sabato 30 giugno 2018

Greta






Io non lo volevo il cucciolo di cane. Volevo un cane adulto, e infatti appena ho potuto ho preso una cagna di 8 anni.
Ma, come spesso capita quando passi le tue giornate in un canile, raramente decidi tu quali saranno i tuoi animali. 
Greta è arrivata da me a 3 mesi, e ha ormai un anno e una storia a tratti incredibile. Era prevedibile che fosse un cane con un carattere particolare, altrimenti non sarebbe sopravvissuta. 
Ha distrutto più lei della mia casa che generazioni di cuccioli di gatti e cani di passaggio. È capace di esaurire 7 gatti e un cane, tutti contemporaneamente, in 37 secondi. Da quando c’è lei io ho un’appendice con la coda, e non posso accarezzare altri cani in sua presenza se non voglio rischiare il mio timpano e la zampa mozzata dell’altro cane. Il cane adulto ha capito in un mese come funzionavano le cose, lei in 10 mesi continua ad ignorare in maniera quasi ammirevole qualsiasi cosa io le dica. Capisce benissimo, ma in questo è come un gatto, forse perché è cresciuta con loro, e quindi decide lei se ascoltare o fare finta che io parli con qualcun’altro. Non può usare le zampe di dietro come gli altri cani, e me lo ricorda ogni volta che voglio farla camminare al guinzaglio, guardandomi con la faccia da cane mezzo disabile, però è capace di correre per 4 ore con un altro cane suo amico distruggendo ogni cosa sul loro cammino, ed è capace anche, quando dice lei, di salire sulla cucina per prendere ogni cosa ci sia appoggiata sopra, e di arrivare al calendario appeso al muro ad un’altezza inarrivabile, ma che per magia ho trovato in mille pezzi a terra. Usa la bocca come un’impresa di demolizione.
Lei non beve, ma aspira l’acqua rumorosamente e poi quello che resta lo butta fuori dalla ciotola in seguito ad immersioni a mezzo busto, di solito dopo che ha lanciato qualcosa nella ciotola che poi vuole riprendere.
Se io non ci sono non mangia i suoi croccantini o i giochi o i mille snack che compro per lei, ma nell’attesa mangia i muri e i mobili.
Io non volevo il cane cucciolo. 
Ma quando guardo Greta, oggi, vedo una cagna un po’ tonta e un po’ folle che non ha mai smesso di sorridere alla vita, nemmeno quando era costretta a strisciare in un box per spostarsi, con le sue zampe che non funzionavano. Una cagna che cerca di farti capire esattamente quello che sta pensando, anche se pensa a troppe cose nello stesso momento e quindi ti sembra di guardare un mimo confuso che non sa cosa mimare prima.
Una cagna che ama nel suo modo folle e che me lo dimostra in ogni momento, perché gli animali amano senza riserve al contrario di noi umani, e lei, anche se non ama tutti, quando lo fa ti guarda con occhi che lasciano senza fiato.
È un cane speciale, con la sua follia che è parte di lei, un cane che non fa le cose per compiacerti ma ha bisogno di un motivo preciso per starti a sentire, che è sempre pronta a farti capire le SUE ragioni, ed è proprio per questo che la amo così tanto.

(Valeria)















venerdì 29 giugno 2018

mercoledì 27 giugno 2018

E non avere più niente da dire




Vivere come volare
Ci si può riuscire soltanto poggiando su cose leggere...



Vivere come nuotare
Ci si può riuscire soltanto restando sul pelo del mare
D'altronde non si può tacere
la voce che dice
che in fondo a quel mare c'è un mondo migliore
E proprio quel giorno ti viene la voglia
di andare a vedere
di andare a scoprire se è vero
che il senso profondo di tutte le cose
lo puoi ritrovare soltanto guardandoti in fondo






Per un pò ci siamo stati




... poesia come massimo grado della sconfitta
poesia come massima distanza dalla resa ...

