lunedì 14 settembre 2015
sabato 12 settembre 2015
Settembre
Settembre
è il mese del ripensamento sugli anni e sull' età,
dopo l' estate porta il dono usato della perplessità...
Ti siedi e pensi e ricominci il gioco della tua identità,
come scintille brucian nel tuo fuoco le possibilità...
dopo l' estate porta il dono usato della perplessità...
Ti siedi e pensi e ricominci il gioco della tua identità,
come scintille brucian nel tuo fuoco le possibilità...
(Guccini,
La canzone dei 12 mesi)
venerdì 11 settembre 2015
Ricordare l' 11 settembre
September
11, 1973: U.S.-backed military coup in Chile overthrows the elected
socialist government of Salvador Allende. At least 60,000 people were
killed in the ensuing fascist terror under General Augusto
Pinochet.September 11, 1973: U.S.-backed military coup in Chile
overthrows the elected socialist government of Salvador Allende. At
least 60,000 people were killed in the ensuing fascist terror under
General Augusto Pinochet.
ESTADIO
DE CHILE
Siamo in cinquemila, qui,
In questa piccola parte della città.
Siamo in cinquemila.
Quanti siamo, in totale,
Nelle città di tutto il paese?
Solo qui
Diecimila mani che seminano
E fanno marciare le fabbriche.
Quanta umanità
In preda alla fame, al freddo, alla paura, al dolore,
Alla pressione morale, al terrore, alla pazzia.
Sei dei nostri si son persi
Nello spazio stellare.
Uno morto, uno colpito come non avevo mai creduto
Si potesse colpire un essere umano.
Gli altri quattro hanno voluto togliersi
Tutte le paure
Uno saltando nel vuoto,
Un altro sbattendo la testa contro un muro,
Ma tutti con lo sguardo fisso alla morte.
Che spavento fa il volto del fascismo!
Portano a termine i loro piani con precisione professionale
E non gl'importa di nulla.
Il sangue, per loro, son medaglie.
La strage è un atto di eroismo.
È questo il mondo che hai creato, mio Dio?
Per tutto questo i tuoi sette giorni di riposo e di lavoro?
Tra queste quattro mura c'è solo un numero
Che non aumenta.
Che, lentamente, vorrà ancor più la morte.
Ma all'improvviso mi colpisce la coscienza
E vedo questa marea muta
E vedo il pulsare delle macchine
E i militari che mostrano il loro volto di matrona
Pieno di dolcezza.
E il Messico, Cuba e il mondo?
Che urlino questa ignominia!
Siamo diecimila mani
In meno che producono.
Quanti saremo in tutta la patria?
Il sangue del Compagno Presidente
Colpisce più forte che le bombe e le mitraglia.
Così colpirà di nuovo il nostro pugno.
Canto, che cattivo sapore hai
Quando devo cantar la paura.
Paura come quella che vivo,
Come quella che muoio, paura.
Di vedermi fra tanti e tanti
momenti di infinito
in cui il silenzio e il grido
sono i fini di questo canto.
Ciò che ho sentito e che sento
Farà sbocciare il momento.
Siamo in cinquemila, qui,
In questa piccola parte della città.
Siamo in cinquemila.
Quanti siamo, in totale,
Nelle città di tutto il paese?
Solo qui
Diecimila mani che seminano
E fanno marciare le fabbriche.
Quanta umanità
In preda alla fame, al freddo, alla paura, al dolore,
Alla pressione morale, al terrore, alla pazzia.
Sei dei nostri si son persi
Nello spazio stellare.
Uno morto, uno colpito come non avevo mai creduto
Si potesse colpire un essere umano.
Gli altri quattro hanno voluto togliersi
Tutte le paure
Uno saltando nel vuoto,
Un altro sbattendo la testa contro un muro,
Ma tutti con lo sguardo fisso alla morte.
Che spavento fa il volto del fascismo!
Portano a termine i loro piani con precisione professionale
E non gl'importa di nulla.
Il sangue, per loro, son medaglie.
La strage è un atto di eroismo.
È questo il mondo che hai creato, mio Dio?
Per tutto questo i tuoi sette giorni di riposo e di lavoro?
Tra queste quattro mura c'è solo un numero
Che non aumenta.
Che, lentamente, vorrà ancor più la morte.
Ma all'improvviso mi colpisce la coscienza
E vedo questa marea muta
E vedo il pulsare delle macchine
E i militari che mostrano il loro volto di matrona
Pieno di dolcezza.
