martedì 10 gennaio 2017

Il percorso dell'amore





Ricevetti una telefonata in ufficio; era mio padre. Accadde non molto dopo il mio divorzio, quando da poco lavoravo all'agenzia immobiliare. I ragazzi erano tutti e due a scuola. Era una giornata piuttosto calda, di settembre. Mio padre era talmente cortese, anche in famiglia. Ebbe cura di domandarmi come stavo. Maniere contadine. Se ti telefonano per dirti che hai la casa in fiamme, prima ti chiedono come stai.
- Bene - dissi - E tu?
Non tanto, direi, - rispose mio padre con il tono di sempre, riservato e dignitoso - La mamma se ne è andata, credo.
Sapevo che «andata» voleva dire «morta». Lo sapevo. Ma per un paio di secondi vidi mia madre con il suo cappellino di paglia nera avviarsi sul viottolo di casa. La parola «andata» traboccava solo di sollievo e perfino di euforia, quell'euforia che proviamo quando la porta si chiude e casa nostra sprofonda nella normalità e possiamo prendere libero possesso di tutto lo spazio vuoto intorno a noi. Lo diceva anche la voce di mio padre, un suono strano, una specie di sospiro trattenuto, mascherato dal tono di scuse. Eppure mia madre non era stata di peso - mai malata, neanche un giorno - perciò, ben lungi dal provare sollievo alla sua morte, per mio padre, era stato un duro colpo. Diceva di non essersi mai abituato a vivere da solo. Aveva accettato di ritirarsi nella casa di riposo Netterfield abbastanza di buon grado.
Mi disse di aver trovato mia madre sul divano in cucina, tornando a casa a mezzogiorno. Aveva raccolto dei pomodori e li stava mettendo a maturare sul davanzale della finestra; probabilmente si era sentita cedere le gambe e si era coricata. Ora, mentre lo raccontava, a mio padre mancò un po’ la voce per lo sbigottimento, come c'era da aspettarsi. Mentalmente, immaginai il divano, la vecchia trapunta che lo foderava, proprio sotto il telefono.
Allora ho pensato che facevo meglio a chiamarti, - disse mio padre, e aspettò che fossi io a dirgli che cosa fare a quel punto.
Mia madre pregava in ginocchio a mezzogiorno, la sera e appena sveglia la mattina. Ogni giorno si apriva per lei allo scopo di vedervi realizzata la volontà di Dio. Tutte le sere sommava quello che aveva fatto, detto e pensato di fare, i conti con Lui. Una vita spaventosa, secondo i più, che però non ne afferrano il punto. Prima di tutto, una vita del genere non conosce la noia. E poi non succede mai niente che tu non possa mettere a frutto. Anche perseguitato dai guai, e malato e povero e brutto, hai sempre la tua anima da portare a destinazione, come un tesoro su un vassoio. Quando saliva in camera a pregare dopo pranzo mia madre era piena di energia e di aspettative, e sorrideva sul serio.
La sua salvezza si era compiuta in un campeggio estivo all’età di quattordici anni. La stessa estate in cui morì sua madre, mia nonna. Per qualche anno mia madre partecipò a raduni con molte altre persone salvate, alcune delle quali salvate più e più volte, fervidi ex peccatori. Aveva un mucchio di aneddoti riguardo a quei raduni, storie di canti, strepiti e furore. Ci raccontò di un vecchio che si era alzato urlando: «Scendi, Signore, scendi in mezzo a noi, adesso! Scendi pure dal tetto, che pago io le scandole!»

Alice Munro, Il percorso dell'amore






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