mercoledì 30 maggio 2018










Il punto



MONTANELLI'S FALLACY


Chi non ha mai sentito nominare la Montanelli’s fallacy non si preoccupi, me la sono appena inventata. Prima di dire in cosa consiste, faccio rapidamente il punto sull’attuale situazione politica italiana per gli eventuali lettori del futuro, i quali, poverini, potrebbero non essere più a conoscenza del concetto di “passato”.

IL PUNTO
Dopo svariati anni di populismo idealista (“un milione di posti di lavoro”) e una parentesi di populismo frugale (“80 euro a tutti”), nel 2018 stava per prendere il potere il populismo sfrenato (“soldi gratis”), nato dall’alleanza tra il partito dei razzisti e il partito dei complottisti, di cui segue un significativo esempio di manifesto elettorale


Il tentativo è fallito a causa di una banale dimenticanza: l’esistenza di un Presidente della Repubblica, così tutto è rimandato al prossimo campionato di calcio. Volevo dire elezioni.
Fine del punto.
Fin qui tutto normale, sono abituato a essere in minoranza. Se io fossi in maggioranza in questo momento a capo del governo ci sarebbe Carlo Azeglio Ciampi. Sì, lo so, Carlo Azeglio Ciampi è morto, ma è molto meglio un Ciampi morto che un Salvini e un Di Maio vivi. Per il lettore del futuro: non sto a dire chi siano Ciampi, Salvini e Di Maio, penso che bastino le loro facce.


Ciampi è quello che non sembra scappato dallo zoo.
La cosa che invece mi stupisce è che sento molte persone dire cose come “speriamo che governino, così chi li ha votati capirà che sono dei ciarlatani”. Ecco, è questa la Montanelli’s fallacy.
Prima delle elezioni del 2001, quando il populismo idealista del cosiddetto Berlusconi stava per andare definitivamente al potere, Indro Montanelli, stimato giornalista del Novecento, aveva detto “mi auguro la vittoria di Berlusconi, perché Berlusconi è una di quelle malattie che si curano col vaccino. Per guarire da Berlusconi, ci vuole una bella iniezione di vaccino di Berlusconi”. Lo si può ascoltare qui, al minuto 3:00.
Beh, gli italiani hanno avuto la loro bella dose di vaccino di Berlusconi, cinque anni, eppure alle elezioni del 2008 lo hanno votato di nuovo, altri tre anni di vaccino, e nel 2018, nonostante tutto quello che è successo e tutte le cose incredibili che ha combinato, il 16% degli italiani ha comunque continuato a votarlo e molti di quelli che hanno smesso di votarlo non è che sono guariti dalla loro credulità, ma l’hanno solo rivolta verso altri ciarlatani. Tutti questi anni di Berlusconi non solo non hanno curato il populismo ma lo hanno cronicizzato, e quello che prima era fuori dalla norma, le promesse assurde, i contratti farlocchi, il fastidio per le procedure costituzionali, il partito di proprietà personale, il disprezzo dei fatti, le teorie del complotto, la propaganda permanente e soprattutto l’abitudine a mentire, tutte queste cose sono ora la norma. Prima di Berlusconi, quando un politico diceva una bugia, faceva almeno lo sforzo di accordarla con i fatti in modo da darle una spennellata di verosimiglianza, ora invece può tranquillamente dirti che i gatti sono ologrammi alieni provenienti dal pianeta Carlo senza nessun bisogno di aggiungere altro. Quindi per quale motivo adesso dovrei credere che "la gente capirà"? La gente non capirà mai e i populisti di oggi, come è già successo a quelli di ieri, verranno solo sostituiti da populisti ancora più populisti.
Possiamo quindi definire la Montanelli’s fallacy come l’ingiustificata fiducia nella capacità degli elettori di riconoscere che i loro eletti li stanno danneggiando. Tale fiducia è fondata sull’errato presupposto che la gente voti chi le conviene, mentre in realtà vota semplicemente chi le somiglia, e, se per caso succede che chi le somiglia la mandi in rovina, la colpa verrà data a qualcun altro: le potenze straniere, le banche, i giornali, gli immigrati, chiunque non le somigli.

