giovedì 27 marzo 2014
Famiglia
La famiglia è la culla della
disinformazione mondiale. Nella vita di famiglia dev'esserci qualcosa che
genera gli errori di fatto. L'eccesso di vicinanza, il rumore e il calore
dell'essere. Forse anche qualcosa di piú profondo, come il bisogno di
sopravvivere. Murray sostiene che siamo creature fragili, circondate da un
mondo di fatti ostili. I fatti minacciano la nostra felicità e sicurezza. Piú a
fondo investighiamo nella natura delle cose, piú incerta può sembrar diventare
la nostra struttura. Il processo famigliare tende a escludere il mondo. Piccoli
errori diventano capitali, le finzioni proliferano. Io gli replico che
ignoranza e confusione non possono essere le forze motrici che stanno dietro la
solidarietà famigliare. Che idea, che sovversione! Lui mi chiede perché mai, allora,
le unità famigliari piú forti si trovano nelle società meno sviluppate. Il non
sapere è lo strumento della sopravvivenza, sostiene. Magia e superstizione si
ossificano a diventare la poderosa ortodossia di clan. La famiglia è piú forte
là dove è piú probabile che la realtà oggettiva venga malintesa. Che teoria
spietata, dico. Ma lui insiste che è vera.
Don De Lillo, Rumore bianco
mercoledì 19 marzo 2014
Certe sere
Sappi
che tutte le strade, anche le più sole
hanno un vento che le accompagna
... che preferisco non imparar la rotta
per ricordarmi il mare
per ricordarmi il mare
venerdì 14 marzo 2014
Colonie feline
I gatti sono
animali sociali che si muovono liberamente su di un determinato territorio.
La
territorialità (già sancita dalla Legge 281/91) è una caratteristica etologica
del gatto che esclude il randagismo e riconosce la specificità della specie
felina di avere un riferimento territoriale – o habitat – dove svolgere le sue
funzione vitali (cibo, rapporti sociali, cure, riposo, ecc.).
Con
riferimento alla tutela dei gatti che vivono in libertà, la
Legge
n. 281/91 – Legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del
randagismo, all’art. 2 stabilisce, fra le altre cose, che:
E’ vietato a chiunque maltrattare i gatti
che vivono in liberta’.
E’ vietato allontanarli dai luoghi nei quali trovano abitualmente
rifugio, cibo e protezione
I gatti che vivono in liberta’ sono sterilizzati dall’autorita’
sanitaria competente per territorio e riammessi nel loro gruppo.
I gatti in liberta’ possono essere soppressi
soltanto se gravemente malati o incurabili.
Gli enti e le associazioni protezioniste possono, d’intesa con le
unita’ sanitarie locali, avere in gestione le colonie di gatti che vivono in
liberta’, assicurandone la cura della salute e le condizioni di sopravvivenza
(Legge
281/91)
- Chiunque, per crudeltà o senza
necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da 4 mesi
a due anni
(art.
544-bis codice penale)
- Il loro maltrattamento è
perseguito penalmente anche con la reclusione da tre mesi a 18 mesi o la multa
da 5.000 a
30.000 Euro
Carità cristiana
Le colonie
feline sono considerate patrimonio pubblico e l’orientamento giurisprudenziale
prevalente ne tutela l’incolumità “Il legislatore ha ritenuto che i gatti,
animali sociali che si muovono liberamente su un determinato territorio
(radunandosi spesso in gruppi denominati “colonie feline”), pur vivendo in
libertà, sono stanziali e frequentano abitualmente lo stesso luogo pubblico o
privato, creandosi così un loro “habitat” ovvero quel territorio o porzione di
esso, pubblico o privato, urbano e non, edificato e non, nel quale vivono
stabilmente. Nessuna norma di legge, né statale né regionale, proibisce di
alimentare gatti randagi nel loro habitat cioè nei luoghi pubblici e privati in
cui trovano rifugio. Secondo detta normativa i gatti che stazionano e/o vengono
alimentati nelle zone condominiali non possono essere allontanati o catturati
per nessun motivo, a meno che non si tratti di interventi sanitari o di
soccorso motivati (Legge 261/91).”
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