E il Messico, Cuba e il mondo?
Che urlino questa ignominia!
Siamo diecimila mani
In meno che producono.
Quanti saremo in tutta la patria?
Il sangue del Compagno Presidente
Colpisce più forte che le bombe e le mitraglia.
Così colpirà di nuovo il nostro pugno.
Canto, che cattivo sapore hai
Quando devo cantar la paura.
Paura come quella che vivo,
Come quella che muoio, paura.
Di vedermi fra tanti e tanti
momenti di infinito
in cui il silenzio e il grido
sono i fini di questo canto.
Ciò che ho sentito e che sento
Farà sbocciare il momento.
Testo
di Víctor Jara
23
settembre 1973
L'11
settembre 1973 Víctor Jara fu arrestato dai militari fascisti di
Pinochet. La maggior parte dei prigionieri politici vennero rinchiusi
nel grande Estadio Nacional;
altri in un piccolo complesso sportivo detto "Estadio Chile".
Víctor Jara vi rimase e vi fu assassinato. Con mezzi di fortuna,
continuò a comporre canzoni e poesie; questa è la sua ultima. Gli
furono prima spezzate le mani in mezzo alle grida di scherno dei
militari, poi gli furono tagliate. Fu poi ucciso. Gli fu trovato in
tasca dalla moglie venuta a riprendere il cadavere un foglietto con
questa canzone, recante la data del 23 settembre 1973; questa è
probabilmente la data della sua morte.
mercoledì 9 settembre 2015
La vera bestia è l'uomo
L'INFERNO
PER GLI ANIMALI DIETRO I TENDONI DEI CIRCHI
Due video, in questi giorni, hanno sconvolto il web squarciando un velo sul contesto di violenza che si nasconde dietro l'apparentemente patinato e scintillante mondo del circo con animali. In questo, diffuso da PETA Deutschland, in sessanta secondi vengono documentati decine di abusi, a dimostrazione che non trattasi di episodi, ma di pratiche diffuse.
Nell'altro
( http://youtu.be/n9XCviNxVlE)
un domatore attaccato da leoni durante uno spettacolo, pur ferito
cerca da subito di ristabilire il 'consueto rapporto' con l'animale,
prendendolo a bastonate, riproponendo il metodo del domatore francese
Alfred Court che lo spiegò semplicemente così: "E' il gioco
del domatore di leoni. Egli li fa agire sotto la costante minaccia
della morte, ricordandola con migliaia di punzecchiature, ferite e
frustate. Il leone ruggisce la sua protesta, ma va avanti con
l'esercizio, perché non vuole morire".
"Trattasi purtroppo unicamente di conferme" sottolinea il Presidente del Consiglio Nazionale dell'ENPA Marco Bravi "della visione arcaica del circo nel rapporto con l'animale. Se non sempre sfocia in violenza, è comunque ovunque basata su prevaricazione, imposizione e condizionamento psicologico, una logica schiavista dove l'animale deve piegarsi al volere dell'umano, anche per esercizi umilianti o innaturali. E' ora, che senza la solita ipocrisia sulla 'tradizione e cultura' del circo, si prenda coscienza che il problema non sono i singoli casi di provato maltrattamento nell'addestramento o, più spesso, nella stabulazione e trasporto, ma più in generale il modello 'Circo con animali'. Esso prevede la sistematica violazione dei diritti elementari degli animali, come prova anche il fatto che le Leggi che consentono al circo di svolgere queste attività sono normalmente in deroga a quelle di tutela degli animali. Per andare oltre al 'si provveda a livello legislativo', che da solo rimane demagogico e sterile, la strada è una sola. Le mamme improvvide che portano ancora i figli a vedere circhi con animali devono comprendere quanto siano diseducativi, come ben hanno capito quelle che, nel video del domatore, scappano dallo spettacolo. Solo così, eliminando la domanda del pubblico, potremo sperare in un futuro di circhi senza animali".
