martedì 31 luglio 2012
lunedì 30 luglio 2012
sabato 28 luglio 2012
L'uomo è una bestia
Il 18 Luglio 2012 l’inferno di Green Hill (a Montichiari, Brescia) è stato posto sotto sequestro dal Corpo Forestale dello Stato. Da allora il destino di circa 2.400 cani di razza Beagle, destinati alla vivisezione, può essere cambiato e le associazioni animaliste italiane sono pronte a collaborare e fare il massimo per aiutare queste creature innocenti anche in nome ed in memoria di quei cani che a Green Hill sono morti tra atroci ed indicibili sofferenze.
Da venerdì 25 Luglio 2012 i cani di Green Hill saranno pronti per essere affidati alle associazioni di volontariato che si occupano di animali da compagnia e delle loro adozioni. Tra i molti richiedenti, saranno selezionate (con criterio, si auspica…) le famiglie più idonee ad accogliere questi cani e a curarli ed amarli per sempre.
Chiunque viva e lavori a qualsiasi titolo nei Canili e nei Gattili d’Italia sa benissimo quanto sia particolare il periodo estivo: le adozioni crollano, gli animali (abbandonati, malandati e soli) arrivano da ogni parte ed in continuazione, il lavoro aumenta in maniera esponenziale e tutto quello che fai sembra non riuscir mai a bastare.
Green Hill e tutti gli accadimenti relativi hanno invertito questa tendenza, almeno nelle richieste di adozione. Gli adottanti, per i Beagle scampati alla vivisezione, arrivano da ogni parte del paese. Il cuore degli Italiani sembra essersi aperto e lo ha fatto in maniera scalpitante e frenetica!... E noi, dai Rifugi per animali soli ed abbandonati, restiamo a guardare…
Lungi da me voler far polemica su ciò che muove la gente a decidere, estemporaneamente e con tanta convinzione, di adottare un cane di Green Hill. Lungi da me voler indagare le motivazioni per cui, agli occhi di molti, un Beagle su cui si voleva sperimentare sia più attraente di un cane che non ha mai conosciuto l’amore (pur avendo forse, in origine, una famiglia), che è stato lasciato da solo su una strada, fortunatamente recuperato e portato in canile e poi mai più notato, guardato e voluto.
Non voglio sollevare controverse ed irrisolvibili questioni, anche perché, dopo gli orrori di Green Hill, si può solo rimanere in silenzio e tentare di rimediare.
Vorrei soltanto aver la forza ed il coraggio di poter credere che l’entusiasmo dilagante e lo straordinario desiderio di dare un futuro a quei poveri cani, salvati finalmente, dopo mesi e mesi di lotte, siano genuini e pensati e che significhino un impegno per la vita, valutato e scelto consapevolmente.
Niente ha importanza se le adozioni dei Beagle di Green Hill saranno consapevoli.
Nulla dobbiamo dire se adottare un Beagle (un cane che peraltro possiede grandi doti di testardaggine, caparbietà ed indipendenza) salvato da un laboratorio di vivisezione sarà una scelta ragionata, maturata dall’amore e dalla riflessione. Niente altro importa se ci si è veramente chiesti cosa questa scelta comporti e se, veramente, i nostri comportamenti rispecchiano un solo pensiero, che dice che TUTTI i cani sono uguali!!!
Queste righe sono per Beagle di Montichiari, per tutti i Beagle del Mondo, per ogni animale recluso, maltrattato e vivisezionato. Queste righe sono ancora una volta lo spunto per ricordare altri cani, che non saranno mai famosi e mai arriveranno agli onori delle cronache, ma che, ai nostri occhi ed ai nostri cuori, saranno per sempre parte di ciò che anche i cani di Green Hill rappresentano: un simbolo dell’animalismo e della lotta alla crudeltà verso i più deboli.
