giovedì 13 agosto 2015

L'acquario



Ma come ci si adegua alla morte della propria figlia? Intanto dovrebbe accadere ben dopo la nostra dissoluzione nel nulla. I nostri figli dovrebbero sopravviverci di diversi decenni, durante i quali vivere le loro vite, felicemente liberati dal fardello della nostra presenza, per poi completare la stessa parabola mortale dei loro genitori: oblio, negazione, paura, fine. Dovrebbero farsi carico della loro mortalità, e in questo non c'è aiuto che gli si possa dare (se non quello di costringerli a confrontarsi con la morte attraverso la nostra) (…)
Una delle più comuni banalità che ci capitava di sentire era che “mancavano le parole”. Ma le parole a me e Teri non mancavano. Non era vero che non c’era modo di descrivere la nostra esperienza. Io e Teri avevamo un vasto linguaggio per parlare tra noi dell’orrore di quello che stava accadendo, e ne parlavamo. (...) Se c’era un problema di comunicazione era che di parole ce n’erano troppe; ed erano di gran lunga troppo gravi e troppo specifiche per essere inflitte agli altri. (…)
Se qualcosa mancava, era la funzionalità della routine, il linguaggio stereotipatoi rassicuranti clichè adesso erano inapplicabili e perfettamente inutili. Istintivamente proteggevamo gli altri dalla conoscenza che possedevamo; li lasciavamo pensare che le parole mancavano, perché sapevamo che non volevano avvicinarsi al vocabolario che noi usavamo ogni giorno. Eravamo sicuri che non volevano sapere quello che noi sapevamo; neanche noi volevamo saperlo. (…)

Una delle credenze religiose più meschine è che la sofferenza nobiliti, che sia una tappa lungo il cammino verso qualche forma di illuminazione o salvezza. La sofferenza e la morte di Isabel non hanno fatto niente per lei né per noi né per il mondo. L’unico esito importante della sua sofferenza è la sua morte. Non abbiamo imparato alcuna lezione che valesse la pena imparare; non abbiamo acquisito alcuna esperienza che possa giovare a chicchesia. E Isabel non è certamente ascesa a un posto migliore, perché mai ci fu posto migliore per lei del seno di Teri, del fianco di Ella o del mio petto. (…) L'indelebile assenza di Isabel oggi è un organo nei nostri corpi la cui unica funzione è secernere un dolore continuo.


Aleksandar Hemon, L'acquario, da Il libro delle mie vite


 

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