giovedì 6 gennaio 2022

Psicoanalisi e scienza

 

Ci si sente sempre ripetere che bisogna dare un senso a questo e a quello, ai propri pensieri, alle proprie aspirazioni, ai desideri, al sesso, alla vita. Ma della vita non sappiamo niente di niente, come si affannano a spiegarci gli scienziati. La mia paura è che, per colpa loro, il reale, cosa mostruosa che non esiste, finirà per prendere il sopravvento. La scienza si sta sostituendo alla religione, altrettanto dispotica, ottusa e oscurantista. C’è un dio atomo, un dio spazio, eccetera. Se vince la scienza, o la religione, la psicoanalisi è finita.

Oggi, che rapporto c’è fra scienza e psicoanalisi ?

Per me l’unica scienza vera, seria, da seguire, è la fantascienza. L’altra, quella ufficiale, che ha i suoi altari nei laboratori, va avanti a tentoni, senza meta. E comincia persino ad aver paura della propria ombra. Sembra che stia arrivando anche per gli scienziati il momento dell’angoscia. Nei loro laboratori asettici, avvolti nei loro camici inamidati, questi vecchi bambini che giocano con cose sconosciute, maneggiando apparecchi sempre più complicati e inventando formule sempre più astruse, cominciano a domandarsi che cosa può accadere domani, a che cosa finiranno per portare queste sempre nuove ricerche. Finalmente, dico io. E se fosse troppo tardi? Biologi li chiamano, o fisici, chimici. Per me sono dementi. Solo adesso, quando già stanno per sfasciare l’universo, gli viene in mente di chiedersi se per caso non può essere pericoloso. E se salta tutto? Se i batteri così amorosamente allevati nei bianchi laboratori si tramutassero in nemici mortali? Se il mondo fosse spazzato via da un’orda di questi batteri, con tutta la cosa merdosa che lo abita, a cominciare dagli scienziati dei laboratori? Alle tre posizioni impossibili di Freud, governo educazione psicoanalisi, io aggiungerei, quarta, la scienza. Solo che loro, gli scienziati, non lo sanno di stare in una posizione insostenibile.

Una visione abbastanza pessimistica di quello che comunemente si definisce progresso.

No, tutt’altro. Io non sono pessimista. Non succederà niente. Per il semplice fatto che l’uomo è un buono a nulla, nemmeno capace di distruggersi. Personalmente, un flagello totale promosso dall’uomo lo troverei meraviglioso. La prova che finalmente è riuscito a combinare qualche cosa, con le sue mani, la sua testa, senza interventi divini, naturali, o altro. Tutti quei bei batteri supernutriti a spasso per il mondo come le cavallette bibliche significherebbero il trionfo dell’uomo. Ma non succederà. La scienza ha la sua brava crisi di responsabilità. Tutto rientrerà nell’ordine della cose, come si dice. L’ho detto: il reale avrà il sopravvento, come sempre. E noi saremo, come sempre, fottuti.

Emilia GranzottoFreud per sempre, intervista a Jacques Lacan

 





Povera patria

 

Concerto per Franco Battiato, Arena di Verona, settembre 2021

 



 

 

 

mercoledì 5 gennaio 2022

Figli

 

Papa Francesco ha destato lo sdegno di molti a causa di alcune sue affermazioni in merito al “dovere” di ognuno di noi di mettere al mondo dei figli: avere dei figli è, per il Papa, la più piena espressione della vita di una persona. Secondo il Pontefice sono sempre di più le coppie che scelgono di non avere figli o che si limitano ad avere un figlio solo: questa sarebbe una negazione di maternità e di paternità e, di conseguenza, una privazione del nostro essere umani. (…)

Ma il discorso del Papa non si è limitato all’importanza di mettere al mondo dei figli in questa società sempre più “orfana” e “governata dall’egoismo”: Francesco ha infatti puntato il dito contro chi ha in casa cani, gatti o altri animali domestici e, stando al suo pensiero, li preferirebbe ai figli – scegliendo magari di non avere figli (o di averne uno solo) e destinando amore ed attenzioni a cani e gatti. Queste affermazioni hanno suscitato grande indignazione in chi, come noi, ama gli animali, li rispetta e spesso convive con loro. Figli e animali non andrebbero mai messi in contrapposizione tra loro, né da noi né dal Papa: cani e gatti non sono come figli, ma sono al pari destinatari di molto amore, anche se di tipo diverso. (...)