Pubblicato da Smeriglia | 29.5.18


















martedì 29 maggio 2018

Momma's Boy









Momma's Boy

To a dog, that shouldn't even be an insult.
















La storia degli altri




Lotti contro la tua superficialità, la tua faciloneria per cercare di accostarti alla gente senza aspettative illusorie, senza un carico eccessivo di pregiudizi, di speranze o di arroganza, nel modo meno simile a quello di un carro armato, senza cannoni, mitragliatrici e corazze d’acciaio spesse quindici centimetri; offri alla gente il tuo volto più bonario, camminando in punta di piedi invece di sconvolgere il terreno con i cingoli, e l’affronti con larghezza di vedute, da pari a pari, da uomo a uomo, come si diceva una volta, e tuttavia non manchi mai di capirla male. Tanto varrebbe avere il cervello di un carro armato. La capisci male prima d’incontrarla, mentre pregusti il momento in cui l’incontrerai; la capisci male mentre sei con lei; e poi vai a casa, parli con qualcun altro dell’incontro, e scopri ancora una volta di aver travisato. Poiché la stessa cosa capita, in genere, anche ai tuoi interlocutori, tutta la faccenda è, veramente, una colossale illusione priva di fondamento, una sbalorditiva commedia degli equivoci. 
Eppure, come dobbiamo regolarci con questa storia, questa storia così importante, la storia degli altri, che si rivela priva del significato che secondo noi dovrebbe avere e che assume invece un significato grottesco, tanto siamo male attrezzati per discernere l’intimo lavorio e gli scopi invisibili degli altri? Devono, tutti, andarsene e chiudere la porta e vivere isolati come fanno gli scrittori solitari, in una cella insonorizzata, creando i loro personaggi con le parole e poi suggerendo che questi personaggi di parole siano più vicini alla realtà delle persone vere che ogni giorno noi mutiliamo con la nostra ignoranza? 
Rimane il fatto che, in ogni modo, capire bene la gente non è vivere. Vivere è capirla male, capirla male e male e poi male e, dopo un attento riesame, ancora male. Ecco come sappiamo di essere vivi; sbagliando. Forse la cosa migliore sarebbe dimenticare di aver ragione o torto sulla gente e godersi semplicemente la gita. Ma se ci riuscite… beh, siete fortunati.

Philip Roth, Pastorale americana








lunedì 28 maggio 2018

Se




S’i’ fosse foco, arderei ’l mondo
s’i’ fosse vento, lo tempesterei
s’i’ fosse acqua, i’ l’annegherei
s’i’ fosse Dio, mandereil’en profondo

s’i’ fosse papa, sare’ allor giocondo,
ché tutti cristïani imbrigherei
s’i’ fosse ’mperator, sa’ che farei?
A tutti mozzarei lo capo a tondo.

S’i’ fosse morte, andarei da mio padre
s’i’ fosse vita, fuggirei da lui
similemente farìa da mi’ madre.

S’i’ fosse Cecco, com’i’ sono e fui,
torrei le donne giovani e leggiadre
e vecchie e laide lasserei altrui. 

Cecco Angiolieri 




















sabato 26 maggio 2018

venerdì 25 maggio 2018

giovedì 24 maggio 2018

Pesca




Si stima che di questo passo, nel 2050, gli oceani resteranno senza pesci.
(fonte Onu

 






 








































venerdì 18 maggio 2018

Feeling, feeling, feeling





Il 18 maggio 1980, a ventitre anni, Ian Curtis, voce dei Joy Division, il gruppo post punk più influente della musica, si impicca nella sua casa a Manchester, poche ore prima della partenza della band per il suo primo tour nordamericano.


