martedì 10 dicembre 2013
lunedì 9 dicembre 2013
Eclisse
Ma
comportarsi intelligentemente, ponderare con lucidità le conseguenze di ogni
gesto, non era davvero facile, perché sembrava che persino l’aria fosse
cambiata, nelle sue eterne composizioni, in modo profondo, incomprensibile,
come se il principio sconosciuto che manda avanti il mondo – pur restando
sconosciuto l’ha fatto andare avanti, prova ne è il mondo medesimo –, dopo aver
sempre funzionato, all’improvviso fosse rimasto senza forze, si percepiva
ovunque aleggiare qualcosa di ben più difficile da sopportare della
consapevolezza che un pericolo è in agguato: la sensazione generale che potesse
accadere di tutto; perché quel “di tutto” spaventava più del pericolo di
normali disgrazie, privava le persone di giudizio e ragione – l’effetto
evidente era un’apatia generale che si diffondeva lentamente.
Raccapezzarsi tra gli eventi insoliti, sempre
più frequenti e spaventosi negli ultimi mesi, era ormai impossibile, perché oltre a perdersi il collegamento tra notizie,
dicerie, chiacchiere, esperienze vissute (per esempio: c’era qualcuno che
poteva stabilire un ragionevole rapporto tra il gelo tagliente giunto troppo
precoce a novembre, misteriose tragedie familiari, l’aumento dei disastri
ferroviari, le voci allarmanti provenienti dalla lontana capitale sull’incremento
delle bande giovanili, il danneggiamento dei monumenti?), le notizie in sé,
nonostante tutto, non dicevano molto prese singolarmente, se non sembrare tanti
segni premonitori di un’imminente – come si diceva sempre più spesso –
“catastrofe”.
László
Krasznahorkai, Melancolia della resistenza
“Quello che vi chiedo è di
seguirmi in uno spazio sconfinato, dove regnano
l’eternità, la quiete, la
pace e il vuoto infinito”
Push the sky away
Who cares what
the future brings?
I got a feeling I just can't shake
I got a feeling that just won't go away
You've got to just keep on pushing it
Keep on pushing it
Push the sky away
And if your friends think that you should do it different
And if they think that you should do it the same
You've got to just keep on pushing it
Keep on pushing it
Push the sky away
And if you feel you got everything you came for
If you got everything and you don't want no more
You've got to just keep on pushing it
Keep on pushing it
Push the sky away
sabato 7 dicembre 2013
Ricchezza
(…) egli era persuaso
che la ricchezza è una qualità di carattere. Tutti i ricchi la pensano così. E
anche tutti i poveri. Il mondo intero, in fondo, ne è tacitamente convinto.
Solo la logica solleva qualche difficoltà, poiché sostiene che il possesso di denaro
conferisce forse qualche qualità, ma non può mai divenire esso stesso una
qualità umana. L'evidenza però lo smentisce. Non c'è naso che non fiuti
immediatamente il delicato odore d'indipendenza, abitudine di comandare,
abitudine di scegliere sempre il meglio per sé, leggero disprezzo degli altri e
costante consapevole responsabilità di potere che emana da un reddito alto e
sicuro. L'aspetto di una persona di quel genere si rivela subito nutrito e
rinnovato quotidianamente da una scelta finissima di forze universali. Alla sua
superficie il denaro circola come la linfa in un fiore, non esistono qualità
acquisite, abitudini contratte, nulla è indiretto, nulla è ricevuto di seconda
mano: distruggi il credito e il conto in banca, e l'uomo ricco non è soltanto
senza denaro, ma dal giorno in cui l'ha compreso è un fiore avvizzito. Come
prima notavano immediatamente la sua qualità di essere ricco, tutti notano ora
in lui, con la stessa immediatezza, l'indescrivibile qualità del nulla che ha
il puzzo acre dell'incertezza, dell'insolvibilità, dell'inettitudine e della
miseria. Dunque la ricchezza è una qualità personale, semplice, che non si può
scomporre senza distruggerla. Ma gli effetti e le correlazioni di questa rara qualità sono
straordinariamente intricati e occorre una grande forza morale per dominarli.
Solo la mente che non ha denaro s'immagina la ricchezza come un sogno; chi la
possiede, invece, ogni volta che si trova con gente che non la possiede,
s'affretta a descrivere tutti i fastidi che essa procura.
