domenica 2 giugno 2019

Tentare l'impossibile




La nostra vita è un'opera d'arte – che lo sappiamo o no, che ci piaccia o no. Per viverla come esige l'arte della vita dobbiamo – come ogni artista, quale che sia la sua arte – porci delle sfide difficili (almeno nel momento in cui ce le poniamo) da contrastare a distanza ravvicinata; dobbiamo scegliere obiettivi che siano (almeno nel momento in cui li scegliamo) ben oltre la nostra portata, e standard di eccellenza irritanti per il loro modo ostinato di stare (almeno per quanto si è visto fino allora) ben al di là di ciò che abbiamo saputo fare o che avremmo la capacità di fare.
Dobbiamo tentare l'impossibile. E possiamo solo sperare –senza poterci basare su previsioni affidabili e tanto meno certe– di riuscire prima o poi, con uno sforzo lungo e lancinante, a eguagliare quegli standard e a raggiungere quegli obiettivi, dimostrandoci così all'altezza della sfida. L'incertezza è l'habitat naturale della vita umana, sebbene la speranza di sfuggire ad essa sia il motore delle attività umane.
Sfuggire all'incertezza è un ingrediente fondamentale, o almeno il tacito presupposto, di qualsiasi immagine composita della felicità. È per questo che una felicità «autentica, adeguata e totale» sembra rimanere costantemente a una certa distanza da noi: come un orizzonte che, come tutti gli orizzonti, si allontana ogni volta che cerchiamo di avvicinarci a esso.

Zygmunt Bauman, L'arte della vita



 

Repubblica










Luce estiva




È incredibile come possa accadere, ogni tanto, che uno si ritrovi a avere la propria testa o la propria vita ridotta come una landa attraversata di continuo da delle bufere, e ad aver paura che dopo rimarrà solo della roba secca che va in pezzi. Come quando uno si sente come se ai bordi del suo cervello si stessero alzando dei venti pieni di danno, che non possano essere fermati in alcun modo, e sa che quindi deve soltanto lasciarli passare, aspettando e stando il più fermo possibile tenendosi ben attaccato, nella speranza che non succeda niente.   
Ma d'estate, ho pensato spesso, la luce, che cade da dovunque, crea delle incrinature bestiali perché comunque s'infiltra nello stesso giro che fa l'umore, obbligandolo a muoversi. D'estate, ogni venti o trenta secondi, una luce spaventosa dà una segata al tuo cattivo umore; un semplice minuto di malumore, di qualunque forma sia, patisce due o tre interruzioni e non riesce a diventare un malumore standard della tua persona, quindi ha poca possibilità di attecchire. Perché nonostante tutto siamo ancora un po' fatti come i cani o gli alberi, ancora suscettibili all'abbondanza luminosa; e a tutto questo una persona, le cui possibilità di vita non siano andate completamente in putrefazione, deve farci caso. 

Ugo Cornia, Sulle tristezze e i ragionamenti





Percezione della realtà



"Sono le percezioni che guidano i comportamenti, non la razionalità"





















sabato 1 giugno 2019

E dunque?




Se il desiderio testardo lavora
sotto traccia, incapace d’imporsi
con la sua forza travolgente,
lasciando però accesa una modesta
brace, sufficiente a confondere
e agitare il corpo – allora
il valore è assicurato.
Rinunciare al desiderio non porterà
alla quiete, ma a una sottile,
cupa depressione. Dunque lanciarsi, sì,
ma verso dove, se il bersaglio
viene indicato dai contorti
ghirigori della mente, non dallo slancio
cieco e sicuro di un corpo che sa
cosa reclama? E dunque? Dunque
c’è solo da sperare di incontrare
un desiderio a specchio – quello di chi,
sprofondato a sua volta dentro
a un pozzo, sia altrettanto interessato
a riportare in superficie l’acqua
fresca e dissetante tirata su col secchio.

Franco Marcoaldi, da Tutto qui