domenica 11 novembre 2018

Preghiere




Quando si giunge al limite del monologo, ai confini della solitudine, si inventa – in mancanza di altri interlocutori – Dio, supremo pretesto di dialogo. Finché Lo nominate, la vostra demenza è ben mascherata e… tutto vi è permesso. Il vero credente si distingue a malapena dal folle: ma la sua follia è legale, è ammessa; se le sue aberrazioni fossero scevre di qualsiasi fede egli finirebbe in un manicomio. Ma Dio le copre, le rende legittime.
(…)
Chiunque non accetti la proprio nullità è un malato di mente. E il credente è il meno disposto di tutti ad accettarla. La volontà di durare, spinta fino a questo punto, mi spaventa. Mi sottraggo alla seduzione di un io indefinito. Voglio sguazzare nella mia mortalità. Voglio restare normale.

(Signore, datemi la facoltà di non pregare mai, risparmiatemi l’insania di qualsiasi adorazione, allontanate da me quella tentazione d’amore che mi consegnerebbe per sempre a voi. Possa stendersi il vuoto fra il mio cuore e il cielo! Non auspico affatto che i miei deserti siano popolati dalla vostra presenza, le mie notti tiranneggiate dalla vostra luce, le mie Siberie fuse sotto il vostro sole. Più solo di voi, voglio che le mie mani siano pure, al contrario delle vostre che si lordarono per sempre impastando la terra e immischiandosi nelle cose del mondo. Alla vostra insulsa onnipotenza non chiedo altro che il rispetto della mia solitudine e dei miei tormenti. Non so che farmene delle vostre parole; e temo la follia che me le farebbe udire. Dispensatemi il miracoloso raccoglimento che precedette il primo istante, la pace che non poteste tollerare e che vi incitò a praticare una breccia nel nulla per aprirvi questa fiera dei tempi, e per condannarmi così all’universo – all’umiliazione e alla vergogna di essere).

 Emil Cioran, L'arroganza della preghiera, da Sommario di decomposizione (1949)






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