domenica 2 febbraio 2014
venerdì 31 gennaio 2014
Malacqua
“La conoscevano bene, loro, la pioggia di Napoli, che non cade mai
e quasi mai, ma che quando cade poi non la smette più”
La malattia aveva cancellato gli orpelli e le rutilanti
decorazioni, ed aveva spento le grida nella strada, ed i gerani ai balconi
s’erano fatti giallastri, e la finzione allegra del fatto collettivo si era
trasformata adesso in dura constatazione di solitudine. E questo restava, della
città impagabile, questo soltanto, e l’ombra d’un passato scolorito e la
retorica che pretendeva di essere poesia, e nulla, e nulla, e quale città
diversa avrebbe vissuto un giorno?, quale città? quella dei vicoli e dei travestiti
e delle sigarette di contrabbando?, o quella del Nuovo Policlinico, della
Tangenziale, della 167 di Secondigliano?, quale sarebbe stata un giorno la vita
che si arrampica oggi tra le cave di tufo delle Fontanelle e gli alberi
verdastri della Floridiana?, e cosa vogliamo farne di questa città dolente?
Per queste strade
nascoste umide della città altro non sopravviveva che l’attesa, e provvisorietà
sconcertante infida scendeva a incidere i pensieri e niente scampava, niente
tranne che questo senso disperato e triste che adesso probabilmente ogni cosa sarebbe
mutata.
lunedì 27 gennaio 2014
In bocca al lupo
Questo bellissimo auspicio
era in uso in tempi passati ma da ormai molto tempo è stato completamente
distorto per l’ignoranza delle sue origini e soprattutto per la falsa
informazione che viene fatta del lupo. Io stesso ricordo quando da bambino mio
nonno mi raccontava dei lupi, della loro grande capacità di sopravvivenza,
della loro intelligenza e delle precauzioni che utilizzavano per tenere i
cuccioli al sicuro.
Mi raccontava che trovare
la tana dei lupi era un evento rarissimo ma che se mai fosse accaduto
sicuramente si sarebbero spostati in breve tempo in un’altra tana molto più
lontana e sicura. Passavo ore ad ascoltare i suoi racconti e sono rimasti
scolpiti nella mia mente per sempre, mi diceva “(…) loro possono sentire il nostro
odore anche se siamo passati solo vicino alla tana, appena sentono che non
siamo più in zona si precipitano a cambiare immediatamente tana, loro sanno che
se un uomo scopre il loro rifugio può ritornate e creare quindi un potenziale
pericolo, soprattutto se ci sono i cuccioli ancora troppo piccoli li spostano
trasportandoli in bocca uno per volta. Avere dei genitori come i lupi è il
miglior augurio che puoi ricevere – mi raccontava – e trovarsi in bocca al lupo
è il massimo della protezione che si può sperare per un figlio”.
… lo sapevate che in bocca
al lupo risale a Romolo e Remo, cuccioli d’uomo salvati dalla lupa?
(...) il lupo quando sposta i cuccioli da una tana all’altra si aggira circospetto e attentissimo agli altri predatori, che in questo caso sono esposti al maggior rischio possibile perché in natura il lupo che difende i cuccioli è quanto di più feroce ci possa essere. Quindi in bocca al lupo aveva significato che lo spirito del lupo sia con te e ti protegga dai pericoli della vita, perché chi era nella bocca del lupo erano i cuccioli, ed erano al sicuro. La totale perdita cognitiva dell’origine del detto ha fatto si che in questi ultimi 20anni anziché il “grazie” di risposta all’augurio “in bocca al lupo” si sia arrivati per ignoranza al “crepi” o “crepi il lupo”, in assoluto non senso come augurio.
(...) il lupo quando sposta i cuccioli da una tana all’altra si aggira circospetto e attentissimo agli altri predatori, che in questo caso sono esposti al maggior rischio possibile perché in natura il lupo che difende i cuccioli è quanto di più feroce ci possa essere. Quindi in bocca al lupo aveva significato che lo spirito del lupo sia con te e ti protegga dai pericoli della vita, perché chi era nella bocca del lupo erano i cuccioli, ed erano al sicuro. La totale perdita cognitiva dell’origine del detto ha fatto si che in questi ultimi 20anni anziché il “grazie” di risposta all’augurio “in bocca al lupo” si sia arrivati per ignoranza al “crepi” o “crepi il lupo”, in assoluto non senso come augurio.
Pensiamo che sia arrivato
il momento di ripristinare questo bellissimo augurio…
domenica 26 gennaio 2014
domenica 19 gennaio 2014
Ricordo
(…) Con gli anni tutto svanisce.
Prima o poi, di tanto in tanto, un’immagine riemerge dalla corrente, vi è
riconoscibile, stupenda nei suoi colori come l’oggetto della nostra
disperazione. Passato: infanzia, giovinezza, dolore, morto da tempo, dolore non
ancora morto, un frammento di primavera, un frammento d’inverno, un frammento d’estate
– ma di quale estate? – la cosa che si è amata di piú. S’incrociano strade e sentieri sassosi, tombe
di familiari o di amanti: uomini che portano la bara di una donna oscurano
l’intera scena, camion che trasportano botti, operai di fabbriche di birra, di caseifici,
un ramo spezzato davanti alla casa paterna: angoscia che ci guida verso il
fondo del lago. Coincidenze e casi trasformano in malattia tutto ciò ch’era
ancora salute: un processo inesauribile.
«Tutto al mondo non è altro che un’idea di se stessi». Il processo che
tiene assieme un essere fantastico come l’uomo grazie alle sue capacità, non
costa fatica. Il ricordo è solo predilezione. «Se non lo è uccide tutto, distrugge
in noi anche la parte piú coriacea». Follia, felicità, ostinazione e ignoranza,
fede e mancanza di fede, sono in ogni momento a sua disposizione. «Ricordare è
un godimento unico che fa arretrare la morte». Avere con il ricordo lo stesso rapporto
che si ha con una persona che di tanto in tanto si manda via di casa, per poi
riaccoglierla ogni volta con piú amore e determinazione, «ecco la convivenza
ideale tra il ricordo e il suo possessore»: il ricordo è preceduto da un
progetto.
Thomas Bernhard, Gelo
Dolore
«Molte idee diventano delle deformità
che poi non si correggono piú per tutta la vita», disse lui. Le idee spesso ci
stupiscono ancora dopo anni, ma prima o poi rendono sempre ridicolo chi le ha
avute. Le idee vengono da un regno che esse in realtà non abbandonano mai.
Continuano a restare lí dentro, le idee: nel regno dei sogni. «Non esiste una
sola idea che si spenga, che possa venir spenta. L’idea è reale e tale resta».
Quella notte aveva meditato sul dolore. «Il dolore in realtà non esiste. È
un’invenzione necessaria». Il dolore non è il dolore come una mucca è una
mucca. La parola dolore attira l’attenzione di un sentimento su un altro
sentimento. Il dolore è un sovrappiú. Ma è l’idea del dolore ad essere realtà.
Di conseguenza il dolore esiste e non esiste. «Ma il dolore non esiste, – disse
lui. – Come non esiste la felicità, nessuna felicità. Creare un’architettura
basata sul dolore». Tutti i pensieri, le immagini sono involontari come i
concetti di chimica, di fisica e di geometria. Bisogna conoscere questi
concetti per sapere qualcosa. Per sapere ogni cosa. Se ci si limita alla
filosofia non si fa un solo passo avanti. «Nulla è progressivo, ma nulla è meno
progressivo della filosofia. Il progresso è una sciocchezza. Impossibile».
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