lunedì 10 marzo 2014

Gli imprecisi


Persone fastidiose

Quali sono le persone più fastidiose del mondo? È una cosa che mi chiedo spesso quando faccio la doccia. C’è così tanto corpo da lavare e così poche mani a disposizione, che bisogna pur trovare qualcosa a cui pensare. Allora quali sono? I gradassi? I bugiardi? Gli invadenti? I conformisti? Gli artificiosi? Gli opportunisti? I vanitosi? I petulanti? Gli esibizionisti? I rumorosi? Gli sbaciucchioni? Gli imprecisi? Effettivamente gli imprecisi sono abbastanza fastidiosi, ma c’è una categoria di persone di gran lunga più fastidiosa degli imprecisi: gli imprecisi che pensano di essere precisi. Al solo pensiero mi viene da insaponarmi gli occhi.
In realtà i semplici imprecisi non sono poi così fastidiosi, basta solo lasciarsi trascinare dalla loro imprecisione invece che subirla. Almeno con me funziona. Io vivo seguendo una rigida ortoprassi: sveglia alle sette e un quarto, colazione con Prima Pagina, letto da rifare dopo colazione ma prima della doccia, doccia, pranzo a mezzogiorno, orzo alle cinque, cena alle otto e mezza ascoltando Otto e Mezzo, sostituzione pantaloni dopo soggiorni in luoghi pubblici, lavaggio mani a contatto con infissi, cibi e corpi (miei o altrui), libri suddivisi secondo la classificazione Dewey, un anticalcare per l’acciaio e uno per la ceramica, ingresso consentito solo a Micol, non cuocere il vitello nel latte della madre, Cibalgina, ma quando sono in compagnia di una persona imprecisa tutto questo reticolo di regole svanisce e vivere diventa facile come lavarsi un avambraccio (gli avambracci sono in assoluto la cosa più facile da lavare, così ben in vista e straordinariamente privi di buchi). Le persone imprecise riescono a trasmettermi un po’ della loro confidenza col mondo e a farmi sentire come se tutto fosse sotto controllo, non perché qualcosa sia effettivamente sotto controllo, ma perché non c’è niente che valga la pena controllare. In questo risiede l’intrinseca superiorità degli imprecisi sui precisi: i precisi provano a dare ordine al caos senza riuscirci, gli imprecisi escono a bere.
A volte mi sforzo anch’io di essere così, per esempio quando lascio il libro sul bracciolo del divano: mi piace la sensazione di aver lasciato una cosa così sfacciatamente a portata di mano, come se davvero non avesse conseguenze. Mi metto a fare altro e mi sento già più libero, mi godo ogni secondo di quella piccola imprecisione, la soppeso mentalmente e di tanto in tanto do un’occhiata per verificare che sia tutto esattamente fuori posto come l’ho lasciato. Dopo cinque minuti il libro è al suo posto sulla mensola.
Quindi alla fine gli imprecisi vanno bene, invece gli imprecisi che si credono precisi sono quanto di più odioso sia mai apparso sulla Terra dopo il gas nervino e l’esultanza dopo il gol.

Torni domani dopo pranzo e vediamo che si può fare.

Domani dopo pranzo?

Sì.

“Dopo pranzo” nel senso di “subito dopo pranzo” o “molto dopo pranzo”?

Un po’ dopo.

Un’ora?

Più o meno.

Mezz’ora?

Perfetto.

Quindi mezz’ora dopo pranzo.

Sì.

E, scusi, a che ora pranza lei?

All’una precisa.

“Precisa”, che parola ambiziosa! Torno a casa, mi tolgo le scarpe, ripongo le scarpe nella scarpiera, prendo le pantofole, cambio i pantaloni, mi lavo le mani, punto la sveglia all’una meno un quarto, guardo la posta, leggo il Corriere, mi indigno, mi lavo le mani, pranzo, mi lavo le mani, mi lavo i denti, spengo la sveglia prima che suoni, ripongo le pantofole, prendo le scarpe dalla scarpiera e esco di casa. Arrivo con mezz’ora d’anticipo, giusto in tempo per fare qualche giro intorno all’isolato, e quando è l’una e mezza in punto m’incammino verso la sedicente persona precisa, arrivando con tre minuti di studiato ritardo per non dare l’impressione di essere stato tutto il tempo a pensare a lei.
La trovo che mangia un panino con la frittata.

Le avevo detto di venire dopo pranzo!

(http://incomaemeglio.blogspot.com/)






venerdì 7 marzo 2014

Arabeschi


Appartengo alla minoranza silenziosa. Sono di quei pochi che non hanno più nulla da dire e aspettano. Che cosa? Che tutto si chiarisca? L'età mi ha portato la certezza che niente si può chiarire: in questo paese che amo non esiste semplicemente la verità. Paesi molto più piccoli e importanti del nostro hanno una loro verità, noi ne abbiamo infinite versioni. Le cause? Lascio agli storici, ai sociologi, agli psicanalisti, alle tavole rotonde il compito di indicarci le cause, io ne subisco gli effetti. E con me pochi altri: perché quasi tutti hanno una soluzione da proporci: la loro verità, cioè qualcosa che non contrasti i loro interessi. Alla tavola rotonda bisognerà anche invitare uno storico dell'arte per fargli dire quale influenza può avere avuto il barocco sulla nostra psicologia. In Italia infatti la linea più breve tra due punti è l'arabesco. Viviamo in una rete d'arabeschi. 

