell'inverno del 1916, la spagnola del 1918, la grande carestia del 1925, le alluvioni del 1954, la tormenta del 1966, i terremoti, gli incendi. È stato la casa di migliaia di animali, ha dato ombra al sole senza timore, ha resistito alle burrasche di cento chilometri l'ora, alle tormente di neve a 30 gradi sottozero, ed è sopravvissuto.

Ora è un pupazzo per gli idioti.

12 ore hanno impiegato per tagliarlo… 12 ore ha resistito caparbio alle motoseghe. E poi è crollato come un gigante ferito a morte, dopo che aveva colorato per più di un secolo la grande montagna.

La vostra sostenibilità è il coltello che ci ammazza tutti e tutte.

Olmo Losca




 


Antispecismo

 

Non c’è alcun femminismo completo laddove manca ogni considerazione per il corpo femmina animale, non c’è alcun antirazzismo completo quando manca il riconoscimento del razzismo verso la specie animale, non c’è alcuna discussione sull’anticapitalismo, laddove manca lo slancio distruttivo nei confronti dell’industria agroalimentare della carne, non c’è alcun ambientalismo ed ecologismo sensato laddove manca la presa di coscienza del danno provocato dall’industria della carne, non c’è alcuna sensibilità e buon cuore laddove ci si nutre di dolore e abuso del più debole, non c’è anarchia quando si nega la libertà di ogni individuo animale, non c’è marxismo se non si riconosce la categoria sociale più sfruttata, non c’è non-violenza quando ci si nutre del genocidio di individui altri e non c’è pacifismo se non si milita attivamente contro lo sterminio animale, non c’è diritto laddove non si riconoscono i diritti di chi ha linguaggi e forme diverse dalle nostre.

E non c’è liberazione animale possibile se non è anche transfemminista, antirazzista, anticapitalista, ecologista, libertaria, socialista.

E non c’è un movimento dove c’è immobilismo, o rivoluzione se manca il coraggio, né attivismo dove manca l’azione disobbediente.
Ecco perché, per noi e per altri, l’antispecismo è la madre (in senso inclusivo, non gerarchico) di tutte le lotte per la libertà, che sia comunitaria ed individuale.
E con questo spirito procederemo e costruiremo da qui in avanti.

 Steven Best

 


 

 

 

lunedì 22 novembre 2021

Separazione


Una volta, tanto tempo prima, di sicuro più di quarantanni addietro, tutte le muc­che del villaggio avevano un nome. (E se il nome è il segno dell'anima, posso dire che esse ne avevano una a dispetto di Descartes). Ma poi il villaggio era stato trasformato in una grossa fabbrica collettiva e le muc­che vivevano tutta la loro vita nei due metri quadrati della stalla. Da allora non hanno più un nome e si so­no trasformate in « machinae animatae ». Il mondo ha dato ragione a Descartes.

Ho sempre davanti agli occhi Tereza seduta sul ceppo che accarezza la testa di Karenin e pensa al fal­limento dell'umanità. E nello stesso istante mi appare davanti agli occhi un'altra immagine: Nietzsche esce dal suo albergo a Torino. Vede davanti a sé un cavallo e un cocchiere che lo colpisce con la frusta. Nietzsche si avvicina al cavallo e, sotto gli occhi del cocchiere, gli abbraccia il collo e scoppia in pianto.

Ciò avveniva nel 1889 e a quel tempo anche Nietz­sche era già lontano dagli uomini. In altri termini, proprio allora era esplosa la sua malattia mentale. Ma appunto per questo mi sembra che il suo gesto ab­bia un significato profondo. Nietzsche era andato a chiedere perdono al cavallo per Descartes. La sua paz­zia (e quindi la sua separazione dall'umanità) inizia nell'istante in cui piange sul cavallo.

È questo il Nietzsche che amo, così come amo Tereza sulle cui ginocchia riposa la testa di un cane mor­talmente malato. Li vedo l'uno accanto all'altra: en­trambi si allontanano dalla strada sulla quale l'uma­nità, «signora e padrona della natura», prosegue la sua marcia in avanti.

