venerdì 29 aprile 2011

Stevenson


Splendori di azzurro, nubi di fragranza, un tintinnio di cascate e di uccelli canori salivano su di lui come esalati da una memoria più profonda, primordiale, che non era la sua ma apparteneva alla carne sulle sue ossa. Il suo corpo ricordava; e gli pareva che il suo corpo non fosse materia ma etereo e labile come una frase musicale; per esso sentiva una tenerezza squisita come per un bimbo, un innocente, pieno di bellissimi istinti e destinato a una morte precoce.


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