martedì 3 dicembre 2013

Paesi incivili / 2



Ore di angoscia e di lavoro forsennato, in lotta contro il tempo e le avverse condizioni meteo, al Dog’hotel di Trani, il canile lager posto sotto sequestro e affidato in custodia giudiziaria alla LNDC (Lega Nazionale per la Difesa del Cane) e all’UGDA (Comitato Ufficio Garante Diritti  Animali). Circa seicento animali  (per la maggior parte cani ma anche suini e uccelli di vario tipo), sono stati trovati fra rifiuti, deiezioni, carcasse. Animali detenuti in condizioni di sporcizia estrema, malati, denutriti. Alcuni giacevano feriti, il muso, il dorso, le zampe portati via da morsi o dalla rogna. Su questi animali già stremati da mesi di fame, sete, malattie, parassiti, sporcizia estrema, si sono ora accanite piogge di inaudita violenza. Piogge che hanno creato un effetto disastroso in una struttura costruita – a dispetto di quanto richiesto dalla LR 12/95 – sulla nuda terra che diventa immediatamente fango.

Gli animali salvati grazie ai volontari delle associazioni custodi giudiziarie della struttura  sotto sequestro. I volontari, già in azione sul posto dal momento della custodia, hanno lavorato con un’abnegazione ammirevole, assieme ai vigili del fuoco e alla protezione civile di Trani, per portare soccorso agli animali impedendo loro di annegare e di rimanere sommersi dal fango. 

REGIONE  PUGLIA, COMUNI E ASL sono ASSENTI


 


sabato 30 novembre 2013

Bambini


Conoscere i bambini è come conoscere i gatti. Chi non ama i gatti non ama i bambini e non li capisce. C’è sempre qualche vecchia signora che affronta i bambini facendo delle smorfie da far paura e dicendo delle stupidaggini con un linguaggio informale pieno di cicci e di cocco e di piciupaciù. Di solito i bambini guardano con molta severità queste persone che sono invecchiate invano; non capiscono cosa vogliono e tornano ai loro giochi, giochi semplici e molto seri.

Bruno Munari 


venerdì 29 novembre 2013

Vita in N.Y.


Uno degli aspetti straordinari della vita è come essa riesca a prosperare nei posti più impossibili. È in grado di attecchire, chissà come, praticamente dappertutto: che si tratti dei mari inebrianti di Santraginus V, dove i pesci sembrano infischiarsene della direzione da prendere, che si tratti delle tempeste di fuoco di Frastra, dove, dicono, la vita comincia a quarantamila gradi, o che si tratti dei meandri dell’intestino crasso di un topo, dove si insinua così, per il puro e semplice gusto di insinuarsi, la vita trova sempre un qualche appiglio. Essa prospera perfino a New York, anche se è difficile capire perché. D’ inverno la temperatura scende molto sotto il minimo legale, o meglio lo farebbe se si avesse il buon senso di fissare un minimo legale. L’ultima volta che qualcuno stilò un elenco delle prime cento qualità del carattere dei newyorchesi, il buon senso si piazzò al settantanovesimo posto. 
D’estate fa un caldo boia. Va benissimo se si è una forma di vita che prospera col caldo e ritiene, come i frastrani, che una temperatura compresa tra i quarantamila e i quarantaquattromila gradi sia l’ideale; va molto meno bene se si è un animale che è costretto ad avvolgersi nella pelliccia di molti altri animali quando si trova in un certo punto dell’ orbita del suo pianeta e che poi, mezza orbita dopo, scopre di avere la pelle in ebollizione.
La primavera è sopravvalutata. Innumerevoli abitanti di New York non fanno che decantare i piaceri della loro primavera, ma se conoscessero minimamente i piaceri della primavera, saprebbero che ci sono almeno cinquemilanovecentottantatré posti, alla stessa latitudine, in cui passarla meglio che a New York.
L’autunno, però, è il peggiore di tutti. Pochissime cose sono peggio dell’autunno a New York. Alcuni esseri che vivono nell’ intestino crasso dei ratti non sarebbero d’accordo, ma la maggior parte degli esseri che vivono nell’intestino crasso dei ratti sono comunque assai sgradevoli, sicché la loro opinione si può e si deve tenere in scarso conto. Quando è autunno a New York, l’aria ha un puzzo come di capra fritta, e se si vuole respirare, la cosa migliore da fare è aprire una finestra e infilar la testa dentro un palazzo.