 

I've been waiting for a guide to come and take me by the hand
Could these sensations make me feel the pleasures of a normal man?
These sensations barely interest me for another day

I've got the spirit but lose the feeling,
Feeling, feeling, feeling, feeling, feeling, feeling, feeling







Bosco Verticale





Il Bosco Verticale è un modello di edificio residenziale sostenibile, un progetto di riforestazione metropolitana che contribuisce alla rigenerazione dell’ambiente e alla biodiversità urbana senza espandere la città sul territorio. Si tratta di un modello di densificazione verticale della natura all’interno della città, che opera in relazione alle politiche di rimboschimento e naturalizzazione dei grandi confini urbani e metropolitani. Il primo esempio di Bosco Verticale, composto da due torri residenziali di 110 e 76 m di altezza, è stato realizzato nel centro di Milano, ai confini del quartiere Isola, e ospita 800 alberi (ognuno di questi di 3, 6 o 9 metri), 4.500 arbusti e 15.000 piante e una vasta gamma di arbusti e piante floreali, distribuiti in relazione alla posizione delle facciate verso il sole. In ogni Bosco Verticale è presente una quantità di alberi che occuperebbe una superficie di 20.000 mq. Il sistema vegetale del Bosco Verticale aiuta nella creazione di uno speciale microclima, produce umidità e ossigeno, assorbe particelle di CO2 e polveri sottili.
Gli habitat biologici del Bosco Verticale aumentano la biodiversità, aiutando a generare un ecosistema urbano. I diversi tipi di vegetazione creano infatti un ambiente verticale che può anche essere colonizzato da uccelli e insetti, trasformando il Bosco Verticale in un simbolo della ricolonizzazione spontanea della città da parte di piante e animali. La realizzazione di un certo numero di Boschi Verticali in città potrà dare vita a una rete di corridoi ambientali, che animeranno  l’ecosistema dei principali parchi urbani, collegando i diversi spazi di crescita della vegetazione spontanea. (…) L’azione di mitigazione del Bosco Verticale aiuta a costruire un microclima e a filtrare le particelle di polvere che sono presenti nell’atmosfera in ambiente urbano. La diversità delle piante contribuisce a creare l’umidità e ad assorbire CO2 e polveri, produce ossigeno, protegge le persone e le case dai raggi del sole e dall’inquinamento acustico.
Gli alberi sono un elemento chiave per comprendere i progetti di architettura e i sistemi di giardino. In questo caso la scelta dei tipi di alberi è stata fatta per adattare il loro posizionamento sulle facciate, anche secondo la loro altezza. Le piante sono state appositamente pre-coltivate in un vivaio specializzato. Un processo che ha coinvolto il lavoro di due anni svolto in sinergia con un gruppo di botanici.


 
A testimonianza del suo riconoscimento architettonico, il Bosco Verticale è risultato vincitore di numerose competizioni: oltre all'International Highrise Award, di cui è stato insignito nel 2014, il Bosco Verticale si è aggiudicato il premio come “Grattacielo più bello del pianeta” ; il premio è stato attribuito nel 2015 dal Council on Tall Buildings and Urban Habitat promosso dall'Illinois Institute of Technology di Chicago








mercoledì 16 maggio 2018

Olio di palma


















Ama


"AMA è una parola giapponese che significa “Donna del Mare” e rappresenta le tradizionali raccoglitrici di conchiglie, forti e unite. Per me, rappresenta la relazione che noi donne dobbiamo costruire tra noi stesse ed il legame che dobbiamo coltivare con la natura. Il film ci mette di fronte alla forza delle donne spesso sopita. Per me, questo film è un modo per dire: non sei solo, apri te stesso agli altri, parla delle tue sofferenze e delle tue gioie.
Volevo condividere il più grande dolore che ho provato in questa vita con questo film. Per questo l’ho coperto di grazia e per non renderlo troppo pesante, l’ho immerso nell’acqua. Il risultato è un video bello e delicato che tocca i cuori di chi sa leggere tra le righe. La vita pone qualche sfida sui nostri percorsi che, se non ci spezzano, aiutano a farci crescere. Poiché questo tema è universale, il film invita a condividere e liberare le emozioni.
Ama racconta una storia che ciascuno può interpretare sulla base della propria esperienza. Può essere un lavoro artistico o una performance fisica, può lasciare indifferente o far commuovere. Usa la grazia come veicolo emotivo, senza parole, solo con i movimenti, come modo di espressione, comunicazione ed essere. Penso che se usassimo la grazia nelle nostre vite, nelle nostre azioni, parole e relazioni con gli altri e con il pianeta, potremmo migliorare il mondo”.