M.Kundera, L'insostenibile leggerezza dell'essere

 


 



Novembre

 

Ogni bella giornata di novembre
è quasi sempre un’occasione persa.
La luce ha fretta
la luce di novembre non aspetta
ci pensi sopra e non è più in offerta.
E ci si illanguidisce alla promessa
di una felicità, ah, più che certa
se solo avessi avuto l’accortezza
di predisporre il giusto materiale:
un giro inconcludente in bicicletta
e labbra sfaccendate da baciare

Patrizia Cavalli

 


 

 

 

 

Piove vaccino

 


 




domenica 21 novembre 2021

La Cosa Brutta

 

Non so se la Cosa Brutta sia davvero depressione. Prima avevo sempre pensato che la depressione fosse come una tristezza davvero profonda, tipo quella che ti prende quando muore il tuo bravo cagnolino, o quando in Bambi uccidono la madre di Bambi. [...]
La Cosa Brutta – e mi sa che la depressione è questo e nient'altro – è molto diversa, e indescrivibilmente peggio. Mi sa che dovrei dire più o meno indescrivibilmente, perché nell'ultimo paio d'anni ho sentito le persone più disparate cercare di descrivere la «vera» depressione.

Uno della televisione con lo scilinguagnolo ha detto che secondo certi è come sott'acqua, sotto una massa d'acqua che non ha superficie, almeno per te, che qualunque direzione prendi trovi soltanto altra acqua, niente aria fresca né libertà di movimento, solo restrizioni e soffocamento, e niente luce. (Non so quanto sia azzeccato dire che è come essere sott'acqua, ma provate a immaginare il momento in cui vi rendete conto, in cui improvvisamente capite che per voi non c'è superficie, che potete nuotare finché vi pare tanto lì dentro ci affogate; immaginate come vi sentireste in quel preciso istante, poi immaginate quella sensazione in tutta la sua piacevolissima intensità soffocante protrarsi per ore, giorni, mesi... forse questo è più azzeccato).
Una poetessa davvero meravigliosa di nome Sylvia Plath, che purtroppo non è più in vita, diceva che è come stare sotto una campana di vetro a cui hanno risucchiato tutta l'aria, e tu non puoi respirare nemmeno un briciolo d'aria fresca (e immaginate il momento in cui i vostri movimenti sono invisibilmente impediti dal vetro e voi capite di essere sotto vetro...)
Certi dicono che è come avere sempre davanti e sotto un enorme buco nero senza fondo, un buco nero, nerissimo, con dentro qualche spunzone, magari, e tu fai parte di quel buco, e cadi anche quando rimani dove sei (... magari quando capisci che il buco sei tu, e nient'altro...)
Io non ho uno scilinguagnolo incredibile, ma voglio raccontarvi com'è per me la Cosa Brutta.

Per me è come una nausea completa, totale, assoluta.

Cercherò di spiegarmi meglio. Immaginate di avere una nausea davvero tremenda che parte dallo stomaco. Quasi tutti hanno avuto almeno una volta una nausea tremenda, quindi tutti sanno come ci si sente, è tutt'altro che divertente. Ok. Ok. Ma quella è una sensazione circoscritta, si accentra grossomodo intorno allo stomaco. Immaginate che tutto il corpo abbia la nausea: i piedi, i muscoli delle gambe, le clavicole, i capelli la testa ogni cosa, tutto nauseato come uno stomaco in subbuglio. Poi, se ci riuscite, vi pregherei di immaginare la stessa sensazione ancora più diffusa e totale. Immaginate che ogni cellula del vostro corpo, ogni singola cellula del vostro corpo stia male come quello stomaco nauseato. E non solo le cellule, ma anche gli e.coli e i lactobacilli e i mitocondri, i corpi basali, tutti con la nausea a ribollire infiammati nel collo, nel cervello ovunque dappertutto in ogni cosa. E tutti con una nausea da morire. Ora immaginate che ogni singolo atomo di ogni cellula del corpo abbia quella stessa nausea, una nausea insopportabile. E ogni protone e neutrone di ogni atomo malaticcio e nauseato senza speranza di vomitare per liberarsi da quella orribile sensazione. Ogni elettrone ha la nausea, perde l'equilibrio e sbarella. Quark e neutrini schizzano nauseati dappertutto, impazziti. Immaginate questo. Immaginate una nausea capillarmente diffusa in ogni vostro minimo frammento, anche nei frammenti dei frammenti. Di modo che la vostra essenza... la vostra quintessenza è caratterizzata unicamente dalla nausea, voi e la nausea siete una cosa sola. Ecco pressappoco cos'è la Cosa Brutta. Tutto in voi è nauseato e paradossale. E siccome l'unica conoscenza che si ha del mondo intero passa attraverso le varie parti del corpo, tipo gli organi sensoriali, la mente eccetera, e siccome queste parti hanno una nausea da morire, il mondo intero che voi percepite conoscete e abitate vi arriva filtrato da questa orribile nausea e diventa orribile. E tutto diventa brutto per voi. Tutto il bello esce come l'aria da un pallone rotto. Di questo mondo conoscete solo mefitiche puzze di marcio, visioni tristissime e paradossali dai lividi colori pastello, suoni aspri e di una tristezza mortale, situazioni insopportabili disposte in un continuum senza fine. Idee incredibilmente stupide, disastrose. E succede proprio come quando ti viene la nausea e hai una paura folle che non ti passerà mai mai più.

