lunedì 1 agosto 2016

Larung Gar




 È iniziata il 20 luglio la demolizione dell’istituto buddista più grande del mondo, nell’est del Tibet. Un centro che comprende anche la città studentesca di Larung Gar in cui vivono oltre diecimila tra cinesi e tibetani. Le autorità vogliono ridurre il numero di monaci e monache. Non a caso le prime a essere demolite sono state proprio le loro case. La motivazione di tale decisione data dalle forze di polizia cinesi, che a quanto denunciato da attivisti di Free Tibet non è stata concordata con gli abitanti della struttura, ufficialmente è quella di garantire la sicurezza di un’area sovrappopolata. Lo scorso giugno le autorità avrebbero distribuito un’ordinanza che esigeva la riduzione a 5 mila del numero di presenze nel monastero. L’ordine fissava per il 30 ottobre l’inizio del trasferimento dei residenti e delle demolizioni ed elencava una serie di punizioni se i residenti non si fossero trasferiti, fra cui quella della distruzione completa del monastero. Il governo cinese ha anticipato l’inizio delle demolizioni di accademia e monastero adducendole al rischio di eventuali collegamenti con le «forze separatiste in esilio» 
(Corriere della sera)

 
Larung Gar è un insediamento a 3.700 metri d’altezza nella Contea cinese di Sertar, dove vivono insieme agli studenti circa 40 mila monaci tibetani, caratterizzato da migliaia di capanne rosse ammassate le une alle altre, ed è molto importante anche per le monache, considerato che proprio qui giungono allieve da tutto il Tibet. A Larung Gar non esistono televisioni e cellulari, i religiosi lavorano e meditano tutto il giorno da decenni, in una valle per lungo tempo rimasta incontaminata.
 





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