giovedì 9 maggio 2019
martedì 7 maggio 2019
lunedì 6 maggio 2019
Altri gatti
Il
giorno in cui sono nato, c' era un gatto che aspettava dall' altro
lato della porta. Mio padre fumava in cortile, a Mar del Plata. Mia
madre dice che è stato un parto difficile, alle quattro e venti del
pomeriggio d' un giorno d' estate. Il sole spaccava la terra. I
giovani Borges e Bioy Casares se ne stavano da quelle parti, a Los
Troncos, impegnati a creare le storie allucinate di don Isidro
Parodi. A Borges i gatti gli andavano dietro. In una delle sue foto
più belle, sta insieme a Maria Kodama, che ne tiene uno tra le
braccia; Borges lo accarezza come un amico. A me, un gatto ha portato
la soluzione per Triste, solitario y final. Era nero, con lo
sguardo deciso, molto simile a Taki, la gatta di Chandler. Un altro,
el Negro Ven, mi ha tenuto compagnia nell' esilio ed è morto a
Buenos Aires. Ce n' è stato uno, di nome Peteco, che mi ha tratto d'
impaccio molte volte nei giorni in cui stavo scrivendo La resa del
leone. Vivevo insieme a una ragazza allergica ai gatti, e poco dopo
ci siamo separati.
Osvaldo
Soriano, Ribelli, sognatori e fuggitivi
La cura
La
cura di noi stessi
forse
è questa:
desistere,
arrendersi.
E
questo non vuol dire
la
fine della lotta,
ma
sapere che la malattia
è
una forma di lotta alla noia,
un
espediente della tua vita
per
essere più viva.
Dunque,
non ti può salvare
la
cura, ma l'idea
che
sei pronto
a
tutte le forme che prende
la
tua vita e anche
alla
sua fine.
Ecco,
questo ti guarisce,
rallenta
l'ansia, il moto
del
sangue, ti porta a sentire
uguale
il giro dell'anima
e
la vita di una foglia,
ti
porta non alla fine del male
ma
del malessere.
Franco
Arminio
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