venerdì 20 dicembre 2013

Woodman









Photographer: Francesca Woodman

(Denver 3/04/1958–New York 19/01/1981) 



« Ho dei parametri e la mia vita a questo punto è paragonabile ai sedimenti di una vecchia tazza da caffè e vorrei piuttosto morire giovane, preservando ciò che è stato fatto, anziché cancellare confusamente tutte queste cose delicate »


Am I in the picture? Am I getting in or out of it? I could be a ghost, an animal or a dead body, not just this girl standing on the corner…










martedì 17 dicembre 2013

Natale di seconda mano





















Trentesimo anno



Di uno che entra nel suo trentesimo anno non si smetterà di dire che è giovane. Ma lui, benchè non riesca a scoprire in se stesso alcun mutamento, non ne è più così sicuro: gli sembra di non avere più diritto di farsi passare per giovane. E la mattina di un giorno che poi scorderà si sveglia e, tutt’a un tratto, rimane lì steso senza riuscire ad alzarsi, colpito dai raggi di una luce crudele e sprovvisto di ogni arma e di ogni coraggio per affrontare il nuovo giorno. Non appena chiude gli occhi per proteggersi, si sente andar giù e precipita in un deliquio in cui trascina con sé ogni istante vissuto. Continua a sprofondare e il suo grido non ha suono (privato anche del grido, di tutto privato!) e precipita in una voragine senza fondo finché non perde i sensi, finché non si è dissolto, spento e annientato tutto ciò ch’egli credeva d’essere. Quando riprende conoscenza e tremando ritorna in sé, quando riacquista forma e ridiventa una persona che ha fretta d’alzarsi e uscire alla luce del giorno, allora scopre dentro di sé una nuova meravigliosa facoltà. La facoltà di ricordare. Non gli capita più, come sino a quel momento, di ricordare questo o quello quando meno l’aspetta o perchè lo desideri, ma è piuttosto una necessità dolorosa quella che lo costringe a ricordare tutti i suoi anni, quelli lievi e quelli travolgenti, e tutti i luoghi dove in quegli anni aveva abitato. Getta la rete della memoria, la getta attorno a sé e tira su se stesso predatore e insieme preda, oltre la soglia del tempo, oltre la soglia del luogo, per capire chi egli sia stato e chi stia diventando.

Ingeborg Bachmann,  Il trentesimo anno  



Bisogni / Sogni



Se ognuno di noi confessasse il suo desiderio più segreto, quello che ispira tutti i suoi progetti e tutte le sue azioni, direbbe : "Voglio essere elogiato". Nessuno però vi si lascerà indurre, giacchè è meno disonorevole commettere un abominio che proclamare una debolezza così miserevole e umiliante, nata da un sentimento di solitudine e di insicurezza del quale soffrono, con uguale intensità, e i reietti e i fortunati.  Nessuno è sicuro di ciò che è, né di ciò che fa. Per quanto convinti dei nostri meriti, siamo rosi dall'inquietudine e, per vincerla, non chiediamo che di essere ingannati, di ricevere approvazione ovunque e da chiunque. Un buon osservatore scopre sempre una sfumatura di supplica nello sguardo di chi abbia portato a termine un'impresa o un'opera, o semplicemente si dedichi a un genere qualsiasi di attività. La malattia è universale; e se Dio ne sembra indenne, è perchè, ultimata la creazione, non poteva aspettarsi lodi, per mancanza di testimoni.

E.M.Cioran, La caduta nel tempo








domenica 15 dicembre 2013

sabato 14 dicembre 2013

Circo



Gli orsi battono le zampe ritmicamente,
la scimmia in tuta gialla va in bicicletta,
il leone salta nel cerchio fiammeggiante,
schiocca la frusta e suona la musichetta,
schiocca e culla gli occhi degli animali,
l’elefante regge un vaso sulla testa,
e i cani ballano con passi uguali.

Mi vergogno molto, io – umano.

Divertimento pessimo quel giorno:
gli applausi scrosciavano a cascata,
benché la mano più lunga d’una frusta
gettasse sulla sabbia un’ombra affilata

Wisława Szymborska, Gli animali del circo







Solitudini / 2



Tutti coloro che prendono seriamente se stessi e la vita, vogliono stare soli, ogni tanto.
La nostra civiltà ci ha così coinvolti negli aspetti esteriori della vita che poco ci rendiamo conto di questo bisogno, eppure le possibilità che offre per una completa realizzazione individuale sono state messe in rilievo dalle filosofie e dalle religioni di tutti i tempi. Il desiderio di una solitudine significativa non è in alcun modo nevrotico; al contrario, la maggior parte dei nevrotici rifugge dalle proprie profondità interiori, ed anzi, l'incapacità di una solitudine costruttiva è per se stessa un segno di nevrosi. Il desiderio di star soli è un sintomo di distacco nevrotico soltanto quando l'associarsi alla gente richiede uno sforzo insopportabile, per evitare il quale la solitudine diviene l'unico mezzo valido.

Karen Horney, I nostri conflitti interni