venerdì 20 luglio 2012
Regione Campania
Avvenire pubblica uno sconvolgente rapporto del Pascale: le morti per tumori nelle province di Napoli e Caserta sono cresciute vertiginosamente, mentre nel resto d'Italia sono rimaste stabili o diminuite. ''Correlazione con emergenza e roghi evidente''
NAPOLI - Vent'anni di sacrifici umani - come altro chiamarli? - consumati nell'indifferenza delle istituzioni. Dal 1998 ad oggi i casi di morte per malattie oncologiche sono aumentate nel Napoletano fino al 47%: un dato in controtendenza rispetto ai decessi per neoplasie nel resto dell'Italia. E' quanto emerge da dati inediti dell'Istituto per la cura dei tumori Pascale di Napoli pubblicati oggi dal quotidiano Avvenire. La correlazione tra l'emergenza rifiuti degli ultimi anni, i fumi tossici dei roghi indiscriminati di immondizia e l'aumento delle malattie, dunque, esisterebbe eccome. L'indagine prende in considerazione la situazione della provincia di Napoli e il Casertano: anche qui morti in aumento, del 28,4% tra gli uomini e del 32,7% tra le donne.
LE POLEMICHE (E LE RASSICURAZIONI) DOPO IL RAPPORTO SEBIOREC - A poco più di un anno delle polemiche suscitate dal rapporto Sebiorec sugli effetti dell'inquinamento in Campania (qui: goo.gl/XIa88), uno dei più imponenti studi epidemiologici con biomarcatori mai fatti in Italia (commissionato dalla Regione nel 2007 e diffuso solo nel marzo 2011 dopo un'inchiesta dell'Espresso, qui: goo.gl/gsHRO); dopo le rassicurazioni della Regione Campania ("Non c'è nessun allarme sanitario", qui: goo.gl/g67Ki), nel triangolo delle discariche abusive e dei roghi tossici "si può avere paura anche ufficialmente", scrive Pino Ciociola nel suo lungo articolo sul quotidiano della Cei.
NELLA SOLA PROVINCIA DI NAPOLI, +47% DI TUMORI IN 20 ANNI Ecco i dati dello studio sui comuni campani, appena concluso dall’Istituto nazionale per i tumori Pascale e ancora inedito, realizzato per verificare e valutare il fenomeno attraverso le schede di morte individuale con diagnosi di tumore. Negli ultimi venti anni «in provincia di Napoli (città esclusa, ndr) si sono avuti incrementi percentuali del tasso di mortalità per tumori del 47% fra gli uomini e del 40% tra le donne, incrementi che sono stati rispettivamente del 28,4% e del 32,7% anche in provincia di Caserta». Mentre in Italia, negli stessi ultimi venti anni, «i tassi sono viceversa rimasti tendenzialmente stabili» e «al Nord sono addirittura diminuiti». Tornano alla mente il numero incalcolabile di segnalazioni, rapporti, fotografie, video prodotti negli anni da associazioni, comitati, semplici cittadini: colonne di fumo denso e nero che si alzano nei cieli delle province di Napoli e Caserta che non hanno mai impensierito le autorità. Quanti i reportage sulla "terra dei fuochi", sugli sversatoi abusivi, i pareri di specialisti, i libri, i documentari di dencuncia, le inchieste e le rivelazioni di collaboratori di giustizia accolti dalle istituzioni con la stessa cantilena: non si può provare la correlazione. L'ultimo a parlarne, qualche giorno fa, è stato, ancora una volta, Roberto Saviano. Il titolo shock ("Roghi tossici, la Campania è peggio di Fukushima") è stato rubricato come l'ennesima esagerazione dell'autore di Gomorra.