Julie Gautier




Julie Gautier, French deep-sea diver, dancer and filmmaker, performs an underwater dance in the world’s most deepest pool, in Montegrotto Terme, Italy.

 

 










lunedì 14 maggio 2018

Milk












Patria




Ogni essere umano ha bisogno di una patria, non quella che intendono certi rozzi patrioti sempre pronti a fare a pugni, e neppure una qualche religione, insipido assaggio di una patria oltremondana. No: una patria che racchiuda in sé il suolo, il lavoro, gli amici, la ricreazione, l'ambito spirituale della propria attività, facendone un tutto naturale, ben ordinato, un vero e proprio cosmo personale. La miglior definizione di patria è: biblioteca.

Elias Canetti, Auto da fé 








 

domenica 13 maggio 2018

sabato 12 maggio 2018

Game over











Horses




Negli Stati Uniti nascono circa 20.000 purosangue all’ anno.
A due anni le loro ossa non sono ancora completamente formate, ma questa è l’ età in cui vengono messi in pista.
Gli Stati Uniti hanno proibito la macellazione dei cavalli, così ogni anno circa 130.000 cavalli, di cui 10.000 purosangue, affrontano lunghi viaggi in condizioni terribili alla volta dei mattatoi di Canada e Messico.
All’ arrivo sono esausti, sconvolti, terrorizzati, affamati e assetati.
Quando il proiettile captivo del macellaio non funziona a dovere vengono smembrati mentre sono ancora coscienti.
Il Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti ha calcolato che il 92,3 per cento dei cavalli inviati al macello sono sani e potrebbero completare una vita normale.
Questo è l’ universo parallelo delle scuderie, dei paddock, degli ippodromi e dei verdi campi da polo della buona società.
Oltre a giri di scommesse con fatturati da capogiro.
Perchè se sei un allevatore di cavalli o uno scommettitore una gara può essere una faccenda redditizia, ma se sei un cavallo è una questione di vita o di morte.
E anche se sei tra i vincitori e ti è concesso di vivere, sarai sempre prigioniero di chi si sta arricchendo alle tue spalle. 

 
https://goo.gl/Jdce3K (presso United States)








venerdì 11 maggio 2018

giovedì 10 maggio 2018

Preghiera



Io non conosco nessuna preghiera più bella di quella con cui si concludevano gli antichi spettacoli dell'India: “Possano tutti gli esseri viventi restare liberi dal dolore”.

Arthur Schopenhauer 








Bron / Broen




Il canale di Øresund separa la Svezia dalla Danimarca, e il ponte che collega le due nazioni è un capolavoro di ingegneria e architettura che ha pochi eguali al mondo.  
Il Ponte di Øresund (Øresundsbron), progettato dall’architetto danese George K.S. Rotne e inaugurato nel 2000, è il più lungo ponte sospeso d’Europa e collega la città di Copenhagen, in Danimarca, alla città di Malmö, in Svezia. 



Questo incredibile ponte è lungo 7.845 metri, ad un certo punto, nel mezzo del mare, si trasforma in un’isola artificiale e si inabissa nelle profondità marine diventando un tunnel lungo 4 km che passa sotto il Canale di Flint
 

Al livello superiore del ponte si trova l’autostrada per i veicoli a motore, mentre nella parte inferiore è posizionata la linea ferroviaria. Dentro al tunnel le diverse carreggiate si affiancano le une alle altre e corrono parallele sotto al mare, insieme alle gallerie di emergenza previste all’interno del tunnel.
 

L’isola artificiale che collega il ponte e la galleria ha subito un impatto inaspettatamente positivo per la flora e la fauna locali. A tutti gli animali è stato permesso di sviluppare il nuovo habitat liberamente, e l’isola è diventata un luogo privilegiato per i biologi per osservare gli uccelli e il raro rospo verde. Per costruire il ponte sono stati necessari 3 miliardi di Euro, ma il suo completamento consente a oltre 3,5 milioni di persone di spostarsi da uno stato all’altro come uniti da un istmo naturale.