D. Adams, Praticamente innocuo   

         

 





Sport d'acqua



Photographer : Adam Pretty 













giovedì 21 novembre 2013

I suoni di una città



Se cerchi il silenzio te ne vai in campagna. Le città parlano. Sussurrano, gridano, fin dalle prime luci dell’alba. Anzi, pare che suonino. Ogni città ha lo stile inconfondibile di un vecchio musicista jazz, di una leggenda venuta da altrove – certamente una città, New Orleans, Parigi, Londra, Bruxelles- e sbarcata dovunque ci fosse la vita. Dove ci sono grandi fabbriche o un porto.
Quando Torino si sveglia, la luce sembra fare a botte con l’oscurità: piazza Castello, piazza Vittorio, avvolte nella bruma rimangono deserte fino a tarda mattinata, e ti sembra che i suoi abitanti abbiano trascorso la notte in ufficio. Ha un suono freddo e incalzante, dove ogni strumento si aggiunge strada facendo, alternandosi alla maniera di viali e controviali, con il senso che è direzione dei flussi. Note lunghe, alla Jan Garbarek, e incedere pieno di ritmo e potenza. O il basso in movimento di Jaco Pastorius in Slang, l’armonia progressiva di chitarre alla Pat Metheny Group, It’s For You. E infatti Torino è per te, anche se non ti saluta per strada.
A Milano invece la vita al mattino brulica, in un caleidoscopio su cui rimbalzano luci dei neon delle metropolitane e dei negozi di corso Buenos Aires. La vita sgorga da terra e la gente è un fiume in piena, allertato dai primi raggi di sole. La sua voce è cool. È il Miles Davis Quintet di Round Midnight, con Miles Davis accompagnato da Wayne Shorter e Herbie Hancock. O il suo duet con John Coltrane in So what.
Roma ha due suoni alle prime luci del giorno. Quello monumentale di Gershwin, la Rapsody in Blue, e l’altro, un tipico bebop. Con i suoi volumi ampi e le architetture improvvise, che alla maniera di vecchi cartelli stradali ti dicono dove e perché sia passata di lì la Storia. Il suo risveglio ha lo stesso respiro di Charlie Parker &Dizzy Gillespie in Hot house.
A Napoli, nuova cosa, i raggi di sole sono colpi di clacson nervosi, con gli attraversamenti di strada improvvisi di gente a piedi poco disciplinata e le vespe e i motorini a sfrecciare tra le auto in coda come in un assalto alla diligenza. La sua alba ha il suono free di Ornette Coleman, l’irruenza di John Coltrane, il disordine metafisico di Sun Ra di Space is the place o la scomposta poesia di Archie Shepp in Things Ain’t What They Used to Be. I suoni di una città possono capirli solo i poeti. Di tutti i quartieri, variazione temporale dell’unico tema dell’inizio, ne riconoscono le tonalità, la frase, non necessariamente urlata per strada e che si indovina dalla lunghezza delle luci che tagliano in due vicoli e strade per poi scavare buchi di vita tra i riflessi dei vetri delle finestre, ficcate a ritmi regolari sulle facciate dei palazzi.


Francesco Forlani, Napoli’s Trivial, in Napoli per le strade






mercoledì 20 novembre 2013

Centro Recupero Fauna Selvatica ed Esotica Monte Adone



Dal 1989 il Centro Tutela e Ricerca Fauna Esotica e Selvatica- Monte Adone recupera, cura e riabilita la fauna selvatica ritrovata ferita sul territorio di Bologna e provincia con lo scopo di reintrodurla in natura; accoglie inoltre la fauna esotica sequestrata per commercio/detenzione illegale e maltrattamento.
Il Centro è attivo 24 ore su 24 e le sue attività sono interamente gestite da volontari.
Per conoscere tutte le attività del Centro, i suoi ospiti e la sua storia visita il sito centrotutelafauna.org/






















Baby Bats