"Trattasi purtroppo unicamente di conferme" sottolinea il Presidente del Consiglio Nazionale dell'ENPA Marco Bravi "della visione arcaica del circo nel rapporto con l'animale. Se non sempre sfocia in violenza, è comunque ovunque basata su prevaricazione, imposizione e condizionamento psicologico, una logica schiavista dove l'animale deve piegarsi al volere dell'umano, anche per esercizi umilianti o innaturali. E' ora, che senza la solita ipocrisia sulla 'tradizione e cultura' del circo, si prenda coscienza che il problema non sono i singoli casi di provato maltrattamento nell'addestramento o, più spesso, nella stabulazione e trasporto, ma più in generale il modello 'Circo con animali'. Esso prevede la sistematica violazione dei diritti elementari degli animali, come prova anche il fatto che le Leggi che consentono al circo di svolgere queste attività sono normalmente in deroga a quelle di tutela degli animali. Per andare oltre al 'si provveda a livello legislativo', che da solo rimane demagogico e sterile, la strada è una sola. Le mamme improvvide che portano ancora i figli a vedere circhi con animali devono comprendere quanto siano diseducativi, come ben hanno capito quelle che, nel video del domatore, scappano dallo spettacolo. Solo così, eliminando la domanda del pubblico, potremo sperare in un futuro di circhi senza animali".
L'inferno per gli animali dietro i tendoni dei circhi
L'INFERNO PER GLI ANIMALI DIETRO I TENDONI DEI CIRCHIDue video, in questi giorni, hanno sconvolto il web squarciando un velo sul contesto di violenza che si nasconde dietro l'apparentemente patinato e scintillante mondo del circo con animali. In questo, diffuso da PETA Deutschland, in sessanta secondi vengono documentati decine di abusi, a dimostrazione che non trattasi di episodi, ma di pratiche diffuse. Nell'altro ( http://youtu.be/n9XCviNxVlE ) un domatore attaccato da leoni durante uno spettacolo, pur ferito cerca da subito di ristabilire il 'consueto rapporto' con l'animale, prendendolo a bastonate, riproponendo il metodo del domatore francese Alfred Court che lo spiegò semplicemente così: "E' il gioco del domatore di leoni. Egli li fa agire sotto la costante minaccia della morte, ricordandola con migliaia di punzecchiature, ferite e frustate. Il leone ruggisce la sua protesta, ma va avanti con l'esercizio, perché non vuole morire". "Trattasi purtroppo unicamente di conferme" sottolinea il Presidente del Consiglio Nazionale dell'ENPA Marco Bravi "della visione arcaica del circo nel rapporto con l'animale. Se non sempre sfocia in violenza, è comunque ovunque basata su prevaricazione, imposizione e condizionamento psicologico, una logica schiavista dove l'animale deve piegarsi al volere dell'umano, anche per esercizi umilianti o innaturali. E' ora, che senza la solita ipocrisia sulla 'tradizione e cultura' del circo, si prenda coscienza che il problema non sono i singoli casi di provato maltrattamento nell'addestramento o, più spesso, nella stabulazione e trasporto, ma più in generale il modello 'Circo con animali'. Esso prevede la sistematica violazione dei diritti elementari degli animali, come prova anche il fatto che le Leggi che consentono al circo di svolgere queste attività sono normalmente in deroga a quelle di tutela degli animali. Per andare oltre al 'si provveda a livello legislativo', che da solo rimane demagogico e sterile, la strada è una sola. Le mamme improvvide che portano ancora i figli a vedere circhi con animali devono comprendere quanto siano diseducativi, come ben hanno capito quelle che, nel video del domatore, scappano dallo spettacolo. Solo così, eliminando la domanda del pubblico, potremo sperare in un futuro di circhi senza animali".
Posted by ENPA - Ente Nazionale Protezione Animali on Domenica 6 settembre 2015
martedì 8 settembre 2015
Exodus
Syria
became home to the refugees who fled the armies of Ibrahim Basha in
1839
Syria
became home to the Circassian refugees in 1860
Syria
became home to the Armenian refugees in 1914
Syria
became home to the Palestinian refugees in 1948
Syria
became home once again to Palestinian refugees in 1967
Syria
became home to the refugees from Kuwait in 1990
Syria
became home to refugees from Lebanon in 1996
Syria
became home to the refugees from Iraq in 2003
Syria
became home to the refugees from Lebanon in 2006
It
will be written in the history books and generations will remember,
that Syria never closed it’s borders for those who fled their homes
seeking safety and refuge.
Syria
has never asked any Arab for a Visa to enter it’s lands whether it
was a visit or permanent stay.
In
Syria not a single tent was put up on the borders to accommodate for
refugees across the years, houses were opened, streets were vacated
and cities were renamed to allow for refugees to feel at home.
Let
it be written in the history books and let the generations remember,
that when a Syrian needed help and refuge, borders were closed and
the world looked away.
Yaman
Birawi
Le
case a cui tornare...
venerdì 4 settembre 2015
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