Christian Tito, 1975-2018



 
Costretto a cercare la bellezza
nei più oscuri anfratti
ringraziare di essere vivo
uomo in vita a caccia di tutti i segreti nascosti
il più bello dei giochi è scovarli tutti
e perderli un passo dopo
io vorrei farvi ascoltare la voce del gatto
farvi vedere le cose di questo mondo
mettervi in casa un ospite inatteso
vorrei dirvi della mia amica Angela
angelo volato via
del mio fratello gay
che quando mi ha detto di esserlo
era più rosso del fuoco
“tranquillo amico mio:
tu sei gay
e io sono poeta
certe cose in certi ambienti è meglio tacerle
e di certo
tra le due
la più scandalosa è la poesia".
 





 

martedì 26 giugno 2018

La strada




Di notte faceva un freddo senza pari ed era buio come dentro una bara, e il lento arrivo del mattino era accompagnato da un silenzio terribile. Come un’alba prima della battaglia. La pelle cerea del bambino ormai era quasi trasparente. Gli occhioni grigi e sbarrati gli davano un’ aria da alieno.
L’uomo cominciava a pensare che fossero a un passo dalla morte e che avrebbero dovuto cercarsi un posto dove nessuno li potesse trovare. A volte, mentre guardava il bambino dormire, gli capitava di scoppiare in un pianto incontrollabile, ma non era il pensiero della morte. Non sapeva bene cosa fosse però gli sembrava che avesse a che fare con la bellezza o la bontà. Cose a cui non aveva più modo di pensare.
Si acquattarono in un bosco lugubre e bevvero l’acqua di uno stagno filtrata con uno straccio. In sogno vide il bambino steso su un tavolo di obitorio e si svegliò inorridito.
Quello che riusciva a sopportare di giorno di notte diventava insopportabile, e rimase sveglio per paura che l’incubo si ripresentasse.
(...)  
Usci fuori nella luce livida, rimase lì in piedi e per un attimo vide l’assoluta verità del mondo. Il moto gelido e spietato della terra morta senza testamento. L’oscurità implacabile. I cani del sole nella loro corsa cieca. Il vuoto nero e schiacciante dell’universo. E da qualche parte due animali braccati che tremavano come volpacchiotti nella tana. Un tempo e un mondo presi in prestito e occhi presi in prestito con cui piangerli.
(...)
Adesso faceva sogni floridi da cui detestava svegliarsi. Cose che il mondo non conosceva più. Il freddo lo spingeva ad alzarsi per riattizzare il fuoco. Ricordi di lei che attraversava il giardino diretta alla casa di prima mattina, con una sottile camicia da
notte rosa che le aderiva al seno. Pensava che ogni ricordo evocato non poteva che violare le proprie origini. Come in un gioco di società. Di’ una parola e passala al vicino.
Quindi bisognava essere parsimoniosi. Ciò che si altera ricordando ha comunque una sua realtà, che la si conosca o meno.
Vagarono per le strade avvolti nelle coperte luride. L’uomo teneva la pistola alla vita e il bambino per mano. All’estrema periferia della città si imbatterono in una casa isolata in mezzo a un campo; la raggiunsero, entrarono e passarono da una stanza all’altra. Si videro riflessi in uno specchio e lui quasi alzò la pistola.
Papà, siamo noi, disse il bambino. Siamo noi.

