domenica 19 gennaio 2014

Ricordo



(…) Con gli anni tutto svanisce. Prima o poi, di tanto in tanto, un’immagine riemerge dalla corrente, vi è riconoscibile, stupenda nei suoi colori come l’oggetto della nostra disperazione. Passato: infanzia, giovinezza, dolore, morto da tempo, dolore non ancora morto, un frammento di primavera, un frammento d’inverno, un frammento d’estate – ma di quale estate? – la cosa che si è amata di piú.  S’incrociano strade e sentieri sassosi, tombe di familiari o di amanti: uomini che portano la bara di una donna oscurano l’intera scena, camion che trasportano botti, operai di fabbriche di birra, di caseifici, un ramo spezzato davanti alla casa paterna: angoscia che ci guida verso il fondo del lago. Coincidenze e casi trasformano in malattia tutto ciò ch’era ancora salute: un processo inesauribile.  «Tutto al mondo non è altro che un’idea di se stessi». Il processo che tiene assieme un essere fantastico come l’uomo grazie alle sue capacità, non costa fatica. Il ricordo è solo predilezione. «Se non lo è uccide tutto, distrugge in noi anche la parte piú coriacea». Follia, felicità, ostinazione e ignoranza, fede e mancanza di fede, sono in ogni momento a sua disposizione. «Ricordare è un godimento unico che fa arretrare la morte». Avere con il ricordo lo stesso rapporto che si ha con una persona che di tanto in tanto si manda via di casa, per poi riaccoglierla ogni volta con piú amore e determinazione, «ecco la convivenza ideale tra il ricordo e il suo possessore»: il ricordo è preceduto da un progetto.

Thomas Bernhard, Gelo



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