Perché la Cosa Brutta attacca non solo te facendoti sentire male e mettendoti fuori uso, ma attacca in special modo, fa sentire male e mette fuori uso proprio le cose che ti servono a combattere la Cosa Brutta, a sentirti magari meglio, a restare vivo. Non è facile capirlo, ma è davvero così. [...]

È così che funziona la Cosa Brutta: è particolarmente brava ad aggredire i vostri meccanismi difensivi. Il modo per combattere o sfuggire la Cosa Brutta sta chiaramente nel pensare in modo diverso, nel ragionare e discutere con voi stessi, giusto per cambiare il vostro modo di percepire, sentire, elaborare le cose. Ma vi serve la mente per farlo, vi servono le cellule cerebrali e i loro bravi atomi, le facoltà mentali e compagnia bella, vi serve il vostro io, ed è proprio quello che la Cosa Brutta ha fatto ammalare troppo perché funzioni a dovere. Ha fatto ammalare proprio quello. Vi ha fatto ammalare in modo da non permettervi di guarire. E voi cominciate a pensare a questa situazione veramente atroce e vi dite: –Mannaggia, come cavolo è riuscita la Cosa Brutta a fare questo?– Ci pensate su, ci pensate davvero bene perché è nel vostro interesse, e poi tutto a un tratto avete come un'intuizione... la Cosa Brutta riesce a farvi questo perché voi siete la Cosa Brutta! La Cosa Brutta siete voi. Nient'altro: nessuna infezione batteriologica né colpi di spranga o di martello in testa quando eravate piccoli, né scuse d'altro genere; voi siete la malattia. La malattia vi «definisce», specie dopo che è passato qualche tempo. Ed è allora, mi sa, che se avete lo scilinguagnolo vi rendete conto che l'acqua non ha superficie, oppure sbattete il muso contro il vetro della campana rendendovi conto di essere in trappola, oppure guardate il buco nero e vedete che ha la vostra faccia. 

È in quel preciso istante che la Cosa Brutta vi divora, o meglio, che voi divorate voi stessi. Che vi uccidete. Facciamo tante storie quando chi ha una «grave depressione» si suicida; diciamo: –Per la miseria, dobbiamo fare qualcosa per impedire che si suicidino!– Errore. Perché, vedete, tutte quelle persone a quel punto si sono già uccise, nel senso che conta per davvero. Quando scolano interi armadietti di medicine, schiacciano un pisolino in garage o che so io, si sono già uccisi da un pezzo. Quando «si suicidano» si dimostrano semplicemente coerenti. Danno semplicemente forma esteriore a un fatto la cui sostanza in loro esiste gia' da molto tempo.

Ma ho detto più di quanto volevo sulla cosa brutta. Ancora adesso, se ci penso un pò su diventando introspettivo, la sento tendere la mano verso di me, tentare di incasinarmi gli elettroni. Ma io non sono più sulla terra. 

 

David Foster Wallace, Il pianeta Trillafon e la Cosa Brutta







 

So lonely

 


 

 

 

sabato 20 novembre 2021

In sogno

 

In sogno

dipingo come Vermeer.

Parlo correntemente il greco

e non soltanto con i vivi.

Guido l’automobile,

che mi obbedisce.

Ho talento,

scrivo grandi poemi.

Odo voci

non peggio di autorevoli santi.

Sareste sbalorditi

dal mio virtuosismo al pianoforte.

Volo come si deve,

ossia da sola.

Cadendo da un tetto

so cadere dolcemente sul verde.

Non ho difficoltà

a respirare sott’acqua.

