Davanti
al dolore fisico, tutti gli animali sono uguali. Anche l'uomo è un
animale, e il suo dolore e la sua paura valgono quelli di altri
animali, e, oppresso o torturato, non può suscitare che un desiderio
e un imperativo immediato: il soccorso. Ma, stabilito questo, resta
la domanda: perché mai il dolore umano viene sempre considerato
ingiusto, un male da eliminare, una specie di vergogna che impegna la
società a combatterlo con tutte le sue forze, mentre poi,
costantemente, il dolore animale, anche il più terribile, è
accettato come una fatalità, non solo, ma, se deve procurare qualche
nuovo beneficio all'uomo, è una fatalità benedetta? Perché questa
differenza tra corpi viventi che, se tormentati o straziati, soffrono
ugualmente? Soffrono atrocemente e infinitamente?
Anna
Maria Ortese, Le piccole persone