Cormac McCarthy, La strada












lunedì 25 giugno 2018

Canzonette




Il fatto è che io ho questa passione ambigua per le canzonette italiane anni Settanta. Da quando si trovano su internet non posso farci niente, me le procuro tutte e poi le sento pure. (…) A motivarmi non è il gusto del trash, quella tendenza cafona che va tanto oggi, per cui si torna indietro nei decenni in cerca delle mode popolari scadute esibendo una competenza in materia manifestamente ipocrita allo scopo di mostrarsi spiritosi ed evoluti. È proprio che mi piace riascoltarli, certi pezzi. Gli arrangiamenti mi fanno tenerezza. Sarà perché mi ricordano la radio, che ne so. E poi mi diverto (nel senso che m’incuriosisco) a rileggere i testi. Ci penso su, proprio. All’epoca non ci si pensava mica, alle parole delle canzonette. Le si canticchiava e basta, e forse era giusto cosí: quando senti una canzone non stai mica a chiederti di che parla. È stato con l’avvento del cantautorato che abbiamo cominciato a fare i profondi e tutto il resto. Ma se uno li legge, certi testi di allora, e fa un minimo di confronto, si accorge subito che non erano mica peggio di quelle canzoni che ripetevano due volte la seconda strofa, se capite quello che intendo. Anzi, in molti casi non c’è neanche, il confronto. Prendete, che so, ’A canzuncella degli Alunni del Sole, oppure Minuetto di Mia Martini (...): sono canzoni che hanno delle parole di una tale spudoratezza nel lavare in pubblico i panni sporchi dell’amore, da farti letteralmente chinare la testa (un po’ come se ti avessero confidato una cosa privatissima, di cui sai che dovrai avere cura)

D. De Silva, Sono contrario alle emozioni

 










Furore



I ricchi sono terrorizzati dalla loro miseria. Individui che non avevano mai provato la fame, ora vedono gli occhi degli affamati. Individui che non avevano mai provato desideri intensi per qualche cosa, vedono ora l’ardente brama che divampa negli occhi dei profughi. Ed ecco gli abitanti delle città e della pigra campagna suburbana organizzarsi a difesa, dinanzi all’imperioso bisogno di rassicurare sé stessi di essere loro i buoni e i cattivi gli invasori, come è buona regola che l’uomo pensi e faccia prima della lotta. Dicono: vedi come sono sudici, ignoranti, questi maledetti Okies. Pervertiti, maniaci sessuali. Ladri tutti dal primo all’ultimo. E’ gente che ruba per istinto, perché non ha il senso della proprietà. Ed è giustificata, se vogliamo, quest’ultima accusa; perché come potrebbe, chi nulla possiede, avere la coscienza angosciosa del possesso? E dicono: vedi come son lerci, questi maledetti Okies; ci appestano tutto il paese. Nelle nostre scuole non ce li vogliamo, perdio. Sono degli stranieri. Ti piacerebbe veder tua sorella parlare con uno di questi pezzenti? 

Steinbeck, Furore 














domenica 24 giugno 2018

Sogno metropolitano




Avevano occhi veloci come il vento,
leggevano la musica, 
leggevano la musica nel firmamento













Mani



Prese una sedia, si sedette tra sua moglie e sua madre e, mentre Dawn parlava, le prese una mano nella sua. Ci sono cento diversi modi di tenere la mano di una persona. Ci sono i modi in cui tieni la mano di un bambino, i modi in cui tieni la mano di un amico, i modi in cui tieni la mano di un anziano genitore, i modi in cui tieni la mano dei partenti, dei morenti, dei defunti. Lui tenne la mano di Dawn come un uomo tiene la mano della donna che adora, con tutta l’emozione che si riversa nella sua stretta, come se la pressione sul palmo della mano producesse uno scambio spirituale, come se l’intrecciarsi delle dita simboleggiasse ogni intimità. Tenne la mano di Dawn come se non possedesse altre informazioni sullo stato della vita.