Ci sono molte ragioni che spingono una coppia che si ama a scegliere di non avere figli e certamente la compagnia di un animale domestico non rientra fra queste: oltre a motivi fisiologici e all’impossibilità fisica di generare un figlio, anche l’incertezza economica per il futuro, la mancanza o la precarietà di lavoro, la disparità di diritti fra madri e padri, la paura di vivere in un mondo sempre più inquinato e in balia della crisi climatica, l’imperversare di malattie possono guidare verso la scelta del figlio unico o del non avere figli.

Viviamo in tempi difficili, e la scelta di non diventare genitori non solo non è da condannare, ma è da rispettare con il silenzio e senza giudizio.

Caro Papa Francesco, il rispetto deve essere per tutt*, sempre…

https://www.greenme.it/

 


 


Steps

 

 


 

 

 

 

Zitelle

 

Stavo imparando in fretta le arti dello zitellaggio. Aprivo tende ornate di pizzo per guardare in strada; osservavo le particelle di polvere fluttuare nella luce del sole; ricamavo i minuti, trasformando il tempo in rocchetti di filo; mettevo da parte i sacchetti di carta, ripiegandoli con cura e legandoli insieme con pezzi di spago.

Anche da ragazza avevo sognato di diventare una vecchia zitella, probabilmente perché la vita di mamma mi era sempre sembrata così sgradevole. Sedeva alla macchina da cucire, cercando di accorciare un orlo, poi una pentola cominciava a bollire, con il coperchio che borbottava, allora saltava in piedi e correva in cucina, poi il telefono cominciava a suonare – il droghiere che pretendeva di essere pagato o qualche altra chiamata del genere. Se si sedeva un momento a migliorare la propria cultura con il Saturday Evening Post, ben presto si alzava nuovamente di scatto per scomparire oltre la porta della cucina, dove la sentivo sospirare ad alta voce: “Accidenti, accidenti, accidenti” mentre cercava di accendere il forno.

L’esatto contrario della mia frettolosa madre erano le zitelle (…) 
Mi stregavano i suoni ovattati delle loro case, i loro piatti pieni di caramelle, i loro rituali privati (…) Mi piaceva immaginare come vivessero in tutto quello spazio vuoto, come lavassero un piatto alla volta, cercando di far durare quel lavoro il più a lungo possibile, in modo da riempire le loro serate. Dovevo avere otto o nove anni quando decisi che volevo quel genere di tranquillità, quella semplicità quasi religiosa 

 






Refugees

 

We're refugees, walking away from the life
That we've known and loved;
Nothing to do or say, nowhere to stay;
Now we are alone

  






sabato 1 gennaio 2022

Gennaio

 

So che si può vivere
non esistendo,
emersi da una quinta, da un fondale,
da un fuori che non c'è se mai nessuno
l'ha veduto.
So che si può esistere
non vivendo,
con radici strappate da ogni vento
se anche non muove foglia e non un soffio increspa
l'acqua su cui s'affaccia il tuo salone.
So che non c'è magia
di filtro o d'infusione
che possano spiegare come di te s'azzuffino
dita e capelli, come il tuo riso esploda
nel suo ringraziamento
al minuscolo dio a cui ti affidi,
d'ora in ora diverso, e ne diffidi.
So che mai ti sei posta
il come - il dove - il perché,
pigramente indisposta
al disponibile,
distratta rassegnata al non importa,
al non so quando o quanto, assorta in un oscuro
germinale di larve e arborescenze.
So che quello che afferri,
oggetto o mano, penna o portacenere
brucia e non se n'accorge,
né te ne avvedi tu animale innocente
inconsapevole
di essere un perno e uno sfacelo, un'ombra
e una sostanza, un raggio che si oscura.
So che si può vivere
nel fuochetto di paglia dell'emulazione
senza che dalla tua fronte dispaia il segno timbrato
da Chi volle tu fossi... e se ne pentì.

Ora
uscita sul terrazzo, annaffi i fiori, scuoti
lo scheletro dell'albero di Natale,
ti accompagna in sordina il mangianastri,
torni dentro, allo specchio ti dispiaci,
ti getti a terra, con lo straccio scrosti
dal pavimento le orme degl'intrusi.
Erano tanti e il più impresentabile
di tutti perché gli altri almeno parlano,
io, a bocca chiusa.

E. Montale, Il primo gennaio