martedì 14 luglio 2020

Falling Garden




Nel 2003 viene presentata l’ installazione Falling Garden, una collaborazione artistica di Gerda Steiner e Jörg Lenzlinger. Questa opera è stata creata per la 50a Biennale di Venezia e ospitata nella Chiesa di San Staë sul Canal Grande.
In questa chiesa barocca completamente bianca un letto al centro della navata è messo a disposizione dei visitatori per sdraiarsi o sedersi ad ammirare lo spettacolo sopra le loro teste.
Semi, fioriture naturali e artificiali, steli e fibre sono stati raccolti con cura dalla coppia di artisti nel corso di lunghi viaggi e assemblati in questo spazio dando vita a una flora delicata. 











 

La pazienza delle cose comuni



È una specie d’amore vero?
Come la tazza contiene il tè,
Come la sedia si regge gagliarda sulle quattro gambe,
Come il pavimento riceve la suola delle scarpe.
O le dita dei piedi. Come la pianta dei piedi conosce
dove si trova.
Stavo pensando alla pazienza
delle cose comuni, come i vestiti
che aspettano rispettosamente negli armadi.
E il sapone che si scioglie quietamente sui piatti,
e gli asciugamani che assorbono l’umidità
dalla pelle della schiena.
E l’amorevole ripetizione delle stelle.
E cosa, infine, è più generoso di una finestra? 
 
Pat Schneider








domenica 12 luglio 2020

Naufraghi



Huc pauci vestris adnavimus oris.
Quod genus hoc hominum?
quaeve hunc tam barbara morem
 permittit patria?
hospitio prohibemur harenae; 
bella cient primaque vetant consistere terra.
Si genus humanum et mortalia temnitis arma, 
at sperate deos memores fandi atque nefandi.

Qui, in pochi, arrivammo alle vostre spiagge.
Che razza di uomini è questa?
O quale patria così barbara permette
simile usanza?
ci negano il rifugio della sabbia;
ci dichiarano guerra e ci vietano di fermarci sulla terra più vicina.
Se disprezzate il genere umano e le armi degli uomini,
temete almeno gli Dei, memori del bene e del male.

Virgilio, Eneide, Libro I 538-543






venerdì 10 luglio 2020

giovedì 9 luglio 2020

mercoledì 8 luglio 2020

Sopravvissuti



Ormai quasi 85 anni fa due bombe atomiche vennero gettate su Hiroshima e Nagasaki. Morirono 90.000 persone; i sopravvissuti furono pochissimi. Scelsero di non usare la parola sopravvissuti per rispetto nei confronti delle persone che erano morte. Non volevano che venisse considerato un valore essere sopravvissuti e un dis-valore essere morti. Coniarono così una parola nuova, hibakusha, che si potrebbe tradurre con “coloro che sono sopravvissuti all’esplosione“. Non sopravvissero in molti ma la storia incredibile è come sopravvissero non solo le persone ma anche le piante. La pianta più vicina al luogo dell’esplosione che ha ripreso a germogliare è un salice piangente che si trovava a circa 500 metri dall’epicentro esplosivo. Altre piante si trovano a 1300 metri e portano le tracce e le ferite dell’esplosione. Un gruppo di piante che copriva la facciata di una scuola salvò 4 bambini, proteggendoli dagli effetti dell’esplosione. Ogni tanto i giapponesi vanno a salutare quelle piante –che sono state tutte identificate con dei cartelli– le abbracciano, le accarezzano oppure si siedono lì vicino per onorare questa forza della vita, nonostante tutto. Queste piante così amate vengono chiamate hibaku jumoku e i loro semi sono diffusi in tutto il Giappone come simboli della rinascita.
"Le piante sentono meglio degli animali. Perché gli animali, e noi tra loro, risolvono quasi tutto col movimento. Una pianta invece deve risolvere il problema, non può scappare"  Stefano Mancuso

Nicoletta Cinotti 









 

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