Philip Roth, Pastorale americana






sabato 23 giugno 2018

The Numbers






We’ll take back what is ours
Take back what is ours
One day at a time







Suoni



Un sistema analogico parte dall’idea che esista una realtà oggettiva in questo mondo –un mondo assolutamente unico, o perfetto– e il nostro scopo consista nell’affrontare questa unicità e nel mirare a questa perfezione. Come nell’eterno rebus sull’impossibilità di andare da un punto A a un punto B (la distanza rimanente può essere sempre dimezzata, a prescindere dal cammino percorso), non raggiungeremo mai l’obiettivo ma lotteremo per esso, fedeli alla nostra natura eroica. Per questa ragione la parola fedeltà, con tutte le sue implicazioni di “verità”, echeggiò tanto potentemente per i primi audiofili.
Un sistema digitale rappresenta la negazione più totale di quest’idea: muove invece da un’idea di perfezione e procede a ritroso. Il sistema del CD “sa” che l’intera realtà sonora può essere rappresentata con precisione mediante un insieme di 65.000 componenti di base, purché 44.100 di questi vengano utilizzati per ogni secondo. Inoltre, la perfezione –intesa nel senso analogico– non è contemplata nemmeno come possibilità teorica. Potrete campionare un segnale un miliardo di volte al secondo e ancora vi troverete a spezzettare una curva fluida; poco importa quanti bit userete per descriverlo, otterrete sempre e solo un’approssimazione, un compromesso –per quanto minimo– della realtà sonora. Come aveva affermato un tempo Ivan Davis, l’analogico rappresenta “l’approssimazione della perfezione”, mentre il digitale “perfeziona l’approssimazione”. 







 

Raggio di sole




Benvenuto, figlio di nessuno, in questo paese...






































































venerdì 22 giugno 2018

Infinito



L'uomo proietta dunque il suo desiderio nell'infinito, prova piacere solo quando può immaginarsi che esso non abbia fine. Ma poiché la mente umana non riesce a concepire l'infinito, anzi si ritrae spaventata alla sola sua idea, non le resta che contentarsi dell'indefinito, delle sensazioni che confondendosi l'una con l'altra  creano un'impressione d'illimitato, illusoria ma comunque piacevole.

Italo Calvino, Lezioni americane















martedì 19 giugno 2018












Sorrisi




Poi cominciò a parlare delle cose che una volta erano utili, sulle quali c’era consenso, e che ora invece ispiravano sfiducia, come i sorrisi per esempio, negli anni Cinquanta, disse, un sorriso ti apriva tutte le porte. Ora un sorriso ispira diffidenza. Una volta, se eri un venditore ed entravi in qualche posto, la cosa migliore era fare un gran sorriso. Lo stesso se eri cameriere o manager, segretaria, medico, sceneggiatore o giardiniere. Gli unici che non sorridevano mai erano i poliziotti e le guardie penitenziarie. Quelli sono rimasti uguali. Ma gli altri, cercavano tutti di sorridere. Fu il momento d’oro dei dentisti negli Stati Uniti. I neri, naturalmente, sorridevano sempre. I bianchi sorridevano. Gli asiatici. Gli ispanici. Ora sappiamo che dietro un sorriso può nascondersi il tuo peggior nemico. O, detto in altro modo, non ci fidiamo più di nessuno, a partire da quelli che sorridono, perché sappiamo che cercano di ottenere qualcosa da noi. Eppure la televisione americana è piena di sorrisi e di dentature sempre più perfette. Vogliono farci credere che sono brave persone, incapaci di fare del male a una mosca? Nemmeno. In realtà non vogliono nulla da noi. Vogliono solo mostrarci le loro dentature, i loro sorrisi, senza chiederci niente in cambio salvo la nostra ammirazione. Ammirazione. Vogliono che li guardiamo, tutto qui. Le loro dentature perfette, i loro corpi perfetti, i loro modi perfetti, come se si stessero perennemente staccando dal sole e fossero pezzi infuocati, frammenti d’inferno ardente, la cui presenza su questo pianeta obbedisce unicamente alla necessità di essere ossequiati.

Roberto Bolaño, 2666








lunedì 18 giugno 2018

No-one knows whose turn it will be tomorrow



La Ahada Yalam (No-one knows)


Nessuno lo sa
a chi toccherà domani.
I cieli sopra il campo profughi sono grigi.
Ci sono sogni scarabocchiati su ogni muro.
Sotto gli slogans
i bambini della città
si divertono con un gioco
di morte.
Nessuno lo sa, nessuno lo sa.
Gli eroi di oggi sono annunciati
come morti
nelle notizie serali.
La gente comune finisce nei titoli dei giornali
per pochi secondi,
prima di svanire
senza lasciare traccia
nel traffico
di nomi, avvenimenti, notizie.
Nessuno lo sa, nessuno lo sa.
Ma io so che quelli che stanno per lasciarci domani
avvicineranno una nuova alba
con la loro assenza.
Nessuno lo sa.















