domenica 20 ottobre 2013
giovedì 17 ottobre 2013
La porta
Quando l’umanità andrà a
spasso tra le stelle, nessuno ricorderà più quel pianeta lontano, quel barbaro
asilo infantile dove abbiamo combattuto così tante misere battaglie, pubbliche
e private, per conquistare una tazza di cioccolata, ma anche allora sarà
impossibile accomodare il destino degli esseri umani che non trovano posto
nella vita degli altri.
Magda Szabò, La
porta
martedì 15 ottobre 2013
The Atlantic Road
L'Atlanterhavsveien (La Strada sull'Atlantico) è un tratto di 8 chilometri compreso
tra le città norvegesi di Kristiansund e Molde. È costruito su diversi isolotti
e scogli, che sono collegati da diverse strade rialzate, viadotti e otto ponti. (Wiki)
sabato 12 ottobre 2013
martedì 8 ottobre 2013
Rileggere
Anche io sento il
bisogno di rileggere i libri che ho già letto, - dice un terzo lettore, - ma a
ogni rilettura mi sembra di leggere per la prima volta un libro nuovo. Sarò io
che continuo a cambiare e vedo cose nuove di cui prima non m’ero accorto?
Oppure la lettura è una costruzione che prende forma mettendo insieme un gran
numero di variabili e non può ripetersi due volte secondo lo stesso disegno?
Ogni volta che cerco di rivivere l’emozione d’una lettura precedente, ricavo
impressioni diverse e inattese, e non ritrovo quelle di prima. In certi momenti
mi sembra che tra una lettura e l’altra ci sia un progresso: nel senso per
esempio di penetrare di più nello spirito del testo, o di aumentare il distacco
critico. In altri momenti invece mi sembra di conservare il ricordo delle
letture d’uno stesso libro l’una accanto all’altra, entusiaste o fredde o
ostili, sparse nel tempo senza una prospettiva, senza un filo che le leghi.
Calvino,
Se una notte d'inverno un vaggiatore
venerdì 4 ottobre 2013
La lupa
Si accovacciò sulla lupa e le
toccò il pelo. Le toccò i denti, freddi e perfetti. L’occhio voltato verso il
fuoco non rispecchiava più la luce e con il pollice glielo richiuse, le si
sedette a fianco e le mise una mano sulla fronte insanguinata. Chiuse gli occhi
per potersela immaginare correre libera tra le montagne, alla luce delle
stelle, dove l’erba è umida e l’apparire del sole non ha ancora fatto svanire
l’immagine delle creature che nella notte le sono passate davanti. Cervi,
lepri, colombe e avicole, tutti ben fissati nell’aria per la sua gioia, tutte
le nazioni del possibile mondo voluto da Dio del quale lei era parte, dal quale
non era separata. Lì dove lei correva le urla dei coyote cessavano come se
davanti a loro si fosse chiusa una porta e tutto fosse paura e meraviglia. Le
sollevò la testa rigida appoggiata alle foglie, la trattenne, o si allungò per
trattenere ciò che non si può trattenere, ciò che già correva tra le montagne,
al contempo tremendo e bellissimo, come un fiore carnivoro. Ciò che costituisce
la sostanza del sangue e delle ossa, ma che sangue e ossa non possono generare,
né su un altare né con una ferita di guerra. Ciò che noi possiamo credere sia
in grado di tagliare, dar forma e plasmare la sagoma scura del mondo, se vento
e pioggia sono in grado di farlo. Ma che non può venir trattenuto, non può mai
venir trattenuto e non è un fiore, ma è una cacciatrice veloce di cui il vento
stesso ha terrore e che il mondo non può perdere.
Cormac McCarthy, Oltre il confine
martedì 1 ottobre 2013
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