mercoledì 7 febbraio 2018

martedì 6 febbraio 2018

lunedì 5 febbraio 2018

domenica 4 febbraio 2018

Parole per dirlo




Non hai mai provato la sensazione di avere qualcosa dentro di te che attende per uscire solo l’occasione che tu stesso potresti fornirle? Una specie di eccesso di potenza di cui non si fa uso (…)
Penso ad una strana sensazione che provo in certi momenti, la sensazione di avere qualcosa di importante da dire e il potere di dirlo, ma senza sapere che cosa sia, e non posso far uso di questo potere. Se ci fosse un modo diverso di scrivere (…)
Le cose che scrivo (…) arrivano assai poco lontano. Non sono, per così dire, abbastanza importanti. Sento che potrei fare qualcosa di molto più importante. Sì, di più intenso, di più violento. Ma cosa?  Cosa c’è di più importante da dire? E come si può essere più violenti intorno alle cose di cui si deve scrivere? Le parole possono essere paragonate ai raggi x; se si usano a dovere, attraversano ogni cosa. Leggi, e ti trapassano.

A. Huxley, Il mondo nuovo
 





Animali in corsia











giovedì 1 febbraio 2018

Vivere da antispecisti




L’evidenza empirica ormai non lascia più margine al dubbio sul fatto che gli animali abbiano degli interessi e siano in grado di provare piacere e dolore; il nostro pensiero, pertanto, non può che rimodellarsi sulla base di tali acquisizioni che, da Darwin in poi, sono venute costituendosi come una massa tale da essere difficilmente ignorabile. Solo per fare un esempio ogni anno circa 50 miliardi di animali non umani – senza contare quelli di piccola taglia, tipo conigli e molti pesci che sono venduti a tonnellaggio – passano per il sistema “allevamento intensivo – mattatoio” dove, dopo una vita miserabile caratterizzata da sofferenze inaudite, vengono letteralmente fatti a pezzi per questioni di gusto. E a ben pensarci l’alimentazione è solo una parte del problema: l’intera nostra società si fonda teoricamente e materialmente sulla sofferenza e sulla morte degli animali, dal modo in cui ci vestiamo a quello in cui facciamo ricerca scientifica. Vivere da antispecisti allora vuol dire aver ben chiaro che esiste una violenza “naturale”, su cui possiamo ben poco, e una violenza istituzionalizzata, che invece dobbiamo rigettare. Vivere da antispecisti significa, da un lato, optare per una vita che si impegni ad eliminare dal mondo quanta più sofferenza possibile, diventando vegani e rifiutando ogni prodotto di derivazione animale e, dall’altro, far chiarezza sul fatto, come si alludeva in precedenza, che oppressione animale e oppressione umana sono inestricabilmente correlate e che, quindi, non è possibile pensare di passare da presunzioni gerarchiche a favore di presunzioni ugualitarie senza considerare l’animale, pena la ricaduta in qualche altra forma di illibertà e di sfruttamento.
 
Massimo Filippi










Le spese militari italiane