mercoledì 6 luglio 2016

Uno scatto






Allevamenti intensivi, un’unica foto che colpisce come una mazzata. L’immagine, pubblicata su Facebook da Diane Scarazzini, autrice e attivista per i diritti degli animali, è stata scattata in Oregon, e si tratta di una fotografia reale, non di un fotomontaggio. Si vedono piccoli capanni tutti uguali e ben allineati fila dopo fila verso l’orizzonte. Sono centinaia. Ogni capanno ha al proprio interno un vitellino che è stato strappato alla madre dopo solo un’ora dalla nascita. Come sottolinea Farm Sanctuary, allontanare i vitellini dalle madri è la prassi per consentire la produzione di latte su larga scala.
Le mucche da latte trascorrono la loro vita in un ciclo costante di gravidanza, nascita e mungitura. I vitelli sono allontanati dalla madre poco dopo la nascita, il che rappresenta uno stress enorme sia per la mucca che per il vitello, legatissimi tra loro. Spesso la madre continua a muggire per giorni, per chiamare il suo piccolo  dopo la separazione. Il latte che dovrebbe nutrire i loro cuccioli viene destinato all'industria lattiero-casearia. I mesi di riposo tra una gravidanza e l’altra sono sempre troppo pochi negli allevamenti intensivi, e i vitellini maschi, che non sono utili per la produzione di latte, sono destinati al macello dopo meno di sei mesi.
"Sostenere una produzione di cibo che sia in grado di rimettere gli animali all'aria aperta, al pascolo, anziché dentro capannoni", sostiene Philip Lymbery, autore del libro Farmageddon: il vero prezzo della carne economica, "Un allevamento estensivo connesso alla terra, in grado di fornire cibo più nutriente con metodi che risultano migliori sia per il territorio che per il benessere animale.
I governi di tutto il mondo possono contribuire a migliorare la salute delle loro nazioni e salvaguardare le future scorte alimentari basandosi su risorse naturali come i pascoli. Cibo che insomma provenga da fattorie e non da fabbriche".


 





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