(…) Un altro e non
minore guaio dei ricchi è che tutti vogliono soldi da loro. Il denaro non
conta: è giusto, e mille o diecimila marchi di più o di meno non hanno
importanza per un ricco. I ricchi poi amano asserire ad ogni occasione che i
quattrini non cambiano il valore di una persona: con ciò intendono dire che
anche senza denaro essi varrebbero quanto adesso, e se l'hanno a male se
qualcuno li fraintende. Purtroppo questo capita loro di frequente soprattutto
nei rapporti con intellettuali. Costoro posseggono ben sovente poco o punto
denaro, ma soltanto molti progetti e molto ingegno, ma non per questo si
sentono diminuiti nel loro valore, e considerano naturalissimo chiedere a un
amico facoltoso, per il quale il denaro non conta, di sovvenirli con il suo
superfluo. Non capiscono che l'amico facoltoso voglia sovvenirli con le sue
idee, col suo sapere e con la sua personale forza d'attrazione. In tal modo lo
mettono per di più in opposizione con la natura del denaro, perché questa vuole
l'accrescimento, così come la natura animale tende alla riproduzione. Il denaro
si può investire male, allora perisce sul campo dell'onore finanziario; si può
usarlo per comprare un'automobile nuova quantunque la vecchia sia ancora in
ottimo stato, o per soggiornare negli alberghi più costosi delle stazioni
climatiche di fama internazionale portandosi dietro i propri cavalli da polo, o
per istituire premi letterari e concorsi ippici, o in una sera sola spendere
per cento invitati quanto basterebbe a mantenere per un anno cento famiglie: in
tutti questi modi si butta il denaro dalla finestra, come un seminatore, ed
esso rientra dalla porta moltiplicato. Ma donarlo tacitamente per scopi e
persone da cui non ricava nulla, questo sarebbe assassinare il denaro a
tradimento. Può darsi che quegli scopi siano buoni e quelle persone
incomparabili; allora bisogna aiutarli con tutti i mezzi, ma con denaro no,
assolutamente.
Musil, USQ
martedì 3 dicembre 2013
Paesi incivili / 3
L’ Italia è un paese che si fonda sul
Volontariato.
Quando un Comune avvista un
cane vagante sul proprio territorio, o riceve segnalazione dai cittadini,
contatta il servizio Asl o i vigili locali e provvede all’accalappiamento
dell’animale. Se il Comune ha una propria struttura, ossia un canile
municipale, quello sarà il luogo di ricovero del cane. Diversamente, la
destinazione sarà una struttura privata, un canile privato con cui il Comune ha
in precedenza stipulato una convenzione. Convenzione che prevede una cifra
giornaliera per il mantenimento dell’animale, pagata dal Comune.
I soldi usati per mantenere il
cane presso il canile sono quelli dei cittadini, ossia soldi pubblici. Tutti
gli italiani quindi contribuiscono, tra le altre cose, alla spesa di
mantenimento per questi animali. Che sarebbe cosa buona, se ci fosse una
garanzia di qualità di vita. Invece spesso le convenzioni si limitano a definire
le cifre e le responsabilità, e non a stabilire criteri di benessere animale,
come ad esempio l’uscita giornaliera dei cani dai box. Moltissimi infatti sono
reclusi da ANNI, senza poter MAI mettere una zampa fuori, fino alla loro morte, e senza che nessuno
lo imponga a chi li gestisce. E fino a quando un Comune, con i soldi dei propri
cittadini, deve pagare? Le opzioni sono due: finché il cane muore, oppure,
finché il cane viene adottato. Chi si occupa dell’adozione di questi cani?
Spesso nessuno. Parte dei
canili privati, a fronte di un guadagno giornaliero per ogni cane ospitato, non
hanno alcun interesse a incentivarne l’adozione.
Il volontariato é spesso
l’unica speranza per questi cani.
Nel
nostro Paese quello dei canili privati convenzionati è un business che sembra
andare di pari passo con l'apertura delle pizzerie a taglio. Impossibile
suddividere la cifra di questo business per ogni singola regione. Ma si sa con
certezza che a questa somma non corrispondono adeguate cure per gli animali: i
controlli effettuati fino ad ora hanno rivelato, infatti, un alto tasso di
illegalità penale ed amministrativa. Ci sono canili dove ogni anno muoiono la
metà dei cani e subito vengono rimpiazzati. In altri il tasso di mortalità è ancora pari al 90%.
Nella maggior parte delle strutture è impossibile entrare e non
viene rispettato alcun orario di apertura al pubblico. I gestori di
"rifugi/canili" privati possono contare su un contributo da parte dei
Comuni che va da 2 a 8 euro al giorno per ogni cane.