SACRIFICIO UMANO - Saviano ha parlato di un Paese che continua a ritenere "i sacrifici umani di centinaia di migliaia di campani un prezzo accettabile da pagare", domandandosi per quale tornaconto ciò possa mai avvenire (qui: goo.gl/r4PdJ). Lo scrittore può piacere o non piacere. Ma è difficile liberarsi dal pensiero della questione che pone. Il primo motivo che viene in mente è il più ovvio, e l'unico: quello economico. La politica è un effetto collaterale. Difficile dirla in un altro modo: da anni gli abitanti delle province di Napoli e Caserta sono vittime sacrificali del business del cemento; della macchina del consenso politico che continua a succhiare il sangue dei cittadini per continuare a funzionare; del meccanismo dell'emergenza che continua a divorare risorse. E vite umane.
CONNESSIONE FIN TROPPO EVIDENTE - "Nessuno provi a crearsi o a creare illusioni, a inventarsi coincidenze 'casuali'", ammonisce Avvenire. "La connessione strettissima fra emergenza rifiuti e impennata della mortalità è fin troppo evidente, come le fiamme che illuminano le notti nelle campagne della zona: «Questo eccesso di mortalità, che riguarda anche altre patologie cronico-degenerative – sottolinea infatti chiaro e tondo l’Istituto –, si configura come un grave problema sociale e ambientale, oltre che sanitario, di vasta dimensione e notevole gravità», tanto che «richiederebbe maggiore attenzione da parte delle istituzioni». E così la preoccupazione è sancita".
L'AUMENTO DELLE MORTI - Nello studio del Pascale sono passate in rassegna anche le singole patologie oncologiche. Si scopre così che il tumore del colon retto «In provincia di Napoli nel triennio 1988/1990 si riscontra negli uomini un tasso del 17,1 (su 100mila abitanti, ndr) negli uomini, che nel periodo 2003/2008 sale al 31,3», mentre nelle donne gli stessi tassi per gli stessi periodi sono «16,3 e poi 23». Situazione identica a Caserta: «19,3 (sempre per 100mila) per i maschi dal 1988 al 1990 e 30,9 dal 2003 al 2008», con «16,4 e poi 23,8 nelle donne». Nel resto d'Italia, invece, per lo stesso tipo di tumore e gli stessi periodi, i tassi sono stabili, passando dal 33 al 35 negli uomini e dal 30,5 al 29,3 nelle donne.
MORTALITA' PER TUMORE AL POLMONE PIù ALTA D'ITALIA - "L’aumento del tasso di mortalità femminile per tumore del polmone (che è il più alto in Italia) a livello nazionale è al 45%. E invece «l’incremento è stato superiore al 100% nella provincia di Napoli ed al 68% in quella di Caserta». Rimanendo alle donne, il tasso di mortalità per tumore alla mammella, che era 21,4 in provincia di Napoli nel 1988/1990, è aumentato fino a 31,3 nel 2003/2008, mentre in Italia passava da 37,6 a 37,7. Un altro esempio, stavolta riguardante gli uomini: il tasso di mortalità maschile per tumore al fegato registrato in provincia di Napoli nel 1988/1990 era 22,1 e quello in provincia di Caserta 22,3, livelli cresciuti via via fino al 2003/2008 rispettivamente a quota 38 e 26,4. Nello stesso periodo, al contrario, questo tasso su scala nazionale è diminuito da 12,3 a 10,7 per 100mila", continua l'articolo.
"FENOMENO CHE NON PUO' ESSERE MESSO IN DUBBIO" - La conclusione dell'articolo non lascia margine ai dubbi: "L'esplosione dei tassi di mortalità per tumori nelle province di Napoli e di Caserta «è ormai un fenomeno stabilizzato che non può essere messo in dubbio» e che «dipende da fattori diversi», affermano i ricercatori dell’Istituto Pascale. E infine impressiona un’altra loro sottolineatura: questa crescita è «particolarmente drammatica per alcuni tumori», che risultano «in netta controtendenza non soltanto coi dati italiani, ma anche coi dati delle altre province della Campania, dove i tassi sono stabili e ancora inferiori al dato nazionale»".
(giovedì 19 luglio 2012)
(giovedì 19 luglio 2012)
(Baia di Ieranto)
mercoledì 18 luglio 2012
martedì 17 luglio 2012
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