lunedì 11 luglio 2016
domenica 10 luglio 2016
Come se
Di
recente mi capita di pensare a come d'autunno il sole calava sui
campi intorno alla nostra piccola casa. La vista spaziava
all'orizzonte, a trecentosessanta gradi, con il sole che scendeva
alle spalle mentre il cielo davanti diventava di un rosa delicato e
poi di nuovo vagamente azzurro, come se non potesse interrompere il
suo ciclo di bellezza, e poi la terra più vicina al tramonto
scuriva, fino a farsi quasi nera contro la linea arancione
dell'orizzonte, ma se ti giravi, c'era ancora terra disponibile allo
sguardo, e di una tale dolcezza, qualche albero, e terreni a riposo
già dissodati, e il cielo che resiste, e infine cede al buio. Come
se l'anima potesse far silenzio in quei momenti.
La
vita mi lascia sempre senza fiato.
Elizabeth Strout, Mi chiamo Lucy Barton
mercoledì 6 luglio 2016
Uno scatto
Allevamenti
intensivi, un’unica foto che
colpisce come una mazzata.
L’immagine, pubblicata su
Facebook da
Diane
Scarazzini,
autrice e attivista per i diritti degli animali, è
stata scattata in Oregon,
e
si
tratta di una fotografia reale, non di un fotomontaggio.
Si
vedono
piccoli capanni tutti uguali e ben allineati fila dopo fila verso
l’orizzonte. Sono centinaia. Ogni capanno ha al proprio interno un
vitellino che è stato strappato alla madre dopo
solo
un’ora dalla
nascita. Come sottolinea Farm
Sanctuary,
allontanare
i vitellini dalle madri è la prassi
per consentire la produzione di latte su larga scala.
Le mucche da
latte trascorrono la loro vita in un ciclo costante di gravidanza,
nascita e mungitura. I
vitelli sono allontanati dalla madre poco dopo la nascita, il che
rappresenta uno stress enorme sia per la mucca che per il vitello,
legatissimi tra loro. Spesso la madre continua a muggire per giorni, per chiamare
il suo piccolo dopo la separazione. Il latte che dovrebbe nutrire i loro
cuccioli
viene destinato all'industria lattiero-casearia. I
mesi di riposo tra una gravidanza e l’altra sono sempre troppo
pochi negli allevamenti intensivi, e
i
vitellini maschi, che
non sono utili per la produzione di latte,
sono destinati al macello
dopo meno di sei mesi.
"Sostenere
una produzione di cibo che sia in grado di rimettere gli animali
all'aria aperta, al pascolo, anziché dentro capannoni",
sostiene Philip Lymbery, autore del libro Farmageddon:
il vero prezzo della carne economica,
"Un allevamento estensivo connesso alla terra, in grado di
fornire cibo più nutriente con metodi che risultano migliori sia per
il territorio che per il benessere animale.
I
governi di tutto il mondo possono contribuire a migliorare la salute
delle loro nazioni e salvaguardare le future scorte alimentari
basandosi su risorse naturali come i pascoli. Cibo che insomma
provenga da fattorie e non da fabbriche".
martedì 5 luglio 2016
Arturo
Arturo,
l’orso
polare “più triste del mondo”,
è morto a 31 anni dopo una lenta agonia che lo ha visto vivere per
23 anni in uno zoo, lo Zoo Mendoza, costretto in un recinto di
cemento con una piccola piscina poco più profonda di una
pozzanghera e temperature che arrivano a 40
gradi.
Un caldo insopportabile per un animale che dovrebbe vivere al Polo
Nord e appartenente ad una specie fortemente a rischio estinzione
proprio a causa delle alte temperature provocate dal riscaldamento
globale. Dopo la morte della sua compagna, alla sofferenza della
prigionia si è sommata la solitudine, facendolo ammalare di
depressione.
sabato 2 luglio 2016
La mia parte intollerante
Rap
...
trovo molto interessante
la
mia parte intollerante
che
mi rende rivoltante
tutta
questa bella gente
Adesso,
per chi ne magnificava le virtù, l’Italicum non va più bene. Per
chi si dichiarava indisponibile a rimetterci mano, almeno qualche
ritocchino, adesso, lo merita, non foss’altro per tentare un altro
Nazareno. Né manca, sul fronte opposto, chi riteneva fosse la madre
di tutte le possibili criptodittature, e adesso dice che
ridiscuterne non è un problema prioritario, l’importante è
altro, chessò, strappare a Paolo Mieli la sorpresa che nella cozza
del M5S c’è quella perla di un Luigi Di Maio, oggi simpatico come
lo era Daniele Capezzone fino a dieci anni fa.
Viene
la voglia di un Dio spietato che li incenerisca tutti, boss e
luogotenenti, gregari e leccaculo di complemento, ma, si sa, voglie
del genere segnalano un malessere esistenziale di grado severo,
quello del moralismo. Abbia il buon gusto, chi ne soffre, di non
esibirlo, perché è vero che, come la psoriasi, non attacca, ma in
società crea il panico del contagio più della rogna. Poi,
diciamocela tutta, pretendere che il prossimo nostro abbia sempre un
argomento decente per dimostrarci che non è l’uomo di merda che
palesemente sembra – sensu stricto – è violenza.
Dissimulare,
dissimulare, coprire la chiazza cutanea con la cipria di una soffice
ironia, dire che sono tutti eguali, e chi lo sembra meno, gratta
gratta, è peggio, ma senza mostrare acredine, sfoggiando il sorriso
consigliato a pag. 23 del Vademecum del perfetto uomo di mondo,
quello di chi ha visto tutto, e non si scandalizza più di niente,
anzi trova tutto molto divertente.
Luigi
Castaldi, http://malvinodue.blogspot.it/
Tieni
presente che sono commosso cerebralmente da gesti eccessivamente
affettuosi…
Io
sono molto calmo ma nella mente
ho un virus latente incline ad azioni violente.
ho un virus latente incline ad azioni violente.
Si
sente sempre più spesso che sono un pazzo depresso.
Meglio depressi che stronzi del tipo "Me ne fotto" ,
Meglio depressi che stronzi del tipo "Me ne fotto" ,
perché
non dicono "Io mi interesso"?
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