domenica 17 dicembre 2017












Alberi




Piante sedentarie o pioniere
 
La maggior parte delle specie ha bisogno di essere educata e protetta dai genitori. In questa categoria rientrano, per esempio, faggi, querce, abeti bianchi e rossi. All'occorrenza, possono andare bene anche dei genitori adottivi. Comunque sia, per crescere sana una pianticella ha bisogno di un vecchio albero sopra di sé.

Le piante sedentarie hanno di regola semi pesanti, che cadono direttamente vicino alla pianta madre, in modo che i piccoli restino da bravi con la mamma. Tuttavia, è auspicabile che una parte dei frutti venga trasportata lontano perché la specie abbia nuove possibilità di diffusione. A rendere possibile tale spostamento, in molti casi, è una struttura aerodinamica del seme, una forma elicoidale che sfrutta i venti forti per migrare, come nel caso dei pinoli di molte conifere ma anche dei semi degli aceri.
Poiché gli alberi non possono spostarsi, sono gli embrioni - i semi non sono altro che questo - a doverlo fare. Il trasporto dei semi più pesanti viene affidato a un corriere del mondo animale: la ghiandaia, secondo gli ultimi studi, nasconde ghiande e faggiole in circa 10.000 posti diversi, ma poi non li sfrutta tutti. La parte del ghiotto bottino che non viene consumata germina in primavera e forma la riserva di base per nuovi boschi di querce o faggi. La maggior parte dei frutti, tuttavia, resta a casa. Raggiungere nuovi orizzonti con l'aiuto di questi corrieri è un processo lungo e difficile. I depositi, infatti, vengono solitamente creati al massimo a qualche chilometro dalla pianta madre.
Il viaggio prosegue dopo un'attesa che va dai 50 ai 100 anni, poiché solo a tal punto i germogli nati dai semi sono in grado di fiorire e moltiplicarsi. Con questi piccolissimi passi, quindi, la velocità di diffusione di faggi e querce non può essere che ridotta: solo 20 chilometri ogni 100 anni.

Per le piante pioniere, la cosa è molto diversa. I loro embrioni sono leggeri come piume, nel vero senso della parola. Affinché si levino in aria al minimo alito di vento, i genitori li dotano di sistemi per volare. I semi pesanti della maggioranza di conifere e aceri possiedono vere e proprie pale da rotore. In questo modo, possono frenare la caduta dall'albero e librarsi nel cielo come elicotteri.
E meglio ancora, questi semi dalle dimensioni di granelli di polvere presentano una riduzione del peso fino a pochi milligrammi e, se sono anche muniti di peli finissimi che si muovono al primo filo d'aria, niente può più fermare il loro viaggio in terre lontane. Così equipaggiati, in caso di bufera possono coprire anche centinaia di chilometri e quindi, altrettanto velocemente, la specie di albero cui appartengono può migrare e conquistare nuovi territori.
Fra i rappresentanti di questa categoria si annoverano betulle, salici e pioppi. La loro prole se ne infischia dell'educazione e della protezione dei genitori, a differenza di quanto succedeva per gli alberi delle origini, ed è allenata a puntare dritto in alto anche nel nuovo posto in cui si trova. Per farlo ha bisogno però di tanta luce a terra, luce che trova in abbondanza nei grandi spazi aperti.
Il termine tecnico per questi tipi di alberi è «specie pioniere», perché sono capaci di insediarsi ovunque non vi siano ancora aree boschive. La crescita rapida le aiuta a sfuggire alla concorrenza di erbe e arbusti.
Tuttavia, il rovescio della medaglia del dinamismo - per non dire fretta - tipico di questi alberi è un'aspettativa di vita molto più breve. Infatti, gli alberi pionieri non superano mai i 150 anni, e sono pochi quelli che arrivano a 100.
Nella buia foresta vergine, le betulle e i loro simili non hanno alcuna probabilità di sopravvivenza, perché i loro germogli muoiono regolarmente di fame in condizioni di semioscurità perenne, perciò possono vivere solo in quelle aree in cui lo sviluppo della foresta vergine viene disturbato, con effetti devastanti, da eventi quali incendi o tempeste.

Peter Wohlleben, La Vita Segreta degli Alberi 

 















venerdì 15 dicembre 2017

giovedì 14 dicembre 2017

E così




E così le popolazioni locali si foggiano un carattere improntato a sentimenti di barbarie. Formano squadre e centurie, e le armano di clave, di gas, di fucili. Il paese è nostro. Guai, se lasciamo questi maledetti Okies prenderci la mano. E gli uomini che vengono armati non sono proprietari, ma si persuadono di esserlo; gli impiegatucci che maneggiano le armi non possiedono nulla, e i piccoli commercianti che brandiscono le clave possiedono solo debiti. Ma il debito è pur qualche cosa, l'impiego è pur qualche cosa. L'impiegatuccio pensa: io guadagno quindici dollari la settimana; mettiamo che un maledetto Okie si contenti di dodici, cosa succede? E il piccolo commerciante pensa: come faccio a sostenere la concorrenza di chi non ha debiti? E i nomadi defluiscono lungo le strade, e la loro indigenza e la loro fame sono visibili nei loro occhi. Non hanno sistema, non ragionano. Dove c'è lavoro per uno, accorrono in cento. Se quell'uno guadagna trenta cents, io mi contento di venticinque. Se quello ne prende venticinque, io lo faccio per venti. No, prendete me, io ho fame, posso farlo per quindici. Io ho bambini, ho i bambini che han fame! io lavoro per niente; per il solo mantenimento. Li vedeste, i miei bambini! Pustole in tutto il corpo, deboli che non stanno in piedi. Mi lasciate portar via un po' di frutta, di quella a terra, abbattuta dal vento, e mi date un po' di carne per fare il brodo ai miei bambini, e io non chiedo altro. E questo, per taluno, è un bene, perché fa calar le paghe mantenendo invariati i prezzi. I grandi proprietari giubilano, e fanno stampare altre migliaia di prospettini di propaganda per attirare altre ondate di straccioni. E le paghe continuano a calare, e i prezzi restano invariati.
Così tra poco riavremo finalmente la schiavitù.

John Steinbeck, Furore, 1939







mercoledì 13 dicembre 2017

Santa Lucia



Santa Lucia, per tutti quelli che hanno gli occhi 
e un cuore che non basta agli occhi
e per la tranquillità di chi va per mare
e per ogni lacrima sul tuo vestito,
per chi non ha capito 

Santa Lucia, per chi beve di notte  
e di notte muore e di notte legge  
e cade sul suo ultimo metro,
per gli amici che vanno e ritornano indietro
e hanno perduto l'anima e le ali,
per chi vive all'incrocio dei venti ed è bruciato vivo,
per le persone facili che non hanno dubbi mai,
per la nostra corona di stelle e di spine,
e la nostra paura del buio e della fantasia

Santa Lucia, il violino dei poveri è una barca sfondata
è un ragazzino al secondo piano che canta, ride e stona, 
perchè vada lontano
fa che gli sia dolce anche la pioggia nelle scarpe,
anche la solitudine.







lunedì 11 dicembre 2017

sabato 9 dicembre 2017