Non appena scoppia una guerra

mi giro sul fianco preferito.

Sono, ma non devo

esserlo, una figlia del secolo.

Qualche anno fa

ho visto due soli.

E l’altro ieri un pinguino.

Con la massima chiarezza.

Non mi lamento:

sono riuscita a trovare l’Atlantide.

Mi rallegro di sapermi sempre svegliare

prima di morire.

 

Wislawa Szymborska, Elogio dei Sogni

 


 

 

 

venerdì 19 novembre 2021

giovedì 18 novembre 2021

Emily D.

 

Emily Dickinson

 

 

 

 

Sacrifici

  

Noi siamo sacrificio di ma anche sacrificio per.

Volevo ringraziare quel Cocker Spaniel - di cui probabilmente non conoscerò mai il nome - che nel 1958 ha donato, non so quanto volontariamente, un campione di cellule provenienti dai suoi tubuli renali affinché a distanza di 63 anni io possa ricevere il vaccino antiinfluenzale coltivatoci sopra.

Dovrei anche ringraziare la povera Kudrjavka (Ricciolina) che la maggior parte di voi conosce col nome di Laika, perché nonostante le avessero messo delle crocchette al cianuro per porre fine alle sue sofferenze nella solitudine dello spazio profondo, il suo piccolo cuore ha retto solo poco tempo di accelerazione e di sbalzo di temperatura dopo che lo Sputnik è stato sparato oltre l’atmosfera terrestre.

Dov’è la mano che mi accarezzava? - credo abbia pensato in quei lunghi attimi di terrore.

E i milioni di topi e di cavie sono meno meritevoli del mio grazie per aver salvato il mio amico dal linfoma che lo aveva quasi consumato?

E certo non dimentico nemmeno tutte quelle donne dei paesi allora definiti del terzo mondo che nel dopoguerra furono letteralmente avvelenate con estrogeni e progestinici ad alte dosi affinché oggi con una pillola a basso dosaggio si possa trombare senza per forza figliare.

E cosa potrei dire a Henrietta Lacks, donna nera di 30 anni, che morì di tumore alla cervice senza mai sapere che le sue cellule uterine rubate senza consenso sarebbero state coltivate per 70 anni e avrebbero salvato milioni di donne dallo stesso destino?

Sempre il sacrificio dei senza nome, però, dei più fragili, dei più indifesi, di chi non aveva la forza per protestare o un importanza tale da avere qualcuno schierato dalla propria parte.

Vorrei un mondo senza il loro sacrificio passato?

No.

No, perché non saprei immaginarlo.

Probabilmente non avrei questo dispositivo digitale dal quale sto frignando e molto facilmente sarei morto 28 anni fa perché nessuno avrebbe mai testato e commercializzato il ceftriaxone che nel 1994 mi spararono in vena dopo avermi aperto come un cotechino e con cui mi presero per i capelli dalla peritonite per un appendice esplosa nel giro di una notte.

E allora non solo ringrazio tutti gli ultimi che non sono più ma voglio anche ricordare tutti i loro nomi silenziosi e tutti i loro volti persi nel tempo, decidendo cosa fare col tempo che il loro sacrificio mi ha concesso…

Essere consapevole di poter a mia volta costituire il sacrificio perché qualcun’altro sia vivo e felice.

Parlando quando non avrei voglia di parlare, ascoltando quando invece le mie orecchie sarebbero piene di altro, tendendo la mano pure quando il braccio duole e stando fermo e saldo quando invece l’unico mio desiderio sarebbe sdraiarmi, dormire, forse sognare.

Non posso salvare nessuno degli esseri viventi che hanno dato la loro vita perché io sia qua con voi ma posso fare in modo che chi mi sia accanto non si dimentichi di chi gli ha spianato una strada altrimenti piena di incomprensione, odio, sofferenza e solitudine.

Grazie Hope… visto che allora forse eri solo un numero sopra una gabbia, ti voglio ricordare con questo nome.

https://kon-igi.tumblr.com/

 






mercoledì 17 novembre 2021

Confini / 2

 

Al confine tra la Polonia e la Bielorussia i polacchi hanno deciso di costruire un muro.
Per difendersi da quei pericolosissimi invasori, dicono.
Così, per ora, tutti quegli uomini, quelle donne e quei bambini restano abbandonati a loro stessi, nei boschi.
Senza cibo, acqua, medicinali, nulla.

