venerdì 4 agosto 2017

Rifiuti




Nel 2014 nell’Ue 28 sono stati prodotti circa 2,5 miliardi di tonnellate di rifiuti industriali, di cui il 96,2% non pericolosi (pari a circa 2,4 miliardi di tonnellate) e il 3,8% pericolosi (pari a circa 95 milioni di tonnellate)”. Questo è l’incipit del Rapporto Ispra sui Rifiuti speciali, industriali e tossici 2017, che fa riferimento a dati 2015 italiani e 2014 del contesto europeo.
Quindi, i rifiuti urbani di cui tutti ci preoccupiamo e parliamo tanto, per la riduzione dell’inquinamento e la raccolta differenziata, sono inferiori al 10% del totale dei rifiuti prodotti in Europa 28. Invece, i rifiuti speciali, industriali e tossici, occupano stabilmente le prime pagine dei nostri giornali per disastri ambientali, smaltimenti scorretti, e sono perfino considerati mandanti dell’eccezionale attacco eversivo allo Stato italiano, compiuto quest’estate a danno della natura di tutto lo Stato italiano, dalla Liguria al Parco nazionale del Vesuvio (dichiarazione magistrato Roberto Pennisi, della Procura nazionale antimafia, nell’intervista del 15 luglio 2017 su Avvenire).
Eppure, di questa categoria di rifiuti, ormai predominante e pericolosissima, perché non tracciata né vincolata come i rifiuti urbani a trattamento di prossimità, ma in libera circolazione senza tracciabilità alcuna se non cartacea, nessuno vuole parlarne in via prioritaria. Nessuno vuole porli mai al centro delle agende politiche ambientali, specie nelle regioni più massacrate, come la Campania. Né queste sostanze sono al centro degli studi di epidemiologia sul danno alla salute da rifiuti (ad eccezione del solo progetto Sentieri dell’Istituto superiore di Sanità), né tantomeno dell’attenzione e delle proposte sia dei partiti di opposizione che dei comitati e associazioni ambientaliste, con alcune lodevoli eccezioni come i report di Legambiente e alcune sezioni dell’associazione Medici per l’ambiente – Isde.
Tutte le regioni meridionali, ampiamente le minori produttrici di questa categoria di rifiuti, sono tutte ormai da decenni al centro dei principali traffici legali e illegali di questa categoria di rifiuti, che non sono obbligati al trattamento di prossimità, come i rifiuti urbani, ma possono girare tranquillamente per il mondo come merci, per essere smaltiti nel luogo che avrà garantito non già le migliori tecniche di smaltimento, ma semplicemente il minore costo di smaltimento.

Lo scorretto smaltimento dei rifiuti industriali e tossici, i cui soli rifiuti pericolosi non tracciati in Europa sono oltre 95 milioni di tonnellate l’anno rispetto ai 242 totali di rifiuti urbani prodotti, anno dopo anno, sta assumendo sempre più carattere di assoluto rilievo nel danno non solo all’ambiente e alla natura di tutto il mondo, di tutta Europa, di tutta Italia, ma soprattutto nel danno alla salute da diseguaglianza, laddove per diseguaglianza deve intendersi non già la semplice deprivazione economica, ma la incapacità, per tale motivo, di fare concreta opposizione locale a chi intende e riesce a trasformare in discariche industriali non a norma intere regioni come a suo tempo la Campania, compresi i suoi parchi naturali come il Vesuvio.
Ci si aspetterebbe un’azione politica di opposizione violentissima su questo argomento: non la vedo. Mi aspetterei che in ogni angolo di Europa, ma soprattutto in tutta Italia e in tutto il Sud Italia tutte le associazioni, i comitati ambientalisti si stracciassero le vesti e facessero marce e manifestazioni con milioni di persone nei territori massacrati: non lo vedo.
Tranne che nella Terra dei Fuochi, dove un pugno di sacerdoti, un gruppo di mamme stroncate dal dolore della perdita dei loro figli per “deprivazione” economica e “cattivi stili di vita individuali”, tutti guidati e formati da un manipolo di medici considerati folli perché troppo vicini alla Verità e non piegati alle esigenze di carriera, non vedo ancora un movimento ambientalista in grado di condizionare la politica a decidersi di assumersi le proprie responsabilità di controllo efficace.
Non possiamo permetterci, nel terzo millennio, di tracciare una per una bufale e “pummarole”, mentre ignoriamo più di dieci milioni di tonnellate in Italia e oltre 95 milioni in Europa di rifiuti tossici in libera circolazione come merci. Non possiamo permetterci di continuare a tenere bloccata in Parlamento la legge sulla tutela del marchio dei prodotti tessili, scarpe, borse e vestiti, che vede costituire, in Campania, la prima fonte di produzione di scarti industriali illegali da bruciare immediatamente in loco dovunque, sotto i cavalcavia dell’asse mediano o all’interno dei terreni demaniali come il Parco Naturale del Vesuvio.
Come abbiamo sempre scritto, Terra dei Fuochi è tutta Italia e tutto il mondo, ogni luogo con le caratteristiche proprie del settore industriale di pertinenza che non vuole essere tracciato, anche con la scusa della grave crisi economica. Con “monotono languore”, i report Ispra continuano a “ferire il mio cuore” allorquando continuano a segnalare, nella mia regione, lo zero più assoluto di discariche e impianti a norma per rifiuti speciali, industriali e tossici: dai rifiuti ospedalieri ai rifiuti dell’edilizia, al pericolosissimo e micidiale amianto. Continuiamo così, facciamoci del male.

di Antonio Marfella

Medico per l'ambiente, Napoli
Dirigente Responsabile SSD Farmacoeconomia c/o Direzione Sanitaria Aziendale dell’IRCCS Fondazione Sen. G. Pascale
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