Darkness




Non c'era nulla al di sopra o al di sotto di lui, e io lo sapevo. Si era liberato a calci della terra. Maledizione a quell’uomo! Aveva preso a calci la terra stessa riducendola a pezzi. Era solo, e io davanti a lui non sapevo se poggiavo sulla terra o volteggiavo nell'aria. (…) L'anima! Se qualcuno ha mai lottato con un'anima, quel tale sono io. E  non stavo nemmeno discutendo con un pazzo. Mi crediate o no, la sua mente era perfettamente lucida - concentrata su se stessa con una terribile intensità, è vero, ma tuttavia lucida (…) Ma la sua anima era pazza. Rimasta sola in quella terra desolata e selvaggia aveva guardato dentro se stessa, e, per Dio! ve lo garantisco, era impazzita. 
Dovetti - per scontare i miei peccati, suppongo, superare la prova e guardarci dentro a mia volta. Nessuna eloquenza avrebbe potuto inaridire a tal punto la propria fiducia nel genere umano come il suo scoppio finale di sincerità. Egli lottava anche contro se stesso - lo vidi, lo sentii. Vidi il mistero inconcepibile di un'anima che non conosceva ritegno, né fede, né timore, e che tuttavia lottava ciecamente con se stessa.

Conrad, Heart of darkness









Different every time




You look different every time you come
From the foam-crested brine
Your skin shining softly in the moonlight
Partly fish, partly porpoise, partly baby sperm whale
Am I yours? Are you mine to play with?
Joking apart – when you’re drunk you’re terrific when you’re drunk
I like you mostly late at night you’re quite alright
But I can’t understand the different you in the morning
When it’s time to play at being human for a while please smile!
You’ll be different in the spring, I know
You’re a seasonal beast like the starfish that drift in with the tide
So until your blood runs to meet the next full moon
Your madness fits in nicely with my own
Your lunacy fits neatly with my own, my very own
We’re not alone








sabato 16 giugno 2018

giovedì 14 giugno 2018

Jumps



















































Carte sbagliate




Un uomo che si ritrova in mano le carte sbagliate per la partita da giocare. Assolutamente impreparato a ciò che sta per abbattersi su di lui. Come avrebbe potuto sapere, con tutta la sua bontà così accuratamente calibrata, che il prezzo di una vita obbediente era tanto alto? Ci si rassegna all’obbedienza per abbassare il prezzo. Una bella moglie. Una bella casa. Un’azienda magistralmente gestita. Un padre difficile trattato abbastanza bene. L’aveva realizzata per davvero, la sua versione del paradiso. Così vivono gli uomini di successo. Sono buoni cittadini. Sono fortunati. Sono riconoscenti. Dio sorride loro. Se ci sono problemi, si adattano. E poi tutto cambia e diventa impossibile. Più nulla e nessuno che sorrida loro. E allora chi riesce ad adattarsi? Ecco un uomo che non è stato programmato per avere sfortuna, e ancora meno per l’impossibile. Ma chi è pronto ad affrontare l’impossibile che sta per verificarsi? Chi è pronto ad affrontare la tragedia e l’incomprensibilità del dolore? Nessuno. La tragedia dell’uomo impreparato alla tragedia: cioè la tragedia di tutti.

Philip Roth, Pastorale americana









 



mercoledì 13 giugno 2018

E invece no




E io, io che pensavo
che fosse tutto una passeggiata
che bastasse cantare canzoni
per dare al mondo una sistemata
io che sorseggio l'ennesimo amaro
seduto a un tavolo sui Navigli
pensando in fondo va tutto bene
mi basta solo non fare figli
e invece no
e invece no










Peekaboo














Norme


Cosa sei, tu? Lo sai? Tu sei quello che è sempre lí a cercare di minimizzare le cose. Sempre lí che si sforza di essere moderato. Mai dire la verità, se credi che possa ferire i sentimenti di qualcuno. Sempre pronto ai compromessi. Sempre pronto ad accontentare la gente. Sempre lí a cercare di trovare il lato migliore delle cose. Quello educato. Quello che sopporta pazientemente ogni cosa. Quello che ha una dignità da difendere. Il ragazzo che non viola mai le regole. Quello che la società ti ordina di fare, tu lo fai. Le norme della convivenza civile. Ci devi sputare in faccia alle norme della convivenza civile.