Al confine tra la Polonia e la Bielorussia l’UE non c’è.
Condanna a parole, formalmente, ma non fa niente per risolvere la situazione.
Non parla di ridistribuire quelle persone, perché gli alleati della Polonia (Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria) non ne vogliono assolutamente sapere e bloccano ogni iniziativa in tal senso.
Ovviamente spalleggiati dai loro alleati Salvini e Meloni qui da noi.

Al confine tra la Polonia e la Bielorussia c’è tutta la vergogna di un sistema malato ed egoista, che prima crea i profughi e poi li respinge, che si riempie la bocca di parole come umanità e solidarietà e poi è disposto a barattare migliaia di vite umane sull’altare del consenso.
Un consenso creato ad arte negli anni, spaventando le persone e facendole crescere credendo nell’eterno mito della “patria”, della nazione, del sangue.

Eccoli, i “patrioti” polacchi.
Disposti a lasciar morire migliaia di innocenti per difendersi da qualche bambino.

Eccoli, i “civili” europei.
Divisi e tentennanti di fronte a 4000 poveracci da far accogliere a una comunità di 446 milioni di persone.

Eccoli, Lukashenko e Putin.
Personaggi disgustosi come Erdogan, come Orban, gli “uomini forti” che ancora esercitano fascino su milioni di menti deboli.

Al confine tra la Polonia e la Bielorussia le temperature sono sotto lo zero.
E loro, intanto, rimangono lì.

Ma i buoni, in questa storia, non siamo noi.
Non ci sono buoni, in questa storia.
Ci sono solo le vittime, i bastardi e i vigliacchi.

Magari è per questo che non ci piace per niente parlarne.

Emiliano Rubbi

 

  

 

 

 

Music lover

 

 


 

 

 

Vaccini

 

I paesi poveri non hanno vaccini, mentre Pfizer e Moderna guadagnano 1000 dollari al secondo

Un rapporto della People’s Vaccine Alliance, associazione che si sta battendo per l’equa distribuzione dei vaccini in tutto il mondo, ha stimato la cifra impressionante che guadagnerebbero Pfizer, BioNTech e Moderna per la diffusione dei loro vaccini anti-Covid: 65 mila dollari al minuto, più di mille dollari al secondo.

Un business stratosferico per i tre maggiori produttori di vaccini che fanno affari vendendo le dosi prodotte quasi esclusivamente ai Paesi ricchi. Pfizer e BioNTech, infatti, avrebbero consegnato – come scrive anche Oxfam citando l’associazione – meno dell’1 per cento delle loro forniture totali di vaccini ai Paesi a basso reddito, mentre Moderna solo lo 0,2. Con la conseguenza che il “98 per cento delle persone nei Paesi a basso reddito non è stato completamente vaccinato”.

Una condizione disastrosa che impedisce una vera lotta alla pandemia, mentenendo in circolazione il virus in quasi tutto il mondo, lasciando l’illusione di barriere artificiali ai paesi ricchi.

La stima dell’associazione People’s Vaccine Alliance che si basa sui risultati pubblicati da Pfizer, BioNTech e Moderna che, in tutto, prevedono di realizzare profitti per 34 miliardi di dollari solo quest’anno.

È indecente che poche imprese intaschino milioni di dollari di utili ogni ora che passa, mentre solo il 2 per cento dei Paesi a basso reddito ha ricevuto le due dosi di vaccino contro il Coronavirus“, ha dichiarato Maaza Seyoum del dipartimento africano della People’s Vaccine Alliance e African Alliance.

Sempre secondo la People’s Vaccine Alliance, nonostante un finanziamento pubblico di oltre 8 miliardi di dollari, Pfizer, BioNTech e Moderna non avrebbero mai ascoltato gli appelli di chiedeva loro di trasferire la tecnologia dei vaccini ai produttori locali dei Paesi a basso reddito attraverso l’Organizzazione mondiale della Sanità. Una misura che avrebbe potuto avere tre effetti come “aumentare l’offerta mondiale, abbassare i prezzi e salvare milioni di vite”. L’associazione ha anche invitato le industrie farmaceutiche a togliere i brevetti sui vaccini anti-Covid.

Tutti gli appelli sono caduti nel vuoto. Il profitto prima di tutto…

https://www.kulturjam.it/

 


https://lab24.ilsole24ore.com/vaccinazioni-mondo/#