giovedì 6 giugno 2019

mercoledì 5 giugno 2019

martedì 4 giugno 2019

Futuro



Quando si parla di tempo non ci si riferisce, ovviamente, al tempo dell´orologio ma al tempo soggettivo, al tempo vissuto: il tempo interiore della speranza è il futuro, come quello dell´attesa, il tempo interiore della nostalgia e della tristezza è il passato, benché con incrinature diverse, il tempo della gioia è il presente così friabile e così inafferrabile, il tempo dell´ira è il presente dilatato, e deformato, in slanci di aggressività, il tempo dell´ansia è il futuro: un futuro che si rivive come già realizzato nelle ombre dolorose di una morte vissuta come imminente. 
  
E. Borgna, Le emozioni ferite




Il futuro desertifica
la vita ipotetica







Passato / Presente



Il passato:
Il passato
Il passato è mio padre che
cerca nella tasca una sigaretta
Il passato è mia madre con i capelli neri
Il passato è la mia voglia di crescere in fretta
Il passato è una giovane donna
ferma davanti a una porta
Di lei ormai cosa mi importa?
Il passato di tanti anni fa
alla fine del quarantanove
è il massacro del feudo Fragalà
sulle terre del Barone Breviglieri
Tre braccianti stroncati
col fuoco di moschetto
in difesa delle proprietà.
Sono fatti di ieri?
Il passato è la mia rabbia che si fa tuono
Il passato è un fuoco che brucia i pensieri
Il passato è un ragazzo che diventa uomo

Il presente:
Il presente
Il presente è un aratro che
scava dentro al cuore in fretta
Il presente ha tutti questi anni da ricordare
Il presente ha tante porte di galera da contare
Il presente passa e ripassa come
un urlo di sirena
alla fine di una lunga giornata
Il presente vola e nessuno può dire
se è migliore o peggiore
come molti credono,
perché la libertà è difficile
e fa soffrire.
Tu dove vai? Quella voce che chiama!
Di me cosa importa?
Il presente è stanze strette è autostrade infinite
Il presente è una macchia di sangue da 50 Km
Il presente è un fiume di sole con giovani vite

Roberto Roversi, Passato, Presente


Il presente è un fiume di sole  















lunedì 3 giugno 2019

Cactus Dome



Il Cactus Dome o Runit Dome, la gigantesca cupola di cementro costruita sopra il materiale radioattivo dei test nucleari condotti dagli USA nel Pacifico, inizia a mostrare preoccupanti crepe e i contaminanti si stanno già riversando nell’ambiente circostante. C’è il rischio di una catastrofe ambientale, resa più pericolosa dai cambiamenti climatici.
L'enorme cupola messa a protezione dei detriti radioattivi provocati dai test atomici statunitensi nelle Isole Marshall non solo sta già facendo fuoriuscire i pericolosissimi contaminanti, ma è a rischio crollo perché si stanno formando numerose crepe nei pannelli di cemento. La minaccia per la salute degli abitanti dell'isola Runit dell'atollo Enewetak è concreta, così come quella di una catastrofe ambientale, resa ancor più probabile dagli effetti nefasti dei cambiamenti climatici.
Il cosiddetto Runit Dome o Cactus Dome, che si estende per ben 9mila metri quadrati ed è spesso 45 centimetri, fu costruito dall'esercito americano negli anni '70 del secolo scorso, circa 20 anni dopo la fine dei catastrofici test nucleari condotti in mare, sulle lagune, in cielo e sotto terra negli splendidi atolli delle Isole Marshall. Tra il 1946 e il 1958 il governo USA fece esplodere in loco ben 67 ordigni nucleari, tra i quali la devastante bomba a idrogeno “Bravo”, mille volte più potente di quella sganciata su Hiroshima. La cupola fu costruita sopra il cratere di 115 metri generato dal test “Cactus”, che sprigionò un'energia di 18 chilotoni. Al suo interno gli americani vi misero dentro 84mila metri cubi di materiale radioattivo prelevato dai vari siti dei test, e lo richiusero con la gigantesca cupola, un lavoro durato 3 anni e costato 250 miliardi di dollari al governo a stelle e strisce. Assicurarono che il rischio radioattivo fosse contenuto, pagarono un indennizzo alle Isole Marshall e permisero il ritorno degli abitanti in quel paradiso trasformato in un inferno.
Ma all'interno del cratere non fu messo alcun rivestimento, e i contaminanti radioattivi hanno iniziato a riversarsi lentamente all'esterno, passando attraverso la porosa roccia corallina nel terreno e nelle falde acquifere. Ora anche la cupola di cemento sta cedendo, e la situazione potrebbe peggiorare drammaticamente per la popolazione locale e l'ambiente, anche se secondo alcuni ormai è già come se non ci fosse.