E la mancata effettuazione in alcune regioni d' Italia, come nel Lazio, di una
campagna di sterilizzazione, prevista dalla stessa legge ma non rispettata, è
stato uno dei motivi di questo dannato business. Così più cani sono reclusi, più soldi entrano nelle
tasche dei gestori. Del resto i numeri parlano chiaro: ogni animale che
viene accalappiato porta un introito di 50 euro, e ogni decesso è pari a circa
120 euro. Secondo la Lav, fino ad oggi ci si è limitati ad avere convenzioni
con canili privati per i quali 120 Comuni - esclusa Roma - spendono quasi 3
milioni di euro l' anno, con risultati pessimi.
La
legge esistente 189/2004 ha addirittura apportato modifiche al codice penale ed
ha introdotto, con il titolo IX bis, i "delitti contro il sentimento per
gli animali", disciplinando i reati di uccisione di animali, maltrattamento
di animali, combattimenti tra animali, cercando di adattarsi alle normative
europee. Eppure, questo regolamento non viene rispettato.
Il titolare di un canile guadagna dai 30 ai 50 euro per ogni cane accalappiato
e la stessa somma la incassa per ogni cadavere incenerito.
Secondo un’indagine condotta da “La
Stampa” ci sono canili in cui ogni anno muore la metà dei cani che viene
immediatamente rimpiazzata da cuccioli.
Fatti i conti, in un solo colpo il titolare del canile guadagna 100 euro: per
il genitore del cane morto e per il nuovo cucciolo ingabbiato. Questi animali
nella migliore delle ipotesi sono rinchiusi per terzine in ogni cella che ha la
capienza di contenerne uno solo e di taglia media.
Vengono reclusi in strutture fatiscenti,
maltrattati e dimenticati, a volte trasferiti clandestinamente in altri Paesi
per finire nei laboratori della ricerca, oppure trasformati in cibo in scatola
o pellicce. È una storia dove s'intrecciano sperpero del denaro pubblico,
malasanità, criminalità organizzata. Dove gli interessi in gioco sono più alti
di quanto non si sappia e la legge viene sistematicamente ignorata. Alla
fine il silenzio conviene a tutti. Sindaci, polizia, giudici, medici della
Asl. Tutti complici, a volte senza neanche saperlo. È l'Italia dei canili, un
paese degli orrori. "Feriti, affetti da patologie e infezioni, malnutriti,
relegati in spazi angusti e sovraffollati, trascurati e soli: questo lo stato
in cui versano i "migliori amici dell'uomo" in molte strutture,
pubbliche e private". Questo è scritto in un documento del Ministero della
Salute che ha diffuso recentemente un video dei canili peggiori d'Italia,
girato durante le ispezioni di 39 strutture da parte della task force per la
tutela degli animali. Il filmato è visibile sul sito www.salute.gov.it.
(Notizie prese dal web e da Repubblica.it)
Paesi incivili / 2
Ore di
angoscia e di lavoro forsennato, in lotta contro il tempo e le avverse
condizioni meteo, al Dog’hotel di Trani, il canile lager posto sotto sequestro
e affidato in custodia giudiziaria alla LNDC (Lega Nazionale per la Difesa del
Cane) e all’UGDA (Comitato Ufficio Garante Diritti Animali). Circa
seicento animali (per la maggior parte cani ma anche suini e uccelli di
vario tipo), sono stati trovati fra rifiuti,
deiezioni, carcasse. Animali detenuti in
condizioni di sporcizia estrema, malati, denutriti. Alcuni giacevano feriti, il
muso, il dorso, le zampe portati via da morsi o dalla rogna. Su questi animali già
stremati da mesi di fame, sete, malattie, parassiti, sporcizia estrema, si sono
ora accanite piogge di inaudita violenza. Piogge che hanno creato un effetto
disastroso in una struttura costruita – a dispetto di quanto richiesto dalla LR
12/95 – sulla nuda terra che diventa immediatamente fango.
Gli
animali salvati grazie ai volontari delle associazioni custodi giudiziarie
della struttura sotto sequestro. I volontari, già in azione sul
posto dal momento della custodia, hanno lavorato con un’abnegazione ammirevole,
assieme ai vigili del fuoco e alla protezione civile di Trani, per portare
soccorso agli animali impedendo loro di annegare e di rimanere sommersi dal
fango.
REGIONE PUGLIA, COMUNI E ASL sono ASSENTI.
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