Bisogna sentirsi fragili, essere scolpiti dal vento, per ritrovarsi creature sperdute, cariche di malinconia a tal punto da sospirare ad ogni passo, per ogni dito della mano, per ogni stagione trascorsa. Ma la fragilità ti apre sentieri, pensieri taciuti per troppo tempo. È nel sentiero delle cose fragili che basta un colpo di vento per imparare a volare come soffioni che, come anime bianche, come sussurri, aleggiano nell’aria. Volare lontani, fragili, per farsi forti radici, farsi sguardi negli infiniti universi. E ci si ritrova soli a navigare fra le piccole anime dei soffioni che ci indicheranno il sentiero delle cose fragili. Era ora, esser belli, eroi fragili che si fanno semi per le magnolie, per gli ippocastani, per quel mandorlo piantato per il primo figlio, che in primavera esplode di bianchi fiori che come neve cadono lievi, lievi sulla terra umida. E allora, solo allora, esser fragili vorrà dire essere primavera, essere pronti a rinascere più forti di prima.
Antonio Catalano, Discorsi inutili
Qualche anno fa sono entrata in un allevamento di maiali. Era inverno e freddo, ma all’interno della struttura ci saranno stati più di 30 gradi. L’odore è stata la prima cosa che mi ha colpito. L’odore e il calore sprigionato dai corpi. Queste strutture assomigliano molto ai lager nazisti, sono concepite architettonicamente più o meno allo stesso modo. Corridoi in mezzo e stanzoni ai lati - con barriere, delle specie di vasche di cemento – pieni di maiali.
L’odore è forte perché gli animali vivono lì dentro per tutto il tempo. Mangiano, urinano e defecano nello stesso vascone. Hanno ferite aperte, tumori, malattie. Tra loro vivono anche topolini, scarafaggi e altre creature. Talvolta un topolino che corre sui bordi di queste vasche rappresenta un diversivo, una forma di intrattenimento per i più piccoli, che, come tutti i bambini, vorrebbero giocare.
Quando ti vedono, si spaventano. Si ammucchiano tutti insieme in un angolo. Poi qualcuno, curioso (lì dentro non succede mai niente, ogni novità rappresenta quindi un momento di svago), si avvicina. E ti guarda.
Resistere allo sguardo dei maiali è difficile e straziante. Perché loro ti vedono, ti osservano, ti scrutano, ti interrogano. La loro muta domanda ti mostra ciò che sei, ciò che fai. La disperazione che provano è il riflesso del tuo potere su di loro.
Rita Ciatti, Ma le pecore sognano lame elettriche?
Io non voglio sapere più, voglio essere
presente al mondo, ascoltare l’invisibile, il
taciuto, il sussurro che è nel bosco e che
con il vento ci porta al mare e il mare ci
porta al cielo, e dal cielo alle stelle.
Hanno ragione i bambini, i poeti: il mare
non è nient’altro che un cielo rovesciato e
le nuvole montagne vaporose, e poi, poi si
ritorna al bosco.
E solo in mezzo alla nebbia fra le cortecce, io nebbia,
io corteccia, terra, finalmente terra,
finalmente terra che respira l’anima del mondo.
Antonio Catalano, Discorsi inutili
C'é un legame segreto fra lentezza e memoria, fra velocità e oblio. Prendiamo una situazione delle più banali: un uomo cammina per la strada. A un tratto cerca di ricordare qualcosa, che però gli sfugge. Allora, istintivamente, rallenta il passo. Chi invece vuole dimenticare un evento penoso appena vissuto accelera inconsapevolmente la sua andatura, come per allontanarsi da qualcosa che sente ancora troppo vicino a sé nel tempo. Nella matematica esistenziale questa esperienza assume la forma di due equazioni elementari: il grado di lentezza è direttamente proporzionale all'intensità della memoria; il grado di velocità è direttamente proporzionale all'intensità dell'oblio
Milan Kundera, La lentezza
Sometimes I get overcharged
that's when you see sparks
they ask me where the hell I'm going
at a thousand feet per second
Hey man, slow down, slow down
idiot, slow down, slow down
Hey man, slow down, slow down
idiot, slow down, slow down
Ma
come possiamo essere liberi di guardare e studiare la verità quando
le nostre menti dalla nascita alla morte sono regolate da una cultura
particolare nel limitato modello dei nostri io?
Per secoli siamo
stati condizionati da nazionalità, casta, ceto, tradizione,
religione, lingua, educazione, letteratura, arte, costumi,
consuetudini, propaganda di ogni tipo, pressioni economiche, dal cibo
che mangiamo, dal clima in cui viviamo, dalla nostra famiglia, i
nostri amici, le nostre esperienze, ogni forma di influenza che vi
viene in mente, e di conseguenza le nostre reazioni a ogni problema
sono condizionate.
Siete consapevoli di essere
condizionati?
Se vogliamo scoprire ciò che è vero, dobbiamo
essere completamente liberi da tutte le religioni, da tutti i
condizionamenti, da tutti i dogmi, da tutte le credenze e da
qualunque autorità che spinga a uniformarci; il che significa,
essenzialmente, essere completamente soli e questo è molto
difficile. Non è un passatempo da domenica mattina, in cui fate una
bella gita e vi sedete sotto gli alberi per ascoltare qualche
sciocchezza. Il nostro problema è come liberare la mente da tutti i
condizionamenti, non come condizionarla meglio. Capite?
La
maggior parte di noi è alla ricerca di condizionamenti
migliori.
Solo una mente libera può scoprire la verità, la
realtà, che è al di la delle proiezioni mentali.
Quindi è
importante conoscere se stessi. La conoscenza di sè è l’inizio
della saggezza.
Conoscere noi stessi significa osservare che
cosa pensiamo, che cosa sentiamo, non solo superficialmente, ma con
la profonda consapevolezza di ciò che è, senza condanna, senza
giudizio, senza valutazione nè comparazione.
Provate e vedrete
la straordinaria difficoltà per una mente abituata da secoli a
paragonare, condannare, giudicare e valutare, fermare questo intero
processo e osservare semplicemente ciò che è.
L’importante è
comprendere da soli, non attraverso la guida di altri, il contenuto
totale della coscienza, che è condizionata, che è il prodotto della
società, della religione, di vari influssi, impressioni, ricordi,
comprendere tutti questi condizionamenti ed esserne liberi.
Sto
dicendo di conoscervi sempre più in profondità, vedervi come
realmente siete, cosa che nessuno può insegnarvi; e non potete
vedervi come siete realmente se siete legati da convinzioni, dogmi,
superstizioni e paure.
Jiddu Krishnamurti