giovedì 12 novembre 2015

Bisogno di consolazione


Mi manca la fede e non potrò mai, quindi, essere un uomo felice, perché un uomo felice non può avere il timore che la propria vita sia solo un vagare insensato verso una morte certa. Non ho ereditato né un dio né un punto fermo sulla terra da cui poter attirare l’attenzione di un dio. Non ho ereditato nemmeno il ben celato furore dello scettico, il gusto del deserto del razionalista o l’ardente innocenza dell’ateo. Non oso dunque gettare pietre sulla donna che crede in cose di cui io dubito o sull’uomo che venera il suo dubbio come se non fosse anch’esso circondato dalle tenebre. Quelle pietre colpirebbero me stesso, perché di una cosa sono convinto: che il bisogno di consolazione che ha l’uomo non può essere soddisfatto.
(...)
 
Il mondo è dunque più forte di me. Al suo potere non ho altro da opporre che me stesso – il che, d’altra parte, non è poco. Finché infatti non mi lascio sopraffare, sono anch’io una potenza. E la mia potenza è temibile finché ho il potere delle mie parole da opporre a quello del mondo, perché chi costruisce prigioni s’esprime meno bene di chi costruisce la libertà. Ma la mia potenza sarà illimitata il giorno in cui avrò solo il mio silenzio per difendere la mia inviolabilità, perché non esiste ascia capace di intaccare un silenzio vivente.
Questa è la mia unica consolazione. So che le ricadute nella disperazione saranno molte e profonde, ma il ricordo del miracolo della liberazione mi sostiene come un’ala verso una meta vertiginosa: una consolazione più bella di una consolazione e più grande di una filosofia, vale a dire una ragione di vita.

 
Stig Dagerman, Il nostro bisogno di consolazione

 Stig Dagerman (5 ottobre 1923 – 5 novembre 1954) 
è stato un giornalista e scrittore svedese. Talentuoso, sensibile e libertario concluse la propria esistenza suicidandosi a soli 31 anni.











mercoledì 11 novembre 2015

Sur-Fake



The attention you're paying your screen right now—and while you endlessly scroll through Facebook, emails, Netflix, and Instagram—is the subject of a new photo series from French photographer Antoine Geiger, SUR-FAKE. What appear to be casual snapshots of people going about their phone-addicted lives become sinister, Dementor-from-Harry-Potter-like scenarios under his digital paintbrush. That's right, your face is getting sucked right off your head and into the single object that absorbs more of our time than sleep. 
"All of a sudden I would be on the metro or in the museum and feel on my own while it's crowded. I could literaly see people's faces melting on their screens, like their identity was being lost in the non-space of technology, like the spacial dimension of the present has been outstretched." A bit of post-processing in Photoshop, and his eerie feeling was visualized. The result is similar to the work of Italian photographer Max Cavallari”
 

 
 
  


 

Ciottoli



Il ciottolo è una creatura

perfetta

uguale a se stesso

attento ai propri confini

esattamente ripieno

di senso pietroso

con un odore che non ricorda nulla

non spaventa nulla non suscita desideri

il suo ardore e la sua freddezza

sono giusti e pieni di dignità

provo un grave rimorso

quando lo tengo nel palmo

e un falso calore

ne pervade il nobile corpo

- I ciottoli non si lasciano addomesticare

fino alla fine ci guarderanno

con un occhio calmo e molto chiaro  
 

Zbigniew Herbert, da Rapporto dalla città assediata
  
 
 

