L’uomo
più saggio che ho conosciuto in tutta la mia vita non sapeva leggere
né scrivere. […]
Questo è stato mio nonno Jerónimo, pastore
e narratore di storie, che al presentire che la morte lo stava
venendo a prendere è andato a congedarsi dagli alberi del suo
podere, uno a uno, abbracciandoli e piangendo perché sapeva che non
li avrebbe più rivisti.
Questa
sfusa felicità che assale
le facce al sole,
i gomiti e le
giacche
– quante dolcezze
sparse nel mercato,
come
son belli
gli uomini e le donne!
E vado dietro all’uno
e
guardo l’altra,
sento il profumo
inseguo la sua
traccia,
raggiungo il troppo
ma il troppo non mi abbraccia.