giovedì 18 luglio 2019

Luglio




Il nove luglio, una domenica,
doveva essere verso le cinque del pomeriggio,
a Ciola, proprio in cima,
alla casa di Baròus,
ma di dietro, nell’ombra,
tra la siepe, che di là cala giù dritto
nel fondo di Lasagna,
e il muro, che era tutta una verdura,
con un venticello che faceva ogni tanto
un po’ di tramestío tra le canne,
a un tavolino giocavano a tressette
e tenevano i sassi sulle carte
perché non volassero via.
E quando a quello di mano
gli è venuta la cricca di coppe
e tre tre senza danari,
s’è gonfiato un po’, ma zitto, non s’è fatto capire,
s’è accomodato sulla sedia,
poi è uscito con l’asso, e non diceva ancora niente,
ma dalla contentezza
ha dato una botta sul legno
che nei bicchieri il vino ha tremato tutto,
e la cicala sul ciliegio
si è zittita di botto dalla paura.
L’aria allora è diventata così leggera
che sul crocicchio s’è sentito tintinnare
il campanello arrugginito di una bicicletta,
e laggiù, ma lontano,
volare un aeroplano sopra il mare.

Raffaello Baldini, Lói (Luglio), in La nàiva








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