martedì 10 novembre 2015

Sempre più blu



Il Dipartimento di stato e il Pentagono hanno detto sì. L’Italia sarà l’unico paese del mondo, dopo la Gran Bretagna, a ricevere dagli Stati uniti missili e bombe per armare i propri droni, rendendoli in grado di uccidere. La notizia, raccolta dalla Reuters e ripresa dai principali giornali italiani, cade nel più totale silenzio della politica.
Sponsor forte dell’operazione è il segretario di stato John Kerry, che fin dal 2012, quando era senatore, si espresse ufficialmente a favore della vendita all’Italia. Il Congresso, secondo il principio del silenzio assenso ha ora 15 giorni per opporsi alla decisione del governo Obama ma è decisamente improbabile che lo faccia.
Da quel momento, la palla sarà tutta in mano a Palazzo Chigi, che presumibilmente dovrà firmare i numerosi protocolli «riservati» previsti nella vendita. Secondo Reuters il governo degli Stati uniti acquisterà da General Atomic e poi rivenderà all’Italia 156 missili AGM-114R2 Hellfire (prodotti dalla Lockheed Martin), 20 bombe GBU-12 a guida laser, 30 bombe GBU-38 JDAM e altri armamenti per un contratto stimato inizialmente in 129,6 milioni di dollari (119 milioni di euro). L’Italia potrà così armare 2 droni Mq-9 Reaper con 14 missili aria-terra e 2 bombe per ogni missione. I Reaper sono 9 volte più potenti e il doppio più veloci dei più conosciuti Predator.
Alle munizioni, vanno aggiunti almeno altri 30 milioni di euro per l’addestramento del personale e l’aggiornamento del software impiegato. Ed è praticamente certo che, vista la palese considerazione del nostro paese a Washington, saremo casualmente anche tra i primi ad acquistare dal 2018–2020 l’evoluzione del Reaper, il Predator B-RPA, spendendo altre centinaia di milioni di euro in armamenti d’attacco. (...)
Sono quattro anni che l’aeronautica aspetta. La richiesta fu avanzata dal governo Berlusconi nel 2011 ed è stata ripetuta da tutti gli esecutivi successivi (Monti, Letta e Renzi) nel silenzio totale del parlamento. 
 









La voce



Vado al mare
per udire quella voce
fra un colpo e l'altro dell'onda

ma la voce non c'è
c'è solo la senile garrulità dell'acqua
il nulla salato
l'ala d'un bianco uccello
rinsecchita sulla pietra

vado nel bosco
dove dura ininterrotto
il fruscio d'una enorme clessidra
che trasmuta foglie in terra nera
terra nera in foglie
potenti mandibole d'insetti
divorano il silenzio della terra

vado nei campi
lastre verdi e gialle
fissate con spilli d'esistenze d'insetti
risuonano a ogni tocco di vento

dov'è quella voce
dovrebbe farsi udire
quando per un attimo tacerà
l'instancabile monologo della terra

niente solo sussurri
schiocchi scoppi

torno a casa
e l'esperienza assume
forma di alternativa
o il mondo è muto
o io sono sordo

forse però
siamo entrambi
segnati da una infermità

dobbiamo perciò
prenderci sottobraccio
andare avanti
verso nuovi orizzonti
verso gole contratte
da cui fuoriesce
un incomprensibile borbottio.

Zbigniew Herbert, da Rapporto dalla città assediata






Cogito



Tutti i tentativi di allontanare
il cosiddetto calice amaro —
con la riflessione
l'impegno frenetico a favore dei gatti randagi
gli esercizi di respirazione
la religione —
sono falliti

bisogna accettare
chinare mitemente il capo
non torcersi le mani
ricorrere alla sofferenza con misura e dolcezza
come a una protesi
senza falso pudore
ma anche senza inutile orgoglio

non sventolare il moncherino
sulle teste degli altri
non picchiare col bastone bianco
alle finestre dei sazi

bere l'estratto d'erbe amare
ma non fino in fondo
lasciarne avvedutamente
qualche sorso per l'avvenire

accettare
ma al tempo stesso
distinguere dentro di sé
e possibilmente
trasformare la materia della sofferenza
in qualcosa o qualcuno

giocare
con essa
ovviamente
giocarci

scherzare con essa
con grande cautela
come con un bambino malato
per strappare alla fine
con sciocchi giochetti
un esile
sorriso

Zbigniew Herbert, Il Signor Cogito medita sulla sofferenza

 

 

lunedì 9 novembre 2015

Passato



Non possiamo cambiare neppure una virgola del nostro passato, né cancellare i danni che ci furono inflitti nell’infanzia. Possiamo però cambiare noi stessi, "riparare i guasti", riacquisire la nostra integrità perduta. Possiamo far questo nel momento in cui decidiamo di osservare più da vicino le conoscenze che riguardano gli eventi passati e che sono memorizzate nel nostro corpo, per accostarle alla nostra coscienza. Si tratta indubbiamente di una strada impervia, ma è l’unica che ci dia la possibilità di abbandonare infine la prigione invisibile – e tuttavia così crudele – dell’infanzia e di trasformarci, da vittime inconsapevoli del passato, in individui responsabili che conoscono la propria storia e hanno imparato a convivere con essa. 
 
Alice Miller