mercoledì 3 giugno 2020

Perdonate



Dunque si può. Dire mi dispiace
dire perdonate e ottenere il perdono,
subito. Essere del tutto ripuliti.
Nuovi. Si può. Allora perdonate.

Se ho sempre favorito me
la mia persona. Se ho pensato
d’essere migliore d’ogni altro animale.
d’ogni altro organismo vegetale.
Se ho messo me. Se ho messo me
per prima. Il capriccio di me, l’estetica di me.
Il sollievo di me.

Perdonate se non ho guardato
con la dovuta attenzione tutte le meraviglie
quotidiane. I passaggi di luce. Le stagioni.
Certe facce. O musi. Se non ho adorato
la varietà mutevole del mondo,
se non l’ho servita, protetta da me stessa,
non abbastanza cantata, fatta entrare,
appoggiata sul fondo mio a farmi
più intonata e vigile. Perdonate

se ho riso troppo poco. Se poco ho ringraziato
per le camminate nel bosco, per quell’ebbrezza
di gambe nell’andare, accordo delle mani
in ogni semplice fare. Se non ho ringraziato
per il dolce dormire e tenerci abbracciati
sulla sponda del buio spaventoso.

Se mai ho ringraziato perché c’erano gli altri
e anzi ne ho patito la presenza e spesso
ho preferito la voce scritta dei morti.
Perdonate ogni omissione mia, la cecità
che mi ha fatto sentire di essere buona, l’ipocrisia
con cui mi sono assolta, la misura
del mio volere bene. E se il cane

che festeggia al mattino la mia entrata in cucina
se è per mia consolazione inviato
affinché sia alleggerita, come del resto il sole,
le arance sul tavolino, il cioccolato, il vino.
Se tutto questo è disposto e animato
perché io sia migliore, più lieta-

perdonate le mattine scure
e l’umore nero– la testa chiusa murata
nelle sue tortuose galere, la prigionia
interiore in cui mi relego, muta e scontrosa
dimentica dei doni.

Se non sono del tutto e sempre
innamorata del mondo, della vita,
sedotta e vinta dalla rivelazione
d’esserci d’ogni cosa, e d’altro
non troppo ben nascosto – dietro l’evidenza.

Questo più d’ogni altra cosa perdonate.
La mia disattenzione.


Mariangela Gualtieri





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