(1972)


mercoledì 5 marzo 2014

Desert Breath



Desert Breath è un’installazione realizzata nel 1997 da tre artisti, Danae Stratou, Alexandra Stratou and Stella Constantinides, che, come si legge nel loro sito, hanno voluto celebrare in questo modo il deserto come “stato e paesaggio mentale”.  E che recentemente è ritornata in auge perché ripresa e visibile su Google Maps.
A distanza di quasi 17 anni, Desert Breath esiste ancora. Nell’idea del suo creatore, l’opera deve subire la disintegrazione lenta da parte degli agenti atmosferici, così da diventare uno strumento per ricordare il trascorrere inesorabile del tempo.



La costruzione di Desert Breath ha richiesto lo spostamento di quasi 8 mila metri cubi di sabbia, in modo da formare precisi volumi conici positivi e negativi. I coni disposti a spirale su di una superficie di 10 mila metri quadrati, posti nel deserto del Sahara orientale, al confine tra il Mar Rosso e l’Egitto, formano due spirali ad incastro che si muovono verso l’esterno partendo da un centro comune, con una differenza di fase di 180° gradi nella stessa direzione di rotazione. Al centro è posto una grande vasca dal diametro di 30 metri, la quale normalmente è ripiena d’acqua fino al bordo.



To view Desert Breath on Google Earth
go to coordinates: 27°22'54.59"N, 33°37'48.46"E




Macelli


Ci sarebbero meno bambini martiri se ci fossero meno animali torturati, meno vagoni piombati che trasportano alla morte le vittime di qualsiasi dittatura, se non avessimo fatto l'abitudine ai furgoni dove le bestie agonizzano senza cibo e senz'acqua dirette al macello.

Marguerite Yourcenar



lunedì 3 marzo 2014

L'invenzione della solitudine



Ciascun libro è un’immagine di solitudine, un oggetto concreto che si può prendere, riporre, aprire e chiudere, e le sue parole rappresentano molti mesi, se non molti anni, della solitudine di un individuo, sicché a ogni parola che leggiamo in un libro potremmo dire che siamo di fronte a una particella di quella solitudine. Un uomo solo è seduto in una stanza e scrive. Che parli di isolamento o di compagnia, di amicizia, il libro è necessariamente generato da una solitudine 

Paul Auster, L’invenzione della solitudine


sabato 1 marzo 2014

Le regole del Gatto



PORTE:
Impedire ogni porta chiusa.
Per ottenere l’apertura della porta: stare in piedi sulle zampe posteriori e martellare con le zampe anteriori. Una volta che la porta è aperta, non è necessario usarla.
Dopo aver fatto aprire una porta che dà all'esterno, restare in piedi a metà strada tra dentro e fuori e pensare a cose diverse. Importante soprattutto quando fa freddo, pioggia, neve, o è tempo di zanzare.

BAGNI:
Accompagna sempre gli ospiti al bagno.
Non è necessario fare nulla. Basta sedersi e guardare.

SEDIE E TAPPETI:
Se devi vomitare, sforzati di arrivare a una sedia. Se non è possibile arriva almeno a un tappeto orientale. Se non c'è tappeto orientale, vomita sulla scopa. Quando vomiti sul tappeto, assicurati di eseguire il backup alla giusta distanza (calcola un piede umano scalzo)

AIUTARE !!!
Se uno dei tuoi umani è impegnato in qualche attività e l'altro è inattivo, stare con quello occupato. Qusto si chiama 'aiutare' …Di seguito sono riportate le regole relative

Umano che cucina
sedersi dietro il tallone sinistro del cuoco. Non potrai essere visto e hai maggiori possibilità di essere calpestato e quindi preso in braccio e consolato

Umano che legge
infilarsi possibilmente sotto il mento, tra gli occhi e il libro, a meno che non ti possa sdraiare su tutto il libro

Umano che sbriga lavoro di ufficio
sdraiarsi sul lavoro da eseguire nel modo ottimale, in modo da oscurare la maggior parte del lavoro, o almeno, pretendere di dormire, ma ogni tanto allungare una zampa e buttar giù la matita o la penna.

Umani impegnati a pagare le bollette o che lavorano sulle imposte sul reddito o che scrivono auguri di Natale
Tenere a mente l'obiettivo: bisogna aiutare!
In primo luogo, sedersi sulla carta in lavorazione. Se sloggiato, guardare tristemente dal lato del tavolo. Quando l'attività procede bene, rotolarsi sulle carte, disperdendole al meglio delle capacità. Se di nuovo sloggiato, spingere giù dal tavolo penne, matite e gomme, preferibilmente una alla volta.

Umano con il giornale aperto
assicurati di saltare sul retro del foglio. Gli esseri umani lo adorano

Umano impegnato al computer
saltare sulla scrivania, camminare su tutta la tastiera, scagliarsi verso il puntatore del mouse sullo schermo e quindi accoccolarsi in grembo e tra le braccia, per aiutarlo a digitare meglio

CAMMINARE:
Sfrecciare in modo rapido e il più vicino possibile davanti all’umano, specialmente
• sulle scale,
• quando ha qualcosa in braccio,
• al buio, e
• appena alzato la mattina.
Aiuterà la sua capacità di coordinamento.

DORMIRE:
dormirgli/le sempre sopra perché non possa muoversi

LETTIERA:
Quando si usa la lettiera, assicurarsi di calciare i sassetti il più lontano possibile dalla cassetta.
Gli umani amano la sensazione dei sassetti per gatti tra le dita dei piedi.

NASCONDIGLI:
Ogni tanto, nascondersi in un luogo dove gli umani non possono trovarti.
Stare lì almeno per tre o quattro ore...
Il pensiero che tu sia scappato o ti sia perduto li porterà al panico totale (gli piace tanto!) .
Una volta ricomparso, gli umani ti ricopriranno di amore e baci e probabilmente otterrai dei bocconcini.