mercoledì 17 maggio 2017

Salvare i cavalli





Così l'industria farmaceutica si arricchisce torturando i cavalli


Da sempre l'uomo ha utilizzato gli animali come meri strumenti di produzione, torturandoli e spesso uccidendoli in nome della ricerca o del profitto, e a tal proposito vogliamo raccontarvi un'altra triste storia che coinvolge i cavalli.
Si tratta della produzione della gonadotropina corionica equina, un ormone utilizzato negli allevamenti equini, bovini, ovini e canini per stimolare e controllare la fertilità delle riproduttrici. Esso può essere estratto solo dal sangue di una cavalla incinta tra il 40esimo e il 120esimo giorno di gravidanza.
Inutile dirvi come questo "prelievo" sia diventato negli anni una fabbrica di orrori ai danni di povere giumente innocenti.
Considerata l'enorme richiesta da parte del marcato dell'allevamento intensivo, sono nate numerose fattorie in cui viene prelevato questo sangue. Le giumente vengono fecondate artificialmente e trascorsi 40 giorni si inizia il prelievo: fino a 10 litri a sessione, circa 1/4 del totale. Oltre al fatto che le cavalle vivono costantemente debilitate, molte di esse diventano anemiche e non di rado finiscono per morire.
Non è concesso loro nemmeno il "lusso" di terminare la gravidanza: prima che sopraggiunga il parto l'inutile feto viene ucciso e gettato via, in modo che la cavalla possa essere subito rifecondata e ricominciare il ciclo.
L'aspettativa di vita di questi animali è bassissima, e di solito trovano pace solo quando vengono mandati al macello, ormai esausti e inutili per qualsiasi altro scopo.
L'associazione SumOfUs, insieme ad altre, si sta battendo per fermare questa orribile tortura, ma finché ci saranno aziende farmaceutiche disposte ad acquistare l'ormone per produrre i loro farmaci, le fattorie del sangue non chiuderanno mai.
Se volete, potete informarvi ulteriormente e magari firmare la loro petizione.

(http://www.curioctopus.it/)



Salvare i lupi







Firma:










lunedì 15 maggio 2017

May the Force be with you










There's a difference




La risata di una persona solitaria con un libro in mano è uno dei pochi risultati squisitamente umani che potrebbero commuovere un antropologo extraterrestre.
 
Giorgio Manganelli






domenica 14 maggio 2017

Dancing Bears




I “Dancing Bears” sono proibiti dalla legge in quasi tutti i paesi, ma in alcuni stati come Grecia o India la pratica viene comunque portata avanti da persone con ben pochi scrupoli.
Catturati da cuccioli dopo averne ucciso la madre, un anello di metallo o una corda tra naso e labbra applicato dopo aver bruciato la pelle con un ferro ardente per poterne gestire i movimenti come fossero marionette e una vita fatta di catene e addestramento violento (quale non lo è?), obbligati a simulare dei movimenti simili al “ballo” facendoli camminare su superfici bollenti per esibirsi di fronte ai turisti.
Suma è stata un “orso danzante” finchè l'International Animal Rescue non è riuscito a salvarla, in Nepal, e a portarla in un santuario.
I suoi sfruttatori, quando hanno visto arrivare i controlli, l'hanno legata a un albero e sono fuggiti.
E’ stata trovata coperta di ferite infette, con le unghie sanguinanti e i denti rotti.



In foto: Suma 
 





sabato 13 maggio 2017

Futuro House




Futuro, or Futuro House, is a round prefabricated house designed in 1968 by Finnish architect, Matti Suuronen; fewer than 100 examples were built, inspired by the post-war futurism and space exploration. It has become an iconic piece of mid-century architecture, conceived as a “portable” ski chalet. 


 The distinctive flying saucer-like shape and airplane hatch entrance has made the houses popular among collectors. The Futuro is composed of fiberglass-reinforced polyester plastic, polyester-polyurethane, and poly(methylmethacrylate), measuring 13 feet (4 metres) high and 26 feet (8 metres) in diameter.
The 1970 issue of Architecture d’aujourd’hui described the house as ideal for very cold mountains or even by the sea. 
 

The oil crisis of 1973 tripled gasoline prices and made manufacture of plastic extremely expensive. Today around 60 of the original Futuro homes survive, owned mostly by private individuals. The prototype (serial number 000) is in the collection of Museum Boijmans Van Beuningen in Rotterdam, The Netherlands. 


 
Futuro House landed on roof of Central Saint Martins College, London, in 2015 for an initial year long stay, has now been extended until Summer 2017 
 





Poveri noi