Nuvole che sempre fate dei giochi nuovi,
di montagne, di carrozze,
sulla pancia del mare
e che non siete nulla, del vapore
che va qui e là
a seconda del vento,
nuvole che non lo sapete che dentro
portate il mio fiato
e forse quello dei miei nonni
che adesso è diventato
un odore di un porto,
chissà, d'una foresta.
Nino Pedretti, Le nuvole
Non chiedermi parole oggi non bastano.
Stanno nei dizionari: sia pure imprevedibili
nei loro incastri, sono consunte voci.
È sempre un prevedibile dejà vu.
Vorrei parlare con te – è lo stesso con Dio –
tramite segni umbratili di nervi,
elettrici messaggi che la psiche
trae dal cuore dell’universo.
Un fremere d’antenne, un disegno di danza,
un infinitesimo battere di ciglia,
la musica-ultrasuono che nemmeno
immaginava Bach.
Maria Luisa Spaziani