Un
gatto che dorme il pomeriggio
nel larghissimo letto padronale
in
un punto qualunque, però comodo,
che si sveglia in un'ora
qualunque
perché qualcuno passa e lo carezza,
non si
sveglia del tutto né si chiede
chi è che lo carezza, ma si
sporge
dal sonno solo un po’
per stirarsi in arrendevole
lunghezza
perché duri di piú quella carezza.
Forse cosí
potrebbe essere l'amore.
Patrizia Cavalli
"All’Angelo
degli inspiegabili rumori nella notte,
che veglia su chi piange
nel bagno,
su quelli che si feriscono in cucina
e su
quelli che fumano in terrazzo alle tre di notte"
A
change of speed, a change of style
A change of scene, with no
regrets
A chance to watch, admire the distance
Still
occupied, though you forget
Different colors, different
shades
Over each mistakes were made
I took the
blame
Directionless, so plain to see
A loaded gun won't set
you free
So you say
We'll
share a drink and step outside
An angry voice and one who
cried
We'll give you everything and more
The strain's too
much, can't take much more
Oh,
I've walked on water, run through fire
Can't seem to feel it
anymore
It
was me, waiting for me
Hoping for something more
Me, seeing
me this time
Hoping for something else
Io sono un poeta e quindi sono un animale. Come gli animali, il poeta è una creatura che sta sempre con le orecchie tese, sempre a spiare il pericolo. Gli animali devono sempre guardarsi da qualche altro animale: un topo ha l’incubo del gatto e la gazzella ha l’incubo del leone. Il poeta ha l’incubo del mondo intero, il poeta scrive e trema, non sa fare altro. Ogni attimo richiede una piccola avventura per arrivare al successivo. Tra un attimo e l’altro in effetti c’è la stessa distanza che c’è tra una stella e l’altra. E gli attimi sono tanti come le stelle e quando finiscono gli attimi ci sono altri attimi, e quando finiscono le stelle ci sono altre stelle. Il poeta le sa queste cose, il poeta è qui per unire ciò che la vita separa. La metafora è proprio questo, è una corda che tiene insieme cose lontane. Il poeta unisce nella sua carne i vivi e i morti, l’allegria e il dolore, il silenzio e la parola. Il poeta è lontano dagli uomini come può essere lontano un riccio, un moscone. Il poeta non vola, non c’entra niente coi gabbiani. Anzi, il poeta è un animale che si trascina, ha sempre un po’ di affanno. Il poeta è un animale notturno, anche se va in giro anche di giorno. Lui vede dal buio perché gli fa luce il batticuore e quello che vede dal buio rimane dentro al mondo anche quando il poeta muore. Il poeta è l’animale che vive non vivendo, che ama non amando, che dorme non dormendo. Il poeta è sempre lontano e vicinissimo a tutte le cose. Se lo incontrate non pensate che si possa fermare con voi. Lui è fatto per andare altrove. Se Dio ha fatto il mondo e ha dato a ciascuno un compito: il mare fa il mare, il cane fa il cane, l’uomo fa l’uomo, nessuno sa cosa fa il poeta dentro il mondo. Non lo sa lui per primo e per questo scrive, per scoprirlo.
Franco Arminio, Il topo sognatore e altri animali di paese