venerdì 7 agosto 2015

Vite



C’è un meccanismo psicologico, ormai ne sono convinto, che impedisce alla maggior parte di noi di immaginare il momento della nostra morte. Poiché se fosse possibile immaginare nitidamente l’istante del passaggio dalla coscienza alla non-esistenza, con la relativa paura e l’umiliazione dell’impotenza assoluta, sarebbe molto difficile vivere, essendo insopportabilmente ovvio che la morte è inscritta in tutto ciò che costituisce la vita, e che ogni istante della nostra esistenza è a un soffio dall’essere ultimo. Saremmo ininterrottamente devastati dall’immanenza di quel momento inevitabile, perciò la nostra saggia mente rifiuta di contemplarlo. E tuttavia, mentre maturiamo verso la mortalità, immergiamo guardinghi nel vuoto le dita dei piedi frementi di orrore, sperando che in qualche modo la mente si adeguerà a morire, che Dio o qualche altro oppiaceo lenitivo resterà contattabile mentre ci avventuriamo più a fondo nell’oscurità del non-essere.

 Aleksandar Hemon, Il libro delle mie vite

 


Nessun commento:

Posta un commento