giovedì 7 gennaio 2021

La bambola viaggiatrice

 

A 40 anni Franz Kafka, che non si è mai sposato e non aveva figli, passeggiava per il parco di Berlino quando incontrò una bambina che piangeva. Elsi, questo il nome della bambina, era in lacrime, voleva la sua Brigida persa non si sa dove. La bambina e Kafka cercarono la bambola senza successo. Kafka le propose di incontrarsi di nuovo lì il giorno dopo, per tornare a cercarla insieme.

Il giorno seguente, non avendo ancora trovato la bambola, Kafka consegnò alla bambina una lettera "scritta” dalla bambola che diceva: “per favore, non piangere. Ho fatto un viaggio per vedere il mondo. Ti scriverò delle mie avventure.”

Così iniziò una storia che proseguì fino alla fine della vita di Kafka. Durante i loro incontri, Kafka leggeva le lettere della bambola accuratamente scritte con avventure e conversazioni che alla bambina piacevano moltissimo.

Alla fine Kafka le portò una bambola, chiaramente diversa da quella perduta. “Non assomiglia affatto alla mia bambola", disse la bambina. Kafka le consegnò allora un'altra lettera in cui la bambola scriveva: “i miei viaggi mi hanno cambiato”.

La bambina abbracciò la nuova bambola e la portò a casa tutta felice.

L’anno seguente Kafka morì.

Molti anni dopo la bambina, oramai adulta, trovò un messaggio dentro la bambola. Nella breve lettera firmata da Kafka c‘era scritto: “tutto ciò che ami probabilmente andrà perduto, ma alla fine l'amore tornerà in una forma diversa”.

Jordi Sierra I Fabra, Kafka e la bambola viaggiatrice

 

 





Find the difference

 



 

 

 

 

 

mercoledì 6 gennaio 2021

lunedì 4 gennaio 2021

Gennaio

 

Camminavo sempre più lentamente, guardavo le case, le vie vuote della domenica, gennaio... Mi resi conto, per la prima volta con assoluta chiarezza (la chiarezza dell'aria di gennaio), che quello che rimane non sono momenti eccezionali, non sono avvenimenti, ma appunto qualcosa che non accade. Un tempo libero dalla pretesa di eccezionalità.

Ricordi di pomeriggi nei quali non era successo nulla. Nulla se escludiamo la vita in tutta la sua pienezza.

Il sottile odore del fumo di legna, le gocce, la sensazione di solitudine, il silenzio, lo scricchiolio della neve sotto i piedi, il leggero allarme dell'imbrunire, lento e irrevocabile.


Georgi Gospodinov, Fisica della malinconia

 


 

 

 

 

sabato 2 gennaio 2021

Cielo

 

Da qui si doveva cominciare: il cielo.
Finestra senza davanzale, telaio, vetri.
Un’apertura e nulla più,
ma spalancata.

Non devo attendere una notte serena,
né alzare la testa,
per osservare il cielo.
L’ho dietro me, sottomano e sulle palpebre.
Il cielo mi avvolge ermeticamente
e mi solleva dal basso.

Perfino le montagne più alte
non sono più vicine al cielo
delle valli più profonde.
In nessun luogo ce n’è più
che in un altro.
La nuvola è schiacciata dal cielo
inesorabilmente come la tomba.
La talpa è al settimo cielo
come il gufo che scuote le ali.
La cosa che cade in un abisso
cade da cielo a cielo.

Friabili, fluenti, rocciosi,
infuocati e aerei,
distese di cielo, briciole di cielo,
folate e cumuli di cielo.
Il cielo è onnipresente
perfino nel buio sotto la pelle.

Mangio cielo, evacuo cielo.
Sono una trappola in trappola,
un abitante abitato,
un abbraccio abbracciato,
una domanda in risposta a una domanda.

La divisione in cielo e terra
non è il modo appropriato
di pensare a questa totalità.
Permette solo di sopravvivere
a un indirizzo più esatto,
più facile da trovare,
se dovessero cercarmi.
Miei segni particolari:
incanto e disperazione.

Wislawa Szymborska



 

 

 

 

Mantis

 











venerdì 1 gennaio 2021