giovedì 18 febbraio 2016

Un conservatore



Una concezione abbastanza diffusa dell’universo sarebbe questa: infinite nebulose, che si allontanano l’una dall’altra a notevole velocità, e tra queste nebulose, sperduta nell’esplosione cosmica, la nostra, detta Galassia. Questa Galassia gira su se stessa come un disco piatto e contiene miliardi di stelle, tra le quali, per quanto poco appariscente e lontano dal centro, il sole. E intorno a questo sole girerebbe la terra. A me sembra ovvio invece che il sole non è una stella ma è il sole, come chiunque può accertare da sé, e appare ogni mattina dietro a quei colli, e ogni sera va giù dietro a quegli altri: e che le stelle non sono che puntini luminosi, la prova che si vedono solo di notte, e la galassia in questione deve essere la luna che annuncia pioggia; quanto alle nebulose sono talmente nebulose che appaiono solo nelle fotografie. Ora è un fatto stabilito che non ci si può fidare molto delle fotografie del cielo, di solito non portano nemmeno una traccia degli spiriti malvagi che pure come tutti sanno riempiono gli spazi, dove non fanno altro che chiamarci, chiamarci, offrendoci mille seduzioni: vorrebbero farci lasciare questa solida terra, resa fertile dalle salme dei nostri antenati, per il meschino gusto di vederci sprofondare nelle tenebre vuote.
Purtroppo ce ne sono molti, oggi, che desiderano sul serio lasciare la terra, ingannati da una serie di illusioni ottiche, e anche di illusioni di altro genere. Io invece ho deciso di fare, uno di questi giorni, un giretto per il mio giardino, prendendo naturalmente ogni sorta di precauzioni.

R. Wilcock, Lo stereoscopio dei solitari




 

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