Philip Roth, Pastorale americana



 













L’albero sul tetto




Sono un albero cresciuto sul tetto,
più gracile, più contorto, più basso
di quelli normali, autentici, sicuri
che io sia più superbo e più alto di loro.
Si radicano al suolo con possenti radici
simili ad ancore arrugginite,
mentre in punta di piedi io tremo per loro
che mi mancano tanto, vicini, lontani.
Sradicato, ma ben distante dal cielo.
Mi udite? Come mi sento solo,
confitto dal caso in questa fenditura!
Solo il vento mi carezza la frangia fulva.


Tat'jana Bek, L’albero sul tetto
 


 




Semus in tempus de tirannia




"Nanneddu meu" è una canzone di protesta sulle condizioni degli strati sociali più poveri della Sardegna di fine Ottocento.
"Nanneddu meu, su mundu er gai: a sicut erat non torrat mai. Semus in tempus de tirannia infamidade e carestia"
(Nannedu mio, così va il mondo: com'era non torna più. Viviamo tempi di tirannia, disgrazia e carestia)








sabato 9 giugno 2018














Vertigo




Around, around the Sun we go: the Moon goes round the Earth.
We do not die of Death: we die of Vertigo. 

  





 

Streets




 
 
 
 













Imperfezione




M’hanno sempre attratto le suburre
e le discariche dimenticate da Dio…
Non la pagnotta, ma le croste del pane.
Non le gru, ma le brutte cornacchie.
Le vie
se tortuose
I boschetti
se radi
I visi
non belli
Gli sgabelli
zoppi.
A tutto ciò che è così imperfetto
donerò, da faziosa come sono, la bellezza…
Quello che davvero è bello, certo
non ha bisogno di me per sopravvivere.


Tat'jana Aleksandrovna Bek, Imperfezione
















venerdì 8 giugno 2018

martedì 5 giugno 2018

Loneliness



La solitudine non mi viene regalata, me la guadagno. Mi conduce a lei l'amore per la bellezza. Voglio in essa definirmi, delimitare i miei confini, uscire dalla confusione, trovare un ordine.

Jean Genet, Diario di un ladro






















lunedì 4 giugno 2018

Fiori



Mi trovavo l’altro giorno con una bambina di sette anni che mi faceva vedere i suoi lavori. Aveva disegnato dei fiori, ma erano degli stereotipi. Allora le ho detto: “Vieni con me che andiamo a raccogliere qualche fiorellino”. Abbiamo raccolto tre o quattro fiori tra l’erba, poi li abbiamo messi su un foglio di carta e li abbiamo smontati. Quanti erano i petali?, com’erano disposti?, il gambo è dritto o curvo, è liscio o peloso? Come si ramifica, a tre, a due, o a uno? L’osservazione è stata più approfondita possibile. Allora la bambina ha capito subito, perché le ho dato una regola di lettura e ha disegnato un fiore perfetto come le avevo fatto vedere. In un secondo tempo lo potrà fare anche poetico, allusivo, tutto quello che si vuole, ma se prima non si fa questa operazione, non si può arrivare alla seconda. Noi tutti abbiamo avuto un’educazione di tipo letterario per cui traduciamo tutto in parole anche quando con un gesto o con un’immagine sarebbe facile spiegare tutto.

Bruno Munari









domenica 3 giugno 2018

Les chats de Willy Ronis



Willy Ronis (Parigi, 14 agosto 1910 – Parigi, 12 settembre 2009) 
è stato un fotografo francese che si è dedicato alle immagini prese dal vivo (sur le vif) e in bianco e nero. Fu uno dei più importanti rappresentanti del movimento che si è chiamato la fotografia umanistica
 
(da Wikipedia)