martedì 23 maggio 2017

Polli e chef




Io non sono esattamente un filantropo. Sono una persona educata, paziente e con un talento naturale per il subire in silenzio, ma faccio fatica a interessarmi ai problemi altrui, non vado matto per animali e bambini (per me sono solo un problema igienico) e se faccio un favore a qualcuno, lo faccio solo perché mi sono incaponito nel voler essere quel tipo di persona che fa i favori, ma non li faccio con la gioia nel cuor. Certo, non mi piace vedere la gente che soffre, ma se capita mi limito a cambiare canale. Quindi, in estrema sintesi, non sono un filantropo e men che meno un cosiddetto buonista, ciononostante, se c’è una cosa che mi dà fastidio, è tutta questa dilagante avversione per gli stranieri. Non tanto per motivi etici, chi se ne frega dell’etica? L’etica è solo un trucco per fare del male agli altri continuando a sentirsi buoni. È una questione di logica: che differenza fa se il tuo vicino di casa è bianco, nero o verde? Per caso devi abbinarlo al divano? Giudicare una persona per le sue azioni o le sue idee è logico, giudicarla per come è colorata, pettinata o vestita è illogico, incredibilmente e fastidiosamente illogico. Infatti la gente non odia gli stranieri perché convinta che siano dei delinquenti, ma si convince che siano dei delinquenti perché li odia. Prima viene l’odio, poi tutto il resto. Se così non fosse non si spiegherebbe la gioia sfrenata con cui accoglie ogni notizia di cronaca nera quando il colpevole è uno straniero, è la gioia di chi riceve il via libera per odiare da Dio in persona.


Non sei tu che sei un razzista di merda, figliolo, sono loro che sono dei delinquenti.

Grazie, Dio! Lo sapevo!

Odia più che puoi, l’etica è dalla tua parte.

Posso odiare anche i vigili urbani?

Certo, hanno ucciso Carlo Giuliani.


Primo Levi, che era uno che se ne intendeva di queste cose, diceva che l’odio razziale è una cosa che viene spontanea anche ai polli.

L'avversione contro gli ebrei, impropriamente detta antisemitismo, è un caso particolare di un fenomeno più vasto, e cioè dell'avversione contro chi è diverso da noi. È indubbio che si tratti, in origine, di un fatto zoologico: gli animali di una stessa specie, ma appartenenti a gruppi diversi, manifestano fra loro fenomeni di intolleranza. Questo avviene anche fra gli animali domestici: è noto che una gallina di un certo pollaio, se viene introdotta in un altro, è respinta a beccate per vari giorni.

Ecco perché le pulizie etniche non passano mai di moda, come i jeans. Eppure gli esseri umani non sono polli. La cosa che mi fa diventare matto è: perché uno con un cervello così


si comporta come se avesse un cervello così?


Per tentare di capire, ho cercato di mettermi nei panni dei razzisti, cioè ho sostituito mentalmente gli stranieri con una categoria di persone che io disprezzo e che, se dipendesse da me, resterebbe rinchiusa a vita negli istituti alberghieri: gli chef.
Cosa proverei io se ogni anno arrivassero in Italia migliaia di tizi così?


Migliaia di narcisisti vestiti come la parodia di un cuoco della Disney, tutti convinti di essere grandi artisti, delle specie di Michelangelo dei fornelli, con la piccola differenza che le opere di Michelangelo durano secoli, mentre le opere di uno chef durano il tempo di andare in bagno. Come reagirei se nei tg vedessi barconi carichi di chef sbarcare sulle coste italiane? Uomini, donne, bambini, tutti chef, tutti vogliosi di farti provare i loro audaci abbinamenti culinari, cioè più o meno gli abbinamenti che faccio io quando ceno con quello che mi è rimasto in frigo: pizzoccheri col tonno, cetriolini sottaceto e maionese, solo che io non farei mai pagare una roba del genere 100 euro e, soprattutto, non avrei mai il coraggio di spacciarla per “tagliatelle di grano saraceno con tonno cilindrico, cetrioli mignon rifiniti all’aceto e ricordo di uova”. Questa gente è riuscita a far credere ai poveri che, se buttano via mezzo stipendio per mangiare cose a caso descritte in modo eufemistico, allora possono provare l’emozione di sentirsi ricchi per una sera. Peccato che un ricco non si farebbe mai infinocchiare in questo modo, altrimenti non sarebbe diventato ricco.
Ecco, se esistesse un populista che mi promettesse di espellere dall’Italia tutti gli chef o, che so, di potergli sparare se mi entrano in cucina, io dovrei fare davvero uno sforzo enorme per non andarlo a votare, ma alla fine penso che resisterei. In fondo preferisco seguire la logica invece che i polli.


Pubblicato da